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Rapporto Irpet: la Toscana è forte, se si investe tornerà a crescere Economia

Firenze – Investire, investire, investire. La realtà della Toscana dal punto di vista economico e sociale è certamente “dolorosa”. Non si possono analizzare le conseguenze del Covid e non essere preoccupati. E tuttavia “è possibile combattere e modificare questa realtà”, purché si investa.

Alla presentazione del rapporto Irpet su “La situazione economica, il lavoro e le disuguaglianze in Toscana ai tempi del Covid”, il governatore Enrico Rossi lancia un messaggio preciso: il sistema produttivo regionale è messo meglio di tante altre regioni e le sue specificità lo mettono in buona posizione per riprendersi il più rapidamente possibile, al netto di malaugurate seconde ondate del virus.

Il quadro dell’istituto di ricerche economiche regionali  è perfettamente coerente con una crisi economica senza precedenti. Le stime di caduta del Pil toscano 2020 sono dell’11%, più di quello italiano (9%), perché è stato colpito proprio nei due punti di forza che ne hanno fatto un caso virtuoso unico in Italia dopo la crisi finanziaria cominciata nel 2008: l’export che era sorprendentemente cresciuto del 70% negli ultimi anni e che dovrebbe subire un calo del 18,7% a causa dei blocchi sanitari internazionali e il turismo proveniente dall’estero che, per gli stessi motivi (non basterà a ridurre le perdite quello interno), vedrà un calo del giro d’affari di almeno il 40 per cento.

Non rasserenano le aspettative neppure le previsioni di ripresa per il 2021 (+5%  inferiore al dato italiano a causa del recupero più lento del turismo)  e di stabilizzazione della crescita per gli anni (+0,9%, che è il tasso di crescita potenziale dell’economia toscana). Insomma il reddito dei toscani sta tornando a quello del 1995.

Il dato statistico si traduce in termini reali, vale a dire sulle spalle dei lavoratori, con la perdita di 53mila posti (fra il 30 maggio 2019 e il 30 maggio 2020), che occupavano soprattutto giovani e contratti precari. Ma un è dato destinato ad aumentare: “Le misure governative di sostegno, blocco dei licenziamenti e cassa integrazione,  hanno congelato il mercato del lavoro, blocco dei licenziamenti e cassa integrazione  – spiega Stefano Casini Benvenuti, direttore dell’Irpet – e si vedrà in autunno quanto crescerà la disoccupazione: con ogni probabilità quella cifra sarà triplicata”.

Molti torneranno al lavoro, ma faranno parte della categoria in rapida crescita dei working poor, perché guadagneranno meno con orari ridotti. “Tutte le indicazioni – afferma il rapporto – vanno nella direzione di un’ulteriore accentuazione delle disuguaglianze, non solo nella distribuzione dei redditi, ma anche sul fronte dell’istruzione, sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro (peso maggiore sulle donne) e sulla stessa esposizione al virus”.

Per invertire la tendenza occorre molto denaro da riversare in investimenti in infrastrutture, assetto idrogeologico, nelle imprese: “Denaro pubblico perché il privato non ha alcuna spinta a farlo”, dice Casini.

Rossi quantifica il volume di investimenti necessario in 5-6 miliardi l’anno, il doppio di quanto è stato impiegato finora con un piano occupazionale che dia lavoro almeno a 80mila persone: “Lo Stato deve fare di più e concedere per esempio di potersi indebitare “, dice. A questo si aggiungeranno altri miliardi che potrebbero venire dall’Unione Europea come quota delle risorse destinate all’Italia: 2,3 miliardi dal Mes a interessi  zero (“Non c’è nessuna ragione per non prenderlo) , una quota dei 500 miliardi del Ricovery Fund in fase di discussione, un miliardo dalla Stato che “dovrebbe avere la capacità di intervenire per almeno un punto del Pil (il 6% di 17 miliardi) e infine le risorse del bilancio dell’Unione europea 2021 – 2027.

Ebbene, se queste condizioni verranno garantite, la Toscana ha tutte le carte in regola per riprendere il suo sviluppo e accrescere il benessere dei suoi cittadini e tornare protagonista, dice Rossi che non ha lesinato gli argomenti per instillare fiducia.

“I distretti industriali toscani che hanno retto la crisi precedente si sono già mossi, alcuni addirittura non hanno mai chiuso, come quello cartario che non risente del ciclo economico, e il farmaceutico che ha triplicato l’export , l’energia, la cantieristica che registra una ripresa, e il metalmeccanico trainato da Baker Hughes – Nuovo Pignone che esporta turbine in tutto il mondo. E anche sulla costa con una stagione estiva compromessa si registra una certa ripresa almeno del 50% rispetto alle previsioni”, dice.  E poi la moda che ha subito un duro colpo a causa del crollo della domanda estera, ma presenta segnali di ripresa, il marmo e la camperistica: “Non abbiamo una crisi verticale e siamo posizionati per la ripresa mondiale”, afferma.

Gli investimento dovranno essere diretti non all’assistenza ma alla produttività e alla creazione di lavoro. E il governo fa la mossa giusta quando decide di entrare nella Società Autostrade per condizionarne la programmazione e quindi per esempio sbloccare la Tirrenica che è ferma anche per l’opposizione di Aspi perché sposterebbe il 14% del traffico sull’A1: “In questo sono d’accordo con il ministro Patuanelli: ritorna agli italiani ciò che era degli italiani”. Lo stesso dovrebbe fare con le acciaierie di Piombino.

Certo la visione rimane dolorosa a causa della “crepa sociale”, la disuguaglianza che  è aumentata a causa della pandemia e coinvolge migliaia di persone alle quali si dovrà trovare forme di sostegno al reddito perché quanto meno “nessuno si senta lasciato solo”.

Lo spirito – ha concluso – deve essere “fiducioso e combattivo”.

 

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