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Quando chiude un giornale. Dalla carta all’online? Cronaca, Internet

“Ciao Nuovo Corriere” titolava l'ultima civetta uscita il 14 maggio scorso. Le difficoltà economiche della proprietà – l'Editoriale 2000 di Roma – hanno costretto il giornale a chiudere i battenti. 18 giornalisti e 5 poligrafici sono in cassa integrazione. Mentre non si contano i collaboratori a spasso e con tanti arretrati da riscuotere. Stamp Toscana ha raggiunto il direttore del Nuovo Corriere per capire meglio le ragioni della chiusura. Problemi di soldi ma non solo.

Direttore, abbiamo appena sfogliato l'ultima pagina del Nuovo Corriere. Un'esperienza, immagino soprattutto per lei, che non si scorderà facilmente. Cosa la distingueva dagli altri e perché si è arrivati a sospenderla.
L'avventura è stata davvero molto bella. Una delle poche esperienze in Italia di giornalismo veramente indipendente. Il nostro editore ci ha abbandonato. Se ne è andato da un giorno all'altro. Non aveva più soldi da mettere. È un peccato perché non avevamo nessuno che ci dicesse scrivi questo, mettimi questa cosa, parlami bene o male di questa persona. L'editore, Edoardo Longarini non viveva le nostre esperienze stando fuori Firenze e non so, sinceramente, quanto realmente guardasse il giornale.

18 giornalisti e 5 poligrafici in cassa integrazione sono un bel numero. Avete ricevuto tantissimi attestati di stima nei giorni scorsi, da Vannino Chiti a figure imprenditoriali di rilievo. Ma aiuti concreti?
È vero, gli attestati di stima sono stati moltissimi. Lettori, cittadini, politici, imprenditori ci hanno dimostrato affetto. Sono arrivate anche 300 firme dal Chianti. Ma se devo dirla tutta a Firenze un po' meno. Quei pochi che si erano interessati per aiutarci poi ci hanno detto che avevano paura di farlo. Paura magari di non lavorare più o di avere problemi. Di chi aver paura posso solo sospettare, ma non penso ci sia realmente un regime che impedisca davvero di fare le cose.

Non è un mistero la vostra avversione per l'attuale Giunta che governa la città.
Questo è un altro aspetto della cosa. Noi fin dall'inizio non abbiamo condiviso la visione della città del sindaco Renzi. Un piccolo giornale, in coda a tutti gli altri che cantano la gloria di chi comanda, che fa la scelta di essere un giornale vero, di essere dalla parte dei cittadini. Siamo stati gli unici, ad esempio, a dire che i famosi 100 punti del sindaco Renzi sono stati realizzati al 40%. Li abbiamo presi uno per uno e verificati sul campo. Per tutti gli altri i 100 punti erano i 100 punti e basta. Una campagna pubblicitaria per l'amministrazione.

Avete pagato un certo tipo di politica editoriale, magari alla base delle “paure” di cui diceva prima?
Ma non lo so. Noi non siamo andati solo contro la Giunta di Renzi. Non abbiamo portato rispetto a nessuno quando c'era da non portarlo. Mi ricordo quando furono fatte particolari assunzioni in regione aprimmo il giornale con “Il Cha Cha Cha delle segretarie”, perché se non sbaglio furono assunte sei segretarie a chiamata per i gruppi politici senza che ve ne fosse un reale bisogno. Un giornale come il nostro, comunque, al potere dovrebbe fare più comodo che scomodo. Un politico intelligente, infatti, da un giornale avverso capisce che ha qualcuno che controlla il suo operato e che non ha un consenso unanime.

Come definiresti, detto tutto questo, il panorama informativo fiorentino?
A Firenze ci sono ottimi professionisti. Ho conosciuto dei colleghi più giovani che hanno veramente voglia di fare i giornalisti. Io ho lavorato anche a Milano e tra le due realtà non c'è tanta differenza sulla professionalità. La differenza sta nel fatto che a Firenze siamo tutti un po' più provinciali. Io vengo dalla provincia, dove quando tu scrivi male dell'allenatore di calcio poi c'è il rischio di trovarlo in giro per il corso, e allora sei magari a disagio nello scrivere. C'è timore fisico del rapporto e dell'incontro, che certo una mano ai giornalisti non la dà. A Firenze rischi sempre di incrociare l'assessore, il consigliere, il presidente. Un giornalismo così è un giornalismo con il freno a mano tirato.

Anche editorialmente parlando, però, la situazione non sembra delle migliori. Voi che cosa avevate portato di nuovo in città? Ha funzionato?
Ci occupavamo dei problemi di quartiere. I micro-problemi, che sono piccoli ma per le persone sono grandi perché sono i loro. Gli altri non lo hanno capito subito e in questo segmento non avevamo concorrenza. Nessuno si occupava così a scandaglio delle periferie. Ci eravamo creati un piccolo mercato. Il problema è che a Firenze il mercato editoriale è piuttosto frammentato. Ci sono 10 giornali ed è difficile che 30mila persone si affezionino al tuo modo di fare giornalismo. A fronte di un lavoro di marketing enorme i risultati perciò sono stati minimi. Ecco che l'editore ha visto che il gioco non valeva la candela e se ne è andato.
È una chiusura definitiva?
Sinceramente, spero che l'esperienza possa riprendere. Non so con quante chance, ma si cercheranno altre forme.
A cosa si riferisce?
Ci sono trattative in corso. Personalmente, comunque, ho in mente un progetto di editoria integrata. C'è la carta, perché sei un giornale solo nel momento in cui stampi qualcosa, indipendentemente dal formato e dalla tiratura. Ma l'informazione vera è quella day by day, online. L'idea di fondo sarebbe, quindi, quella di portarti in casa il giornale-Internet. Ma non posso dirti di più perché se lo scrivi qualcuno mi frega l'idea…
E a questo mondo le idee valgono un sacco di soldi. Quand'è che i collaboratori vedranno quelli che gli spettano?
Non lo so, so che non riscuotono da un anno e mezzo. Sono tutti giovani, quelli che preferisco perché gli puoi insegnare qualcosa. Un giovane è sempre un po' più idealista e incosciente. Per questo i giornalisti veri sono i giornalisti giovani, un po' sfrontati. Altrimenti si è solo scribacchini e passa-carte.
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Foto: http://www.piazzadellenotizie.it/


 

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