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Quel peccato originale dell’abolizione delle preferenze Opinion leader

L’elettore quindi può votare la lista ma senza indicare preferenze. Non può, cioè, scegliere  il consigliere/i  che ritiene più adeguato/i  per raggiungere gli obiettivi politici che la lista indica come proprio programma e l’elettore condivide.
Nel dicembre del 2005, la maggioranza di Centro-destra  al governo approvò la legge elettorale nazionale  che prevede anch’essa  il voto dell’elettore  senza indicazione della preferenza per un candidato. Questa legge fu definita “porcata” da Calderoli, uno dei suoi  principali autori, mentre Giovanni Sartori si limitò a definirla “porcellum”.
Chiedere al cittadino-elettore di recarsi a manifestare la propria preferenza politica, senza consentirgli d’indicare la o le persone che, a suo avviso, meglio opererebbero per realizzare i relativi obiettivi, significa incidere sulla motivazione che determinano il “recarsi” alle urne. In particolare s’incrementa il senso di  spersonalizzazione del rapporto cittadino-vita pubblica e quindi le relative potenzialità negative.

Per neutralizzare questo effetto e capire le preferenze dei cittadini elettori, ai fini della costituzione delle liste, la sinistra dette vita all’organizzazione delle “elezioni primarie”. Nel fare ciò, però, non ha tenuto o voluto, prendere atto che alle primarie partecipano gli iscritti ,comunque i “vicini”,alla forza/e politiche organizzatrici delle stesse. Quei cittadini,cioè, che già “vivono” la politica. I cittadini in generale non partecipano alle primarie che, quindi, raggiungono  il loro  scopo solo in modo limitato e non decisivo. 

L’eliminazione delle preferenze è proprio il  contrario di ciò che è necessario. Da qualche decennio si   manifesta un progressivo distacco dei cittadini dagli appuntamenti  elettorali . La  Toscana, come sappiamo, si è caratterizzata in Italia come una delle regioni con i più alti livelli di partecipazione elettorale. Alle elezioni regionali  del 1990 partecipò infatti l’89,63% dei cittadini toscani. Alle elezioni regionali del 2005 i cittadini parteciparono per il 71,4%. A quelle del 2010 i cittadini parteciparono per il 60,7%, cioè meno del 28,93 rispetto al 1990 e meno del 10,70% rispetto al 2005.
Quello che colpisce è che la partecipazione alle elezioni regionali toscane del solo 60,7% degli elettori, costituisce la più bassa partecipazione registrata nelle regioni italiane, a parte quella  registrata nel Lazio, che è stata pari a meno il 12,5% rispetto al 2005

E’ ormai necessario operare sui meccanismi di partecipazione  per colmare, almeno parzialmente, il gap sempre più evidente tra politica e cittadini. Questo richiede, tra l’altro,  di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso  l’uso delle  preferenze


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