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Quegli stracci erano rifiuti speciali: motivate le condanne al clan Cronaca

Prato – Depositata oggi a Prato la motivazione della sentenza del processo contro Vincenzo Ascione e altri 9 imputati alcuni facenti parte del clan di camorra Jacomino-Birra che dominano Ercolano e in particolare il mercato degli stracci e dei vestiti usati. Un clan conosciuto a Prato per l’omicidio Cozzolino, l’imprenditore di Montemurlo nel settore degli stracci (il cui processo si è concluso a maggio di quest’anno, dopo ben 17 anni con quattro ergastoli e due condanne a più di venti anni,) Con la sentenza di cui si conoscono le motivazioni sono stati condannati i soggetti del clan con pene variabili dai quattro ai sei anni, più la moglie di un imprenditore pratese che aveva già  patteggiato; due assolti uno per motivi di merito; l’altro Vincenzo Ascione, assolto per motivi procedurali; a sei anni,invece, Emanuele Bagnato il rappresentante della famiglia Birra; assolto anche un commerciante di Cesena.

Condannati dunque questi imprenditori ercolanesi che avevano realizzato un traffico di rifiuti speciali vantaggiosissimo:i vestiti presi dai cassonetti venivano venduti nel napoletano e anche in Toscana,così com’erano,saltando il passaggio della sanificazione.

Non effettuare questo passaggio non solo rappresentava un risparmio notevole, ma ha permesso alla camorra di lucrare: gli stracci rimangono rifiuti e si configura un traffico di rifiuti speciali. Si è costituita parte civile la Provincia di Prato con l’avvocato Giovanni Remo ed è stata risarcita per il danno d’immagine in quanto Ente che deve tutelare amministrativamente e controllare le ditte.

Una sentenza emessa dal Collegio con la Presidente il  Giudice Jacqueline Monica Magi, i magistrati Giulio Fanales, Cristina Mancini e il PM Squillace Greco, attualmente Procuratore della Repubblica a Livorno dopo essere stato a Firenze Sostituto del DDA. Le indagini sono state condotte dal NOE, Nucleo Operativo Ecologico, di Firenze guidato dal Comandante Ferri.


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