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Quadrifoglio, presidio dei lavoratori contro il nuovo accordo nazionale Breaking news, Cronaca

Firenze – Il rinnovo del contratto nazionale per quanto riguarda la categoria degli operatori del settore igiene ambientale è stato la causa dello sciopero che si è tenuto oggi, lunedì 12 dicembre, a livello nazionale. A Firenze, oltre allo sciopero, un nutrito presidio di oltre cinquanta lavoratori si è ritrovato davanti alla sede della Quadrifoglio per esporre, con striscioni, cartelloni e cartelli, le ragioni del “No” al nuovo accordo.

La protesta, nata dagli stessi lavoratori e sostenuta, oltre che dai Cobas, anche dal Comitato per il No nato nelle varie aziende e che raggruppa lavoratori a livello trasversale, ha conosciuto nel suo svolgimento a Firenze, alcuni momenti di duro confronto con alcuni esponenti del sindacalismo “istituzionale” (Cgil-Cisl e Uil) che contestavano la veridicità delle affermazioni dei lavoratori e degli esponenti dei Cobas circa il nuovo accordo.

Ma ecco le criticità denunciate da Comitato per il No e Cobas: si tratta in buona sintesi di tre punti, che riguardano da un lato l’aumento dei carichi di lavoro “senza un adeguato corrispondente sullo stipendio”; dall’altro, lo schiacciamento o scivolamento verso il basso delle nuove assunzioni; infine, il peggioramento generale (su questi punti la trattativa non sarebbe ancora definitiva) su ulteriori limitazioni al diritto di sciopero e del trattamento nei periodi di malattia “breve””. Senza contare, dicono ancora i lavoratori, “che a nostra precisa richiesta di vedere i dati del risultato del referendum su base aziendale non ci è mai stati risposto”. I dati ci sono, incalzano dai Cobas, ma sono tutti insieme, e risultano non solo poco leggibili, ma addirittura incongruenti. I dati richiesti si riferiscono all’esito della consultazione referendaria proposta fra i lavoratori della categoria circa l’eventuale sì o no sul nuovo contratto.

Insomma, nonostante il nuovo accordo abbia ricevuto l’imprimatur dei maggiori sindacati e il risultato del referendum sia positivo, continua a non convincere i lavoratori, che argomentano il loro dissenso: “Partiamo dal punto dell’aumento di ore di lavoro, significativo, che di fatto avviene senza corrispettivo  adeguato. Basta fare i conti: per un aumento di carico di lavoro pari a 2 ore in più alla settimana, l’aumento salariale è di 120 euro. Di questi 120 euro, 30 euro vanno devoluti agli “enti bilaterali”, vale a dire a Fasda, il fondo di assistenza sanitaria dei dipendenti di servizi ambientali, al fondo di solidarietà pensionamenti e a un altro soggetto, il fondo Ambiente, che finora non era obbligatorio, ma ora sì (10 euro). Il restante dell’aumento salariale (90 euro circa) viene attribuito in tre anni”. Dov’è dunque, dicono i lavoratori del Comitato del No e i Cobas, “…il giusto corrispettivo?”.

E questo non è che la prima delle criticità che hanno portato oggi in presidio i lavoratori. L’altra riguarda le condizioni di “ingresso”, vale a dire quel contratto chiamato “livello S” (S come schiavo, afferma a muso duro un gruppo di lavoratori) che peggiora la situazione di chi s’affaccia in azienda rispetto al vecchio contratto. “L’assunzione di ingresso – spiegano dai Cobas – avveniva con un contratto di primo livello, vale a dire che si entrava con mille-mille e cinquanta euro al mese. Col nuovo contratto, il livello S appunto, si entra con uno stipendio che si aggira sui 7-800 euro mensili”. Questione “solo” di stipendio? “Affatto – rispondono i sindacalisti e il Comitato – perché nonostante l’assunzione di ingresso S sia in un certo senso un contratto più basso, tuttavia, l’assunto con S può essere adibito sia pure temporaneamente ad altre mansioni di qualifiche diverse”. Dunque, si tratterebbe di un’assunzione “peggiorativa” che tuttavia prevede la possibilità di essere impiegati pur temporaneamente, in  mansioni corrispondenti a livelli diversi.

Il terzo e ultimo oggetto del contendere, su cui sembra di capire che ancora esista una trattativa in corso, sono i “peggioramenti” che il nuovo accordo introdurrebbe circa diritto allo sciopero e malattia. Questioni ancora sul tavolo, su cui però alcune decisioni sembrerebbero già prese, come l’eliminazione di alcuni giorni (il lunedì e il venerdì, ad esempio) dal poter svolgere il diritto allo sciopero . ” Come se non bastassero i vincoli già esistenti”, brontolano i lavoratori, che sono dello stesso avviso anche per quanto riguarda un atteggiamento più severo sui giorni di malattia breve.

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Infine, gli obiettivi dei lavoratori, che in primo luogo vorrebbero ottenere il mantenimento dell’orario di lavoro a 36 ore e aumenti salariali reali, e svincolati dai cosiddetti enti bilaterali; l’estensione dell’art. 18 (licenziamento commisurato alla sussistenza della “giusta causa”) esteso a tutti i lavoratori del comparto indipendentemente dalla data di assunzione; un contratto unico della categoria igiene ambientale, settore pubblico e privato ; riconoscimento del lavoro come attività usurante e ampliamento delle malattie professionali; stop alle privatizzazioni e reinternalizzazioni degli appalti, attuati con “pure logiche di risparmio”.

 

 

 

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