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Psichiatria: ad Arezzo la mostra dedicata ad Agostino Pirella Cultura

Arezzo – Elogio del frammento”. È così che Agostino Pirella ha intitolato una selezione di appunti, citazioni, poesie, commenti a libri letti, interventi a convegni, versioni di articoli scientifici e politici. Il suo archivio – recentemente donato all’Università di Siena e ospitato nell’archivio storico del manicomio aretino, ospedale di cui fu direttore negli anni settanta – restituisce oggi una sorta di Zibaldone di pensieri, che emergono da tanti taccuini e agende o nelle bozze manoscritte e dattiloscritte dei suoi contributi.

Alla mostra, inaugurata oggi ad Arezzo nella sala dei Grandi del campus universitario del Pionta – in occasione della prima Lezione “Agostino Pirella” tenuta dal professor Vittorio Lingiardi – è stato dato lo stesso titolo ed è il risultato del primo e parziale lavoro di scavo all’interno delle carte dello psichiatra.

“La frammentarietà della selezione di scritti e bozzetti presenti nelle teche”, scrivono le curatrici Beatrice Biagioli, Lucilla Gigli e Marica Setaro, “si presenta come una lente di ingrandimento, proprio come quella di Pirella, puntata su alcuni dettagli che sono la cifra specifica di momenti della sua vita e del suo impegno. Un tassello di un mosaico che attraverso il video proiettato nel percorso della mostra e l’esposizione bibliografica delle sue opere orienta e avvicina lo spettatore che voglia conoscere il profilo di un uomo a cui si deve la riuscita di un’impresa collettiva del secolo scorso: la chiusura dei manicomi e la nascita di una nuova salute mentale in Italia”.

L’esposizione segue prevalentemente due criteri, cronologico e geografico. I disegni, gli schizzi, gli acquerelli fanno parte della formazione giovanile di Pirella. Una fase caratterizzata da una curiosità intellettuale che spazia dal teatro alla politica, dall’attivismo universitario alla poesia, dalla letteratura al progetto della rivista “Criteri”. Un arco temporale che va dal 1948 al 1965 e che si svolge tra Parma e Mantova.

 

Gli anni Sessanta segnano definitivamente la strada di Agostino Pirella. “L’incontro con Franco Basaglia, la terribile consapevolezza dell’universo manicomiale”, proseguono le curatrici della mostra, “impongono una scelta di campo che si concretizza nel primo esperimento di comunità terapeutica e dismissione manicomiale avviato a Gorizia. I ritagli a stampa dei giornali dell’epoca e i verbali delle assemblee generali testimoniano questo passaggio”.

Se Gorizia rappresentò l’esperimento pionieristico attraverso cui comprendere quali pensieri e pratiche elaborare per un reale “rovesciamento” istituzionale, fu Arezzo, con l’Ospedale Neuropsichiatrico del Pionta, oggi sede dell’Università di Siena, a rappresentare per Agostino Pirella un nuovo scenario di trasformazione radicale. “Ne rendono testimonianza tutti i contributi, gli incontri, i brevi appunti di paure e stanchezze, lo studio e le letture approfondite che lo psichiatra ricorderà in ogni occasione, sia negli anni della sua direzione aretina (1971-1979), sia negli anni successivi torinesi, fino alla sua scomparsa. Anni prolifici che emergono attraverso bozze preparatorie di saggi, contributi in volume, convegni nazionali e internazionali, interviste”.

Anche se piccola, la mostra inaugurata oggi all’Università – negli spazi che furono del manicomio – permette di cogliere la complessità e la statura intellettuale di Agostino Pirella, la cui opera, rende conto di quanto e come andasse ripensata la psichiatria. “Non più l’annullamento dei malati nell’internamento manicomiale – concludono le curatrici – ma cura e autodeterminazione delle persone, per la salvaguardia del loro diritto alla salute. Un cammino ancora tutto da percorrere e da ripensare, anche con l’aiuto delle sue memorie”.
Alla prima Pirella Lecture e all’apertura della mostra sono intervenuti anche il figlio di Agostino Pirella, Martino, il responsabile del progetto di ricerca dell’Università di Siena dedicato allo psichiatra, Massimo Bucciantini, e il direttore del Dipartimento universitario di Arezzo Ferdinando Abbri.

La mostra si potrà visitare fino al 7 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 19,30.

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