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Quando la nave rischia di affondare Opinion leader, Politica

Uno dormiva nella stiva, l’altro stava sul ponte. La nave entrò in una tempesta violenta. L’emigrante si avvicinò ad un marinaio e chiese se c’era pericolo. Il marinaio rispose che, “se continua questa  tempesta,  fra mezz’ora, la nave affonda”. Allora  l’emigrante corse  nella stiva a svegliare il compagno “ Beppe, Beppe se continua questo mare la nave tra mezz’ora affonda”. Il compagno rispose: “Che me ne importa, la nave non è mica mia”.
La storiella sottolinea il disinteresse  politico, l’individualismo  miope dei tanti, troppi, cittadini indifferenti ai contesti sociali: comunità locale, nazionale, globale, non legati direttamente ai propri interessi specifici: professionali, etc. Questo indifferentismo tiene lontano dagli aspetti generali della vita pubblica, cioè dalla politica. La politica, di conseguenza, sarà  gestita da una parte limitata di cittadini. Da qui il rischio che sia basata su principi, più teorici che reali, ma gestita nella realtà con prevalenza della furbizia, dell’impunità, del non rispetto sostanziale delle regole, del degrado dei valori civici, che il ceto politico, in qualche modo, riesce a far passare . Se la nave affonda,  cioè se la società degrada, la dialettica politica si affievolisce,  la vita democratica degenera con conseguenze dirette sulla  vita dei cittadini.

Nella storia del nostro paese  le situazioni di criticità non sono e non sono state né rare, nè di poco conto. Alla  fine dell’ottocento, nel 1894, si ebbe  il fallimento  “ della “Banca Romana”,  che coinvolse molti politici anche di primo  livello, con conseguenze  finanziarie ed economiche rilevanti. Nel  maggio 1898, in Italia si ebbe  un  significativo aumento del costo del pane. Energiche proteste   dei cittadini ebbero luogo in tutto paese. A Milano la risposta dello stato furono   le  “4 giornate” del generale Bava Beccaris.
Dopo 4 anni dalla fine della guerra del 1915-18  ebbe inizio il ventennio fascista cui si deve, tra l’altro, la partecipazione italiana alla guerra 1940-45. Infine  il nostro tempo , a partire dagli anni ’90. 

Uno dei  fattori della vita pubblica del nostro paese, che da decenni la caratterizzano e condizionano, è la formazione.
Nei  62 anni che ci separano dal 1950, la vita nel nostro paese, ma anche in Europa e negli altri Continenti, è profondamente cambiata. Le frontiere in Europa non hanno più il significato del 1950 ed anche le “distanze” con i paesi degli altri Continenti sono significativamente cambiate.  Nello stesso  pianeta, inoltre, gli abitanti sono triplicati, sono diminuiti i ghiacciai,  si sta modificando la temperatura, etc.
In questo contesto la scuola ha avuto una modifica negli anni ’60 e qualche intervento a partire dagli anni’90. Ha ignorato e continua ad ignorare  la presenza ed il ruolo della televisione   e da  un  ventennio, circa, continua ad ignorare la rete.
Il  “Programme  for International  Student  Assassment, promosso dall’OCSE allo scopo di valutare il livello d’istruzione degli adolescenti nei paesi industrializzati, ha indicato che l’Italia, nel 2006, è stata classificata al 36° posto nell’indagine che ha interessato 56 paesi.

Queste vicende della storia del paese confermano l’opportunità/ necessità  per  ciascun cittadino di esercitare il diritto/dovere rispetto ai problemi comuni,cioè assumere le responsabilità che gli competono secondo la propria visione delle cose: nell’economia, nella cultura, nelle professioni nel comune essere cittadini, anche a costo di contrasti e conflitti. Nel farsi carico di questa corretta posizione è necessaria la consapevolezza che la  politica non è tanto banale  per cui chiunque può prenderla in mano, come affermano i populisti. Analogamente la politica non è tanta complessa per cui va riservata a pochi esperti tecnici del settore.

Foto: Piero Calamandrei

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