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Ragazze in vendita, storia di contemporaneità Cultura

Firenze – Ragazze in vendita: un titolo “duro” , icastico, di un romanzo che si legge tutto d’un fiato come un thriller ma che ha una notevole complessità narrativa in quanto dà uno spaccato di epoche e contesti sociali differenti.

La narrazione si avvale di uno stile agile, essenziale ma coinvolgente grazie anche alla forza evocativa dei ricordi, alle notazioni psicologiche sui personaggi , ai colpi di scena che rivelano “insospettabili verità”.

Cristiana Macchiusi magistrato della Procura di Roma (si occupa soprattutto di reati che riguardano le “fasce deboli” : prostituzione minorile, violenze sessuali e pedofilia) si è avvalsa della sua esperienza , avendo condotto l’inchiesta sulle baby squillo dei Parioli che ha offerto lo spunto iniziale a questo romanzo edito da Imprimatur .

La protagonista del racconto, Chiara Costanza, è anch’essa un magistrato e in una torrida giornata d’agosto , si trova di fronte ad un caso inquietante. Una madre disperata ha sporto denuncia dove aver scoperto che sua figlia appena adolescente si è cacciata in un giro di prostituzione e ha coinvolto anche l’amica del cuore. Tutto avviene nei “quartieri bene” dell’Urbe. Da qui l’avvio dell’indagine che avrà risvolti sconcertanti.

Questa vicenda porta Chiara Costanza a ripensare ad un analogo episodio della sua giovinezza che aveva avuto come protagoniste due coetanee. Da qui l’intero racconto si snoda su due piani di lettura: gli sviluppi dell’indagine in corso i ricordi dell’adolescenza, vissuta nei Castelli Romani, dove al trauma per quello che aveva scoperto sulle sue amiche si aggiungono ricordi altrettanto traumatici degli “anni di piombo” e di altre dolorose scoperte.

L’indagine avanza e mette a nudo un groviglio di sfruttatori, di connivenze ma anche la superficialità quasi la nonchalance con cui le due adolescenti mettevano in vendita la loro vita. E il duplice piano temporale evidenzia parallelismi e atteggiamenti psicologici simili pur in un differente contesto sociale

Poi in quei giorni d’agosto (non è causale che tutto avvenga nel mese tradizionalmente legato alla spensieratezza, al relax) passato e presente finiscono in qualche modo per intrecciarsi. Giochi del destino: tout se tient ma solo sullo sfondo, perché le ferite del passato sono ormai lontane.

 Abbiamo rivolto all’autrice Cristiana Macchiusi alcune domande:

 Si dice che certe scelte traumatiche come quelle delle baby prostitute siano fatte per reazione a situazioni familiari ma nel libro la spiegazione è più radicale . Lei scrive : “Piuttosto il marcio doveva partire da dentro”.

 “Nei casi di prostituzione minorile, la società si chiede spesso come si possa arrivare a tanto: nel libro, il magistrato, proprio grazie alla sua esperienza personale, al suo passato drammatico e doloroso, e anche sulla base delle indagini che conduce, in qualche modo una spiegazione se la dà”.

 Il racconto di snoda su due piani temporali che poi, alla fine, si ricompongono

“E’ vero. Vicende molto simili tra loro accadono a distanza di molti anni: durante l’adolescenza della protagonista, poi, quando la stessa, da magistrato, incappa, quasi per caso, in una brutta storia di prostituzione minorile”.

 Il romanzo ha il “ritmo” di un thriller anche perché si finisce per scoprire che ci sono verità nascoste

“L’andamento da thriller è dato proprio dal’intreccio tra due vicende lontane tra loro nel tempo e dal fatto che non si capisca in via immediata in che modo possano essere collegate”.

 Quanto ha influito la sua esperienza di magistrato?

“L’inchiesta è stata l’incipit per il romanzo che è anche una riflessione più generale sui motivi e sulle circostanze che spesso ci inducono a “perderci””.

 Frequenti casi di video hard diffusi all’insaputa degli interessati fanno pensare ad un fenomeno sociale di cinismo giovanile ?

 “Fenomeni di bullismo che ci sono sempre stati, ma che oggi fanno ancor più male alle vittime, e a volte conducono a gesti estremi, perché vengono addirittura propagandati, pubblicizzati all’esterno attraverso un uso distorto dei social”.

 Quale ruolo deve svolgere le famiglie e quale la scuola? Specie per la prevenzione…

 “La famiglia è sempre il “motore immobile”, quando si parla di educazione. Ma laddove manchino le “competenze”, ruolo fondamentale fa capo alla Scuola. L’Italia ha peraltro ratificato la Convenzione di Istanbul che si occupa della lotta contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne. E’ stata dunque prevista l’inclusione nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di materiali didattici su temi come il rispetto dell’altro, la parità tra i sessi, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali e lo stesso è stato previsto per le strutture di istruzione non formale, i centri sportivi, culturali, di svago e a livello di mass media. Speriamo che qualcosa cambi a livello di prevenzione”.

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