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Quando la diversità diventa integrazione e arte Spettacoli, STAMP - Azienda

Ci sono storie in cui la diversità diventa un valore aggiunto, dove le espressioni di mondi diversi diventano chiavi d’interpretazione della vita reale e rappresentano perfettamente un modello d’integrazione attraverso l’arte. L’associazione culturale “Centro di Teatro Internazionale”, senza scopo di lucro, svolge la sua attività dall’Ottobre del 1994 a Firenze e vanta al suo attivo la messa in scena di più di 70 spettacoli, diversi dei quali premiati in occasione di molteplici festival teatrali. Come insegna l’essenza stessa del teatro, “quello che non ti aspetti non accade sempre per caso”: in effetti spesso nasce da un sogno, un seme posato nella terra fertile dei nostri desideri, curato, alimentato, coccolato ed amato. Alle volte barcolla e va sorretto, altre volte invece va in direzioni impreviste. Quella di questa associazione è dunque la storia di un sogno che va in scena, ora realtà esemplare sul territorio fiorentino, per svariati motivi. La prima sognatrice, ora responsabile del “Centro di Teatro Internazionale” (CTI) è la russa Olga Melnik, che fondò l’associazione nutrendo l’iniziale volontà di favorire scambi culturali. Pedagoga e regista teatrale, Olga ha fatto negli anni del CTI un centro di didattica, formazione, produzione e distribuzione, nel segno di quella caratteristica principale che si traduce nella conciliazione di insegnamenti derivanti dalle scuole di teatro internazionale russe, tedesche, inglesi ed americane. Nel corso della sua attività, Il Centro ha dato notevole impulso allo sviluppo dei rapporti culturali internazionali, alimentando la collaborazione con enti, organizzando corsi teatrali, portando in scena spettacoli di varia natura e partecipando a varie rassegne e numerosi festival nazionali ed internazionali. Il lavoro portato avanti all’interno del Centro si distingue per l’approfondito studio psicologico e l’uso delle tecniche delle scuole teatrali internazionali. Lo studio della maestria dell’attore è sempre più creativo ed impegnativo, anche grazie ai maestri di fama internazionale come Guedrius Matskiavitchus, Marianna Kit, Anatolij Bocharov, Alexander Minchenko, Viktor Zikov, Marina Ivanova e Marina Pantileeva. I migliori pedagoghi teatrali dell’università teatrale di Mosca si alternano per i vari stage. I metodi usati danno ai partecipanti un modo di approfondire la conoscenza teorica del teatro mondiale e aumentare l’esperienza pratica. Grazie all’organizzazione del “Centro” ogni spettacolo finale è rappresentato in vari spazi teatrali di Firenze, in Italia ed all’estero. Non a caso l’associazione ha una sede legale ma non un vera e propria sede fisica, dato che le attività trovano applicazione in più siti della diocesi, come il teatro di Bagno a Ripoli, il circolo Il progresso a Firenze Nord, il centro giovani di via Gran Bretagna, l’Ippodromo del Visarno. Erede della gloriosa scuola teatrale russa, Olga ci spiega come la forza stessa di questa esperienza affondi le sue radici nel più autentico significato di integrazione, orientato alla valorizzazione dell’identità nella diversità. E’ una scuola dove gli allievi imparano a esplicare l’arte attraverso la loro personalità, alimentando la ricchezza di un arco di età che vede attori dai 6 agli 86 anni e provenienze che vanno dalla Russia al Canada. Emerge un’idea di popolo unico, che non si limita al dialogo e alla formazione concomitante di attori di diversa provenienza, ma si traduce nella messa in scena di spettacoli che raccontano i reali vissuti di culture lontane, tra ricchezze e stereotipi. Tanto per citare un esempio, la cultura indiana ha trovato spazio attraverso un’opera teatrale che racconta i disagi di due immigrati nelle loro città di arrivo. Questa compagnia multicolore ha attualmente un repertorio di 20 spettacoli pronti ed altri quattro in produzione ed usa girare il mondo per trasmettere la forza di un valore multiculturale concreto, dove la diversità è ragione di successo e speranza. Merita particolare menzione il rapporto legato al carcere che il Centro tesse: Olga ha raccontato la grande occasione di socializzazione e integrazione offerta attraverso il canale del teatro ad alcuni giovani detenuti rom, i quali non hanno mai avuto occasione di integrazione alternativa. I ragazzi hanno trovato estremamente interessante l’attività, che non ha chiesto loro di nascondere alcuna usanza ma allo stesso tempo ha imposto attraverso l’arte l’accettazione di regole o, se preferiamo, canoni. E’ proprio nel carcere di “Solliccianino” che, il 2 Dicembre scorso, il CIT si è esibito in uno spettacolo nell’ambito della festa della Toscana, nel ricordo dell’abolizione della pena di morte nella nostra regione. Si è trattato di un’opera ambientata dentro le mura di una prigione, intitolata “Via d’uscita”, che ha fatto il giro di molti paesi del mondo: il 2 Dicembre la traccia teatrale è tornata dunque nell’ambiente dove è stata concepita, portando sulla scena i risvolti dovuti agli stereotipi, alla capacità di condividere spazi, amori, rifiuti. Uno spettacolo dove è emerso il concetto di conflitto e la forza della musica di unire e divertire in qualità di linguaggio universale. Nell’occasione, una via d’uscita questo spettacolo l’ha regalata non solo ai detenuti presenti, ma anche a quanti tendono a dimenticare l’importanza dell’incontro e della conoscenza reciproca per prevenire e concludere dissidi. Il CIT è anche questo, insieme alla sempre valida proposta teatrale per adulti che ha la durata di 3 anni, durante i quali gli allievi posso apprendere la conoscenza delle tecniche di maestria dell'attore. Il CIT è contattabile attraverso più canali: un blog, http://amarenateatro.wordpress.com, un sito, www.centroteatro.it, o un indirizzo email, centro teatro@alice.it

Mario Agostino

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