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Quartiere 5, sparisce il giardino, mamme sul piede di guerra Cronaca

Quartiere 5, mamme con bambini, ore 16 circa di oggi, 14 febbraio. Dopo la scuola, finalmente una giornata di sole: naturale andare ai giardini.
Ma, quando la decina di donne con la squadra di figli (circa venti) arriva nel solito luogo di corse, risa, scherzi e litigi, il mondo crolla loro addosso. Non c’è più.
No, non c’è più il giardino. Il triangolo isoscele con un pezzo di erba verde e un unico albero per dare ombra d’estate alle mamme e ristoro ai bambini, è stato “invaso” da due macchine, una ruspa e un escavatore, che hanno compiuto il loro lavoro. Smontate le giostre e le altalene, l’albero giace malinconicamente a terra a pezzi come un amico smembrato. Lo spazio verde nel pezzo più largo del triangolo fra via di Caciolle, via Caboto e via Magellano è transennato. Una nuova apertura nella vecchia recinzione si apre come una ferita beffarda.
Succede a Firenze, vicino alla chiesa della Regina della Pace.
Le mamme non ci vogliono credere, i bambini pure. Ci si dà da fare per cercare un cartello, un pezzo di carta, una spiegazione qualsiasi. Niente.
Allora la rabbia cresce e comincia a farsi strada l’idea della raccolta di firme. Saranno tanti, intorno, a firmare: c’è la scuola dell’infanzia Amendola, la media Calamandrei, l’asilo nido Piccolo Naviglio nelle vicinanze. Ci sono le case popolari, molte abitazioni private. E, soprattutto, quel piccolo spicchio di verde era l’unica zona che potesse dare l’impressione di libertà, ritrovo, passeggiate e giochi in una zona in cui queste cose non sono frequenti.
Intanto, voci sulla sorte del piccolo giardino crescono, si fanno incontrollate. Qualcuno, un nonno, ricorda di aver sentito dire che l’area sarà trasformata in un campo per gli allenamenti del calcio storico; alcune mamme ricordano che l’estate scorsa hanno visto un gruppo di 7-8 persone aggirarsi con fare animato nei paraggi. E, alla loro richiesta, avrebbero risposto di stare tranquille, che il Comune avrebbe pensato a rifare la zona più bella.
Qualcun altro ipotizza che l’area possa essere stata venduta ai privati. E così, giunge la sera, gelida.
Mamme e nonni non riescono a stare più all’aperto.
Una promessa: “Non ci fermeremo qui”.
Una speranza: “Forse hanno cominciato a fare lavori di miglioramento”.
Alla spicciolata cedono al freddo e se ne vanno.
Per ultima, una bambina. Continua a voltarsi indietro per guardare l’albero, gigante atterrato, e l’altalena in pezzi, anche quando la madre la strattona per farle accelerare il passo.

 

 

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