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Prs 2016-2020: 6,4 miliardi per consolidare competitività e ripresa Economia

Firenze – Il metodo è del tutto nuovo, assolutamente rivoluzionario: un Piano regionale di sviluppo  (PRS) di 60 pagine circa, di lettura scorrevole e “senza chiacchiere” finora non si era mai visto.  In più, quello presentato alla stampa dal presidente della Regione Enrico Rossi circondato dai suoi assessori  ha un impianto basato su obiettivi (nove) e progetti (26), come a dire: vi offriamo anche la possibilità di giudicare alla fine della legislatura che cosa siamo riusciti a fare.

Se  dovessero cambiare le condizioni economiche e risultare errate le previsioni quantitative, ovviamente nessuno potrebbe farne carico alla Giunta. Tuttavia la sfida del  Prs per i prossimi quattro anni (approvazione auspicata  in Consiglio prima dell’estate) è tutt’altro che facile, soprattutto tenendo conto di un bilancio regionale nel quale i costi per la sanità e per il mantenimento della macchina lasciano poco margine agli investimenti. In ogni caso, il PRS 2016-2020 prevede investimenti per 6,4 miliardi.

Mettiamo subito in chiaro l’obiettivo politico di Rossi. Siccome la Toscana ha sofferto per la crisi dei sette anni un po’ meno di altre, soprattutto di quelle forti del Nord che l’hanno sempre superata (il Pil è sceso del 5,4%, mentre quello del Nord Italia del 7,4%), allora “bisogna consolidare questa posizione”, restare fra le grandi, raggiungere i livelli più alti anche in quei fattori economici nei quali tradizionalmente la regione è più debole. A partire dal capitale umano che vede il Granducato sotto la media nazionale per abbandoni scolastici e laureati e nella ricerca e sviluppo dove la spesa è da anni inferiore alla media nazionale.

Così Rossi ha messo a fuoco insieme all’Irpet i nove obiettivi che diventano anche altrettanti indicatori del successo del suo governo.  Sei di essi sono quelli individuati dall’Unione europea (“che però purtroppo non sono cogenti come il fiscal compact”, ha lamentato) : portare il tasso di occupazione dal 69 al 71% (Italia dal 59 al 67%, obiettivo europeo  75%), che significa 50mila nuovi posti di lavoro ; aumentare le spese R&S da 1,33% a 1,53% del Pil (obiettivi Italia 1,5, Europa, 1,9%); far crescere la percentuale dei laureati sulla popolazione di 34enni fino al 30% (Europa, 40%); far scendere l’abbandono scolastico dal 15,8% al 13% (obiettivo Italia 16%); ridurre di 80mila le persone a rischio o in situazione di povertà; adeguarsi ai parametri fissati dall’Europa per il 2020, e cioè ridurre del 20% (rispetto al 1990) le emissioni di gas serra, aumentare del 20% l’energia da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.

A questi sei obiettivi Rossi ne ha aggiunti altri tre nel tentativo di tenere alta l’asticella delle performance e dunque guadagnarne in consenso politico: fermare la deindustrializzazione sostenendo la crescita del settore manifatturiero, ridurre le disparità territoriali (la costa, la montagna e il Sud) e ridurre il consumo di suolo zero. Tre obiettivi per i quali l’Irpet ha messo a punto altrettanti indici per il monitoraggio e la verifica finale. I progetti perciò puntano a stimolare la competitività, sostenere le imprese dinamiche, migliorare le infrastrutture, anche quelle di rete. Altri riguardano la montagna e il mare, lo sviluppo rurale, la scuola, l’università e la ricerca.

Un vero masterplan della legislazione che, se realizzato, porterà la Toscana a essere una regione industriale tra le prime d’Europa”, come lo ha definito il Governatore. La questione delle risorse pubbliche disponibili tiene alto il dibattito.  Sono 6,4 miliardi gli investimenti a disposizione con criteri di spesa non più “a bancomat” e dunque puntando “sulle imprese che investono, non su quelle che mettono i soldi in saccoccia”. Queste risorse provengono dai fondi europei, dalle nuove possibilità di spesa e dai finanziamenti pubblici per le infrastrutture.

Ma sta qui la scommessa del Piano: che ci sia un aumento del Pil (0,qualcosa ha detto prudentemente Rossi) e che si mantengano le prospettive di risorse ipotizzate. E soprattutto bisogna saper spendere bene le risorse che si hanno a disposizione.

 

Foto: Enrico Rossi e Monica Barni

 

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