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Punto viola: Pioli è bravo, ma dovrebbe avere più coraggio nel turn over Opinion leader

Firenze – “Iniezione di fiducia”. Una locuzione ambigua, a commento della partita di ieri, che se dice “tiriamo un sospiro di sollievo” non dice nulla, e se dice “ripartiamo da qui” diventa puro autolesionismo. Molto meglio Pioli a caldo quando ha dichiarato che forse, alla quinta partita in due settimane, avrebbe dovuto fare un turn over. Ma togliendo chi? Veretout, Chiesa e Pezzella, che erano i giocatori più provati da quel tour de force? Non ne posso neppure immaginare le conseguenze! A me è parso che ieri i peggiori in campo siano stati proprio i più “riposati”. Pjaca, una statua michelangiolesca, ma pur sempre una statua; Gerson, un altro capolavoro del barocco, ma fuori luogo in una esposizione di modernisti. E qui forse è opportuno, prima che sia troppo tardi per correre ai ripari, fare un bel consuntivo su questo contraddittorio inizio della Viola.

Pioli è bravo, è entrato bene nella testa dei giocatori, i giocatori “ci credono”. Pioli riesce bene anche a fare di necessità virtù. Alla Fiorentina manca da due anni e mezzo un terzino destro (o meglio, c’era Tomovic, ma gli sono stati preferiti i vari Diks, Gaspar, Scalera, Laurini…) e Pioli è stato bravo a far giocare in quel ruolo con disinvoltura Milenkovic. Che però è uno stopper, nella testa e nel fisico, per cui non c’è da meravigliarsi se un quotidiano sportivo giudica la sua prova di ieri da sufficienza stiracchiata: “Bene da difensore puro, insicuro ogni volta che prova a impostare”.

E guardate che non sto cercando il pelo nell’uovo per pura polemica. Io credo davvero che Milenkovic avrà un grande futuro, perché raramente ho visto un difensore di 19-20 anni con quella sicurezza, quella tecnica, quel fisico e quell’intelligenza di gioco. Ma, ripeto, è uno stopper fuori ruolo, che non potrà mai dare quello che si chiede ad un esterno di fascia, e che oltretutto si troverà spesso in difficoltà contro ali rapide e brevilinee. E allora perché essere contenti delle sue prestazioni e del suo impiego? E, nello stesso spirito: perché esaltare le prestazioni di Veretout, che io stimo come grande giocatore, se anche lui quest’anno gioca palesemente in un ruolo non suo, lontano dall’area di rigore avversaria, impossibilitato a fare gli assist che sa fare a ridosso delle punte e impossibilitato a tirare in porta?

In un recente passato siamo stati masochisticamente contenti di vedere il nostro più limpido talento, Bernardeschi, andare su e giù per la fascia (oltretutto non quella naturalmente sua) o a fare addirittura il terzino, consolati da un’altra frase fatta ambigua e pericolosa: “così il giocatore si completa!”. Ma che vuol dire? Berna era un campioncino sbocciato nella Viola di Montella che eravamo lì a chiederci se era più Baggio o più Antognoni, quando un tecnico ridicolo, Sousa, uomo più dedito al personal branding e a stupire che ad allenare, ha fatto giocare due anni da Di Livio per “migliorarlo”.

Ora Allegri ha dichiarato al mondo che vorrebbe Bernardeschi a centrocampo, nel ruolo di mezzala che più gli compete, ma ha anche detto che bisogna insegnargli i movimenti giusti, magari qualche lezione “da mediano”, per realizzarne le potenzialità. E allora fino ad oggi Bernardeschi è stato “completato” o ha perso tempo? Io sono per la seconda che ho scritto. Ma a questo punto mi chiederete che me ne frega del Berna “traditore” e per di più bianconero. Me ne frega perché io sono straconvinto che vendere Bernardeschi a 40 milioni sia stato un vero e proprio regalo, e che questi regali si fanno quando non si valorizzano i giocatori nei loro ruoli e esaltandone le loro doti come si dovrebbe. E siccome si deve imparare dall’esperienza, io sostengo che far giocare terzino Milenkovic lo svaluta, così come aver retrocesso Veretout davanti alla difesa lo avvilisce, e così come aver responsabilizzato Chiesa da leader assoluto in campo lo farà crescere peggio e inciderà anche sulla sua valutazione.

Non sono, le mie, considerazioni disfattiste. Ripeto che Pioli sta facendo il meglio con quel che ha. Ormai quella di Milenkovic terzino, con l’accorgimento di disporre a tre la difesa in fase di possesso avanzando ad ala Biraghi, è una scelta senza alternative (perché non ce ne sono). Ma attenti a Veretout. La dirigenza viola ci spiegherà perché Badelj se n’è andato a fare la riserva triste alla Lazio quando poteva benissimo essere il regista che faceva quadrare tutto il nostro gioco. Questione di soldi? Faccio notare che in due anni le cessioni “necessarie” di Badelj e Ilicic (già, meno male che ieri non c’era nell’Atalanta!) hanno portato nelle casse 5,5 milioni, mentre gli acquisti dei loro sostituti, Norgaard e Eysseric, sono costati 8 milioni.

Non era forse più saggio, oltreché più economico, tenere due giocatori esperti e far crescere accanto a loro i bravi giovani che abbiamo, senza sovraccaricarli di responsabilità e senza costringere Pioli a reinventare giocatori (come Veretout) fuori ruolo? E Chiesa, non avrebbe tratto beneficio dall’avere in attacco un giocatore di classe ed esperto come Ilicic che gli alleggerisse quel carico di aspettative che oggi gli gravano addosso? Badelj e Ilicic non ci sono più, come Tomovic, ed è inutile rimpiangerli. Siamo in tempo però a tutelare meglio i valori che abbiamo.

Prima di “allenare” un Gerson o un Pjaca che tanto, se sono bravi, non saranno mai nostri, io penserei soprattutto a far crescere una squadra “nostra” e a mettere in vetrina i “nostri” gioielli. Al punto di far giocare Norggard anche se non è pronto. Meglio avere un punto debole in una compagine, ma con gli altri punti forti al loro posto, che indebolire complessivamente la squadra costringendola a movimenti e a posizioni in campo innaturali. Ieri sicuramente la Viola era stanca. Ma lo scollamento, sin dall’inizio, del centrocampo non può dipendere dagli acidi lattici. Ci rifletta Pioli, per correggere ora e magari per rimediare a gennaio.

Foto: Stefano Pioli

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