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Provincia di Siena, caos e attesa sui nuovi bandi Cronaca

Siena – Cosa succede nella Provincia di Siena? Se lo chiedono i cittadini, se lo chiedono i sindacati e anche i dipendenti. E anche coloro che potrebbero concorrere per i 4 posti di dirigenti i cui bandi erano, almeno fino a ieri, nel sito della Provincia. I dipendenti poi hanno una brutta sensazione, per quanto riguarda i loro stipendi: in cifre, per pagarli, si calcola che occorrano in media circa 15 milioni e 300mila euro per il 2015. E alla domanda rivolta al presidente della Provincia se i soldi ci sono, la risposta, riferiscono gli esponenti dell’Usb territoriale, è stata di riferirsi agli uffici.

Il capo della “rivolta” si chiama Alessio Manetti ed è un esponente dell’Usb territoriale. E, a proposito di soldi, dice: “Dal 20 novembre sono in attesa, con richiesta regolare fatta all’Urp, di conoscere le retribuzioni dei dirigenti a incarico politico e del direttore generale. E continuo ad attendere”.

Bene, riavvolgiamo il filo. Il problema è stato reso noto ieri, quando emergeva che il presidente della Provincia aveva prorogato, come scrive in una nota l’Usb senese, “gli incarichi politici a 4 dirigenti fino al 9 gennaio 2015 ed in base all’atto presidenziale n. 22 del 2 dicembre u.s. ha previsto di rilanciare, con 4 bandi per 4 dirigenti con incarico politico fino a fine mandato”. In realtà, la notizia non era nuova: infatti il 9 dicembre, nel corso dell’incontro fra il presidente della Provincia e i sindacati, il presidente aveva preso l’impegno a ritirare il decreto sul fabbisogno del personale e di tutti gli atti consequenziali. Con dentro quindi anche i 4 bandi per le figure dirigenziali e l’art. 90 relativo al personale dello staff di presidenza. Impegno che, almeno fino a ieri verso le 19 e qualcosa, non era stato ottemperato.

La questione, al di là delle casse più o meno vuote, poneva anche un problema di natura giuridica. Nella “confusione” in cui giacciono in questo momento gli istituti “Province”, in mancanza di indicazioni legislative precise, non sembrano chiare non solo le nuove competenze del presidente di Provincia, ma anche il suo ruolo per quanto riguarda il bilancio.

Precisamente, il Presidente della Provincia di Siena aveva aperto 4 bandi, riferendosi al famoso decreto n.22 del 2 dicembre scorso sul fabbisogno del personale, per 4 dirigenti nuovi ad incarico, oltre a 3 incarichi politici per l’ufficio di staff e, aggiunge l’Usb, “un architetto quale posizione organizzativa (PO) a comando dal Comune di Montepulciano, si badi bene in presenza di architetti a ruolo di pari categoria ed in presenza di un Ufficio Assetto del Territorio che sulla base di quanto dichiarato in assemblea da chi ci lavora, non ha più un granché da fare”. Tutto questo fino a quando l’atto n.22 del 2 dicembre scorso veniva ritirato, la notizia è trapelata ieri sera sulle 19,30, con il decreto presidenziale n.26. Allora?

Allora, si legge nella nota sindacale, “manca una seria ricognizione delle competenze in rapporto alle funzioni residuali, alle necessità di ciascun servizio e, come è emerso nella stessa assemblea del personale risultano ad oggi dei settori sguarniti e, paradossalmente, altri servizi con dotazioni organiche in dichiarato esubero”.

A tutt’oggi, dunque, la situazione è la seguente: è vero che il presidente ha ritirato l’atto n.22 del 2 dicembre 2014, ma è anche vero, dice il sindacato, che la situazione è, ancora una volta, di caos e attesa. Così, nell’attesa, qualche consiglio l’Usb lo dà: ad esempio, un primo passo sarebbe quello di “ mandare a casa i dirigenti ad incarico politico, rinviare al mittente il Segretario/Direttore Generale, chiedere al comune capoluogo di associare la funzione di Segreteria Generale, risparmiando oltre 150 mila euro sul bilancio dell’Ente”. La lista dei consigli è ancora lunga: “Collocare in pensione coloro che hanno maturato i requisiti pre-Fornero, lasciare il costosissimo affitto dell’immobile di via Massetana, utilizzare il patrimonio di proprietà o ricercare un nuovo immobile a prezzo di mercato economicamente più congruo alla crisi dell’Ente e della città”. Ma non è finita, dal momento che, commenta Manetti, a fronte del risparmio che attua sui “buoni pasto, sulla carta igienica, sul sapone, sui costi di gestione generale e obbligando alla chiusura degli Uffici per il 2 e 5 gennaio 2015, collocando in ferie il personale e ricavandone un risparmio insignificante rispetto alle necessità economiche di taglio dell’Ente”, si può “obbligare i dirigenti a timbrare la presenza in servizio, a rispettare l’orario, a stare nel proprio Settore di responsabilità, utilizzando appieno tutte le risorse umane ed evitando di tenere dirigenti a ruolo con una dotazione esigua di personale alle proprie dipendenze”. Aspettando la prossima mossa e anche, perché no, di conoscere le retribuzioni dei dirigenti a incarico politico e del direttore generale.

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