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Rai Firenze: tante promesse non mantenute Società

La prima sede della Rai a Firenze, all’epoca EIAR, era in Via Rondinelli. Poi nel 1932 passarono nel palazzo delle 100 finestre, in piazza Santa Maria Maggiore. Dopo la guerra le trasmissioni a Firenze ripresero il 1 settembre 1944 con una programmazione giornaliera di 15 ore, dalle 8 alle 23. Primo capo redattore, dal 1944 al 1965 fu Omero Cambi, mentre coordinatore era Silvio Gigli che aveva a disposizione due compagnie di prosa e le orchestre dirette da Petralia, Donadio, Brigada e Ferrari. Qui nacque “L'Approdo”, la rubrica culturale più famosa e longeva della Rai.

La domenica l’appuntamento era con “Il grillo canterino”, e con Cesarina Cecconi, Wanda Pasquini, Nella Barbieri, con gli autori Gianfranco D’Onofrio, Nelli, Stiatti. La sede di Firenze ha dato molto spazio negli anni alla produzione di prosa e opere radiofoniche.

Dopo l'alluvione del 1966 – epiche le cronache in diretta di Marcello Giannini che calò il microfono nell’acqua  – per volere di Ettore Bernabei fu inaugurata il 14 marzo 1968 una nuova sede in Largo Alcide De Gasperi, progettata da Italo Gamberini.

Le difficoltà amministrative, intervenute in particolare alla fine degli anni Settanta, hanno però sempre limitato l'apporto produttivo della stazione fiorentina, il cui peso, in rapporto alla programmazione nazionale, si è via via ridimensionato. Ogni tanto, negli ultimi anni, personaggi come Fiorello, David Riondino, Umberto Broccoli, hanno, per brevissimi periodi, rivitalizzato questa produzione trasmettendo dal mitico studio C di questa sede.

Oggi sulla sede fiorentina gravitano circa 130 dipendenti, di cui però solo un quarto sono alle dipendenze del direttore della sede, mentre il restante è alle dirette dipendenze-diviso tra Rai Way, che si occupa della rete di diffusione del segnale, produzione radiofonica-televisiva e squadra esterna, struttura amministrativa, abbonamenti e naturalmente la struttura redazionale del telegiornale.

Gabriele Parenti, 65 anni, giornalista e regista radiotelevisivo in pensione è entrato in Rai negli anni 70 come regista ed è uscito come coordinatore dei programmi della direzione di sede della Rai Toscana.

Con il suo pensionamento di fatto ha chiuso definitivamente la produzione radiofonica fiorentina.

“Quando ho incominciato, negli anni 70, dopo una selezione di 300 persone – mi racconta – la radio era ancora un prodotto ‘artigianale’. Si facevano gli effetti in diretta, fuori dallo studio, regista e rumorista andavano per campi a registrare il suono dei grilli, delle cicale, e via dicendo. Era la Rai del monopolio, che si permetteva del personale abbastanza ampio. La radio aveva un grande spazio, era ancora il periodo dei grandi sceneggiati, con cast numerosi. Erano produzioni di grosso rilievo, anche perché andavano in prima serata. Un alternativa alla televisione. Si registrava con una finta diretta, su una pista solo, nel senso che dovevano essere sincronizzati, gli effetti sonori, la musica, e il recitato. Si arrivava anche a ripetere le scene dodici volte per arrivare a che tutto fosse sincronizzato alla perfezione”.

“Oggi invece, con il digitale, registrando su più piste, si può registrare anche gli attori uno separato dall’altro, e poi assemblarli tutti assieme, aggiungendoci le musiche e gli effetti sonori. I tempi sono molto più veloci, ma naturalmente il prodotto è più freddo rispetto al passato. Prima la radio era molto modellata sul teatro, mentre oggi non sono più sceneggiati, ma radio film, con meno drammatizzazione e più ‘azione’. Prima contava la ‘grana’ della voce, ora invece si punta sull’azione. C’erano tre linee di produzione, cioè si lavorava su tre produzioni contemporaneamente. La prima trasmissione di cui curai la regia era un programma musicale di Marasco. Si era ammalato il regista e lo sostituii io. Quando succedevano assenze di questo genere c’era personale disponibile pronto alla sostituzione, adesso invece se si ammala qualcuno si blocca tutto, fino a quando non rientra in gioco quella persona. A Torino c’erano 12 registi, qui a Firenze 5. Ora che io sono andato in pensione non c’è più un regista, e probabilmente a Firenze produzioni di questo genere non si faranno più, almeno che non ricorrano a soggetti esterni”.

Parenti è andato in pensione, a marzo 2011, con un attivo personale totale di circa 200 puntate di sceneggiati radiofonici tutti realizzati a Firenze.

Del rilancio della sede Rai della Toscana negli ultimi 10 anni, se ne parla ciclicamente, ma ad oggi c’è sempre stata molta volontà “politica” e poca sostanza. L’ultima volontà risale all’aprile 2011.

Ad annunciarla il vicedirettore generale della Rai Gianfranco Comanducci.

Da ottobre, di quell’anno, sarebbe dovuta diventare il centro di eccellenza per catalogare e realizzare i contenuti editoriali audio-video e crossmediali sui beni artistici e culturali italiani, “con nuove opportunità di lavoro e, in un periodo come questo, non è cosa da poco”, fu detto.

Una decisione presa da Mamma Rai con Regione e Comune.

Attualmente al rilancio ci sta lavorando “l’uomo” in Rai del sindaco Matteo Renzi, Luigi De Siervo, direttore commerciale, fratello dell’ex Assessore Lucia prima, poi capo di gabinetto del Sindaco,  e ora alla Cultura, figli dell’ex Presidente della Corte Costituzionale.

Ebbene da ottobre 2011 siamo già slittati al 2012, senza però avere la nuova data.

Tanta volontà sembrava averla il nuovo direttore della sede Rai Toscana, Andrea Jengo, 58 anni, nominato ufficialmente a luglio 2011, ma con qualche visita già nei mesi precedenti dopo il pensionamento del suo predecessore.

Ma anche lui sembra, a parte qualche evento culturale organizzato e/o ospitato in Largo Alcide De Gasperi, non riesca a fare niente di più.

“Dopo un certo numero di anni – mi disse l’anno scorso –  in cui le sedi regionali non sono state più al centro dell’attenzione dell’azienda, ora stanno tornando ad essere un interesse per l’azienda. Sono arrivato in una grande e significativa sede regionale, ma che però ha dei problemi significativi, sia di manutenzione, anche perché l’immobile è tarato per attività superiori a quelle che fino ad oggi ha esercitato – Ettore Bernabei l’ha voluta da direzione generale, in pieno monopolio Rai, oggi non ce lo potremmo permettere – sia per un ‘affaticamento’ del personale che si è trovato per quasi un anno senza un interlocutore-dirigente diretto”.

“Penso che Firenze possa produrre, sia a livello radiofonico che televisivo. Mi sono già mosso per questo. Bisogna però recuperare un gap, che è quello della mancata innovazione tecnologia. Se a Napoli non abbiamo avuto problemi a far lavorare gruppi di produzione, non vedo perché non si debba lavorare qui Firenze. Qui non ci sono solo degli studi adeguati, ma tutta una serie di locali adatti ad ospitare tutti i vari settori di una produzione importante. Questo è lo sviluppo possibile a livello di produzioni nazionali. A livello di digitale terrestre si potrà invece utilizzare meglio la rete di diffusione regionale. Si apre la possibilità di un palinsesto televisivo regionale toscano di pieno servizio pubblico, con auto produzioni da parte di Regione, Comuni, Province, Comunità Montane, Camere di Commercio, Università e tutti quegli altri soggetti istituzionali o meno, che non intacchi quello nazionale di Rai3, come avviene oggi per il tg o per buongiorno regione”.

Solo che ad oggi non si è visto niente di nuovo in Largo Alcide De Gasperi, salvo la riapertura del Bar interno – la sede ha anche una sua mensa autonoma – chiuso per diversi mesi, e poi riaperto dopo le polemiche dei dipendenti che non accettavano di prendere il caffè dalle macchinette self-service.

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