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Publiacqua, cambio di piattaforma informatica: via WFM, si passa ad ACEA 2.0 Cronaca

Firenze –  Trasferimento massiccio dei lavoratori di Publiacqua , oggi alle 13, in orario di lavoro, per assistere all’Obihall alla presentazione della piattaforma informatica ACEA 2.0. Un semplice cambio di sistema informatico? Qualcosa di più, secondo i lavoratori, il Forum Toscano dei Movimenti dell’Acqua e l’Usb. E di più pericoloso.

Il meccanismo, spiegano, è questo: l’intervento dei soci privati avrebbe di fatto realizzato una sorta di “assalto alla diligenza” di Publiacqua, nei cui confronti si starebbe attuando un disegno di “svuotamento di saperi e competenze”. La riprova sta proprio nella giornata di oggi, che rappresenta la chiusura del cerchio per quanto riguarda l’informatizzazione dell’azienda, per la progettazione della quale si è ricorsi a un esterno, levandola dalle competenze interne e affidandola , con ovvio aggravio di costi, a Ingegnerie Toscane. A parte lo svuotamento di saperi interni, i costi sono finiti nelle bollette pagate dai cittadini. Così, con la manovra che vede un svolta ufficiale oggi, il vecchio sistema WFM (acronimo di Work Force Management, costato, precisa la nota del Forum, agli utenti 20 milioni) viene letteralmente buttato nella spazzatura per essere sostituito dalla piattaforma ACEA. Gratis? Neanche per sogno: per utilizzarla, ACEA 2.0, servono altri 7 milioni di euro. Col risultato che quest’ultima diventa la base per tutte le attività operative e commerciali della più grande azienda idrica toscana.

Non solo. Infatti, come informa il Forum Toscano dei Movimenti dell’Acqua, “nessuno è al corrente delle norme contrattuali sottoscritte tra il socio romano Acea e Publiacqua, e di cosa questi accordi comportino a fine concessione, riguardo alla proprietà dei programmi informatici e alle licenze di uso dei medesimi”. Ciò dà la stura a domande interessanti: ad esempio, a livello tecnico, si chiede il Forum, “Quali saranno le attività gestite direttamente dalla capitale, dove ha sede la cabina di regia? Per quali supporti e competenze si dovrà ricorrere a Roma, e a quali costi?”. Avanza anche il dubbio che presto si opererà con un sistema di telecontrollo degli impianti, con rischi soprattutto per la sicurezza e qualità dell’acqua, ma anche con la conseguenza che una semplice rettifica di fatturazione rischierebbe di dover essere inoltrata fino a Roma.

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E per i lavoratori? Cosa si prospetta per il futuro dei dipendenti è anche questo, ancora, oggetto misterioso. Almeno così la pensano i sindacati e gli stessi operatori, che temono sia trasferimenti “coatti”, che una progressiva emarginazione delle proprie competenze e professionalità.

Ma non è ancora finita. Infatti, l’utilizzazione della piattaforma romana, comporta anche il trasferimento, come spiega l’Usb, di tutti i dati, le informazioni, le utenze al server di Acea. Il rischio dunque è che, se alla scadenza del 2021 qualcuno, magari un nuovo sindaco, pensasse di riprendersi e ripubblicizzare Publiacqua, avrebbe in mano solo un guscio vuoto. E per riavere indietro “la polpa”? …

Ipotesi? Può darsi. Ma, come dice l’Usb, le premesse non sono positive, “a partire dalle stesse modalità della convocazione-deportazione dei lavoratori in orario di lavoro. Una sorta di trasferimento di massa coatto attuato saltando il passaggio della comunicazione ai sindacati”.

L’operazione, per ora almeno, non sta sollevando l’attenzione che, secondo lavoratori, Forum e sindacato dovrebbe sollevare. I sindaci, soci di maggioranza in Publiacqua nonché membri dell’autorità competente sul servizio idrico regionale (AIT) come ricorda sottolineandolo il Forum, non hanno per ora richiesto lumi sull’operazione, e, le poche volte che ciò è stato fatto, il direttore Mazzei ne ha sottolineato la positività. E per ora, nessuno ha obiettato.

 

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