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Quando il “piccone igienico” distrusse il centro di Firenze Cultura, Opinion leader

Firenze – Accanto ai documenti della bella mostra  su “Firenze capitale”, all’Archivio di Stato, di cui recentemente  si è parlato anche in questo giornale, bisognerebbe mettere  due volumi usciti, l’uno nel 1989, “Il centro di Firenze restituito”, Alberto Bruschi editore; l’altro “Firenze 1892-1895.Immagini dell’antico centro scomparso”, Polistampa  2007, ambedue a cura di Maria Sframeli, funzionaria della Soprintendenza fiorentina.

Il primo presenta le immagini dell’antico centro di Firenze distrutto.-.pezzi  di architetture, affreschi, sculture.-.raccolte e commentate in maniera scientifica, facenti parte del materiale salvato e inventariato dal Soprintendente Guido Carocci  nel 1904. Il secondo, le fotografie, in gran parte inedite, degli archivi  del Gabinetto Fotografico dell’antica Soprintendenza fiorentina, che la Curatrice ha riscoperto e puntualmente interpretato.

Queste due straordinarie pubblicazioni  dimostrano come, ad appena  venticinque anni di distanza, la generazione successiva a quella di Poggi fosse già implicata nell’affarismo dell’Italia unita e abbia distrutto il centro storico di una città secolare che si poteva in gran parte, se non in tutto, conservare  restaurandola. O perlomeno salvarne , sia pur a  macchia di leopardo, le testimonianze più rilevanti. La storia è (o dovrebbe) essere nota. Ma poiché invece è stata sotterrata, nella memoria collettiva, insieme alle sue macerie, sotto l’arco dell’attuale piazza della Repubblica “A nuova vita restituito”.-. come sta scritto .-. vale la pena ripercorrerla, visto che il centenario  di Firenze Capitale ci dà l’occasione  di riconsiderare, nella sua totalità, il  passato ottocentesco della città .

La straordinaria operazione di Poggi.-. uomo di vasta cultura internazionale ma consapevole delle specificità storiche  locali.-. era appena finita (ma neppure del tutto conclusa per il mutare degli eventi nazionali)  che un potente gruppo di ‘modernisti’, in realtà  immobiliaristi e speculatori edilizi,  in accordo  con  l’emergente potere della stampa (che in quella occasione rivelò, forse per la prima volta, tutte le sue capacità di condizionamento dell’opinione pubblica) misero su un  battage pubblicitario  che, nell’arco di un quinquennio, riuscì a giustificare la distruzione di un contesto urbanistico irripetibile, dall’età romana in poi, con vere e proprie opere d’arte.

Organo quanto mai altisonante di tutta l’operazione fu  il giornale “La  Nazione”, con gli articoli  di Jarro (Giulio Piccini) in favore del ‘piccone igenico’, ossia degli abbattimenti per motivi di pubblica igiene. Giornalista di indubbie qualità, si fece voce della  borghesia  rampante, sostenitrice dei governi Crispi ed espressione delle autorità locali,  avide e di corte vedute. Le ragioni che si facevano valere erano, appunto,  quelle del risanamento di una situazione igienico- sanitaria , urbanistica e sociale  indubbiamente  degradata.

Ma dal risanamento alla distruzione a tappeto, indiscriminata e rozza , ce ne corre. La realtà fu che si volle approfittare dell’occasione per costruire ex novo una città.-.tutto il suo centro storico  ancora vitale.-.  come dopo un  terremoto, ridisegnando strade ed edifici. Ma in questo caso non c’era stato nessun terremoto e nessuna guerra: furono decisioni gravissime prese a tavolino da responsabili incolti e affaristi  che agirono sulla suggestione .-.magari .-.degli  sventramenti di una città come di Parigi, avendo sottomano  una miniatura.-.per così dire.-.di città  medioevale.

Non che fossero mancate le opposizioni, anche forti, di uomini di cultura .-.basti ricordare le battaglie di Guido Carocci il  ‘Soprintendente eroico’ alle Belle arti, in nome dei valori della storia, dell’ arte e dei diritti civili (intere famiglie furono ‘sradicate’ e costrette  nelle sorgenti periferie, più pulite ma estranianti ). La stampa internazionale .-.specie anglo americana.-. scese in campo avvalendosi delle numerose personalità allora presenti in  città e nei  dintorni, ma niente poté di fronte alla cecità, all’ignoranza e all’interesse dei ‘poteri forti’ di allora.

Anche perché un certo tipo di business può .-.e in parte poté .-.essere trasversale. Guido Carocci , che fece salvare quanto oggi è registrato nei due volumi sopra citati, non ebbe i mezzi e gli appoggi necessari per contrastare gli avversari. Altri, come l’antiquario Stefano Bardini, consapevole del valore di ciò che si andava dilapidando, si fece dare l’autorizzazione al prelievo delle macerie e salvò molto: e di questo abbiamo testimonianza anche nel museo che porta il suo nome. Ma, accorto mercante, fece i suoi ottimi affari giusto col mondo anglo americano, di cui, un occhio appena esercitato, può trovare ancora ampie  tracce, per esempio,  nell’ “Albert and Victoria  Museum” di Londra.

Foto: Piazza della Repubblica com’era prima degli interventi ottocenteschi. www.it.wikipedia.org

 

 

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