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Visti da vicino: quel fiorentino spara meglio di James Bond Società

«A me le olimpiadi fanno schifo perché se una cosa costava due ora costa quattro». Dice Miki, un ragazzo inglese che lavora in un casinò e che non figura propriamente in quella parte dei sudditi di sua Maestà che impazziscono per le vicissitudini della casa reale. «Ma che dici? – ribatte Alice , anche lei londinese – le Olimpiadi sono una cosa straordinaria. La più bella che ricordi da quando sono nata». Voci da Londra per questa olimpiade che divide la città ma che, sicuramente, unisce gli sportivi. Siamo al Westminster Armsaltre, pub di interesse storico situato sulla Storey's Gate, dalle parti dell'abazia di Westminster. E siamo lì perché a due passi c'è il Queen Elizabeth II conference centre, prestigiosa sede del quartiere generale della spedizione azzurra, Casa Italia. Una birra dopo l'altra, munito del giusto spirito olimpico, decido di entrare nel complesso.

L'atmosfera è di quelle che difficilmente ti dimentichi. E non te la scordi né se sei un turista né se nella vita hai deciso di fare quel mestiere che “è sempre meglio di lavorare” che è il giornalista. Io e la mia compagna ci muoviamo per le sale del centro incuriositi soprattutto dalla mostra fotografica “L'Italia e gli italiani”, che raccoglie gli scatti di una decina di fotografi Magnum che ritraggono il bello, ma anche il brutto, della vita e del paesaggio del nostro amato Stivale. Passa di fianco a noi un'inviperita Lucia Blini – una delle conduttrici di Studio Sport per i neofiti – che tirandosi dietro un tecnico della sua troupe dice qualcosa come «ci vogliono far fuori. Sempre così fanno». Chi attenta alla qualità del più seguito notiziario sportivo italiano? Sky?  Mamma Rai? Non ha molta importanza perché la Blini sparisce dietro un cartellone e chi l'ha vista più. Arriva anche Gianni Petruccci – guai a chiedergli del doping di Schwazer o della telenovela, tutta italiana, dell'Italnuoto – che si fa fotografare con famiglie o aspiranti tali dinnanzi all'ingresso del centro. Intanto giunge la notizia che Niccolò Campriani, il fiorentino che spara meglio dell'indimenticato Jigen del cartone Lupin, è in lotta per l'oro nella carabina da 50 metri.

La medaglia nel ping pong – Io, che nel frattempo ho vinto una medaglia nel ping pong virtuale di Casa Italia perdendo 11 a 0 contro il computer, corro davanti al primo schermo che riesco a trovare e seguo le fasi finali della gara. Campriani è un maestro. Anzi, è un professor, essendosi laureato alla West Virginia con il massimo dei voti. Freddo e lucido tira a segno in una finale olimpica come la domenica al poligono. Distrugge gli avversari prima mentalmente e poi sul campo, colpo su colpo. Qualcuno sogghigna dal pubblico e prospetta un suo assessorato a Palazzo Vecchio. Se vince, come tradizione impone, la sera sarà a Casa Italia per festeggiare e magari potrò finalmente scrivere qualcosa di sensato per Stamp, penso io. La mia compagna in tutto questo è sparita. Siamo a Londra e io penso solo ai Giochi e adesso a Campriani. In uno slancio di pertiniana memoria faccio segno di no con l'indice e annuncio fiero ai connazionali «non lo prendon più, non lo prendon più».

E così è. Campriani è d'oro. La gente a Casa Italia festeggia come se avesse fatto gol Balotelli. Lo spread? E chi ne ha mai sentito parlare. Magnini che disorienta lo spogliatoio del nuoto azzurro per la sua PellegrinPassione? Un vago ricordo. Il costo della vita a Londra schizzato alle stelle durante i Giochi? Siamo italiani, finiti i giochi, finita la festa, si torna a casa. Grazie e arrivederci. Esco da Casa Italia tronfio come se la Seconda Guerra Mondiale l'avessi vinta io e Napoleone fosse stato fermato in Lombardia da Ugo Foscolo in persona. Ben altra sostanza dell'ammiraglio Nelson. Altro pub, altro giro, altra birra. Mi vanto con un local di avere un pistolero che neanche 007 e mi vedo tutta la giornata olimpica britannica raccontata da un telecronista BBC. Esco e canticchio l'indimenticata e indimenticabile London's Calling dei Clash, 1979. The ice age is coming, the sun's zooming in, Meltdown expected, the wheat is growing thin, Engines stop running, but I have no fear, 'Cause London is drowning, and I live by the river.

La mia compagna intanto c'è ancora, non vi preoccupate, e pretende di entrare nel negozio della M&M's per fare un giro tra le famose noccioline ricoperte di cioccolato. Cariati di tutto il mondo unitevi. La musica nel negozietto a tre piani è assordante e la birra della Perfida Albione inizia a fare il suo effetto sul mio aplomb tutto italiano. Ho un mal di testa che quasi ho pure la tosse e tutti quei colori mi alienano da tutto e da tutti. Passa il tempo. Piccadilly, Soho, qualche sexy shop e una visitina, obbligata, alla galleria dei ritratti vicino Trafalgar Square. Si fanno le nove. E Campriani? Quell'oro magnifico che mi ha fatto tremar d'orgoglio. Dimenticato. Niente party a Casa Italia. Niente pezzo per Stamp. Ha ragione Alice, la ragazza del primo pub timorata della Regina. Le Olimpiadi sono la cosa più bella che potesse capitare a Londra.

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