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Migranti, Save the Children: questi i volti della tratta e dello sfruttamento. Appello al Governo Società

Roma – L’organizzazione internazionale Save the Children denuncia una realtà tanto drammatica quanto inaccettabile: sempre più minori a rischio di sfruttamento, 28.000 in attività lavorative, 9.300 minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia tra gennaio e agosto 2014, in fuga da guerre, dittature militari, persecuzioni o povertà. Che poi finiscono in gran parte schiavi per pagare o il debito contratto con i trafficanti di esseri umani per il loro viaggio via mare, o il debito contratto con le le famiglie di origine che li hanno venduti. E si anestetizzano dal dolore con droghe e antidolorifici. Lo dice il Dossier 2014 dell’organizzazione internazionale impegnata per la vita dei bambini, intitolato  “Piccoli schiavi invisibili, i volti della tratta e dello sfruttamento”. Save the Childrenchiede con forza al Governo Renzi: di operare per una strategia europea di prevenzione e lotta efficace alla tratta dei minori, di approvare  con urgenza il disegno di legge. C. 1658 (presentato nell’ottobre 2013)in corso di esame al Senato, e il Piano nazionale d’Azione contro la tratta di esseri umani.

La tratta delle persone fatte schiave è stata abolita sulla carta, ma esiste ancora, e con numeri spaventosi, persino tra i minori. Secondo i più recenti dati disponibili sono 5,5 milioni i minori vittime di lavoro forzato o tratta ai fini di sfruttamento sessuale e lavorativo nel mondo, su un totale di 20,9 milioni di persone coinvolte. Un fenomeno complesso che manca di dati più aggiornati e nasconde un’ampia realtà sommersa che non rientra nelle statistiche ufficiali. E’ il dato complessivo del rapporto di Save the Children, l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, “Piccoli Schiavi invisibili – I volti della tratta e dello sfruttamento” presentato oggi, in occasione della vigilia della Giornata Internazionale di Commemorazione della Tratta degli Schiavi e della sua Abolizione (23 agosto).

Il rischio di sfruttamento è particolarmente elevato per gran parte dei 9.300 minori stranieri non accompagnati arrivati tra il 1 gennaio e il 19 agosto in Italia “via mare” –  evidenzia il rapporto – già segnati da ferite profonde per le violenze subite in viaggi spesso lunghi e terribili, in fuga da povertà, guerre, persecuzioni, povertà, violenza e violazione dei diritti umani.  Anche a causa della mancanza di un sistema di protezione nazionale e conseguentemente di un’accoglienza dignitosa e rispettosa di standard minimi di qualità, alcune migliaia di minori sono fuggiti dai centri di prima accoglienza improvvisati per gestire il costante arrivo di migranti attraverso il Mediteranneo, con la conseguente esposizione a gravi rischi di sfruttamento sul nostro territorio. Alcuni, come  i minori eritrei o afghani, si rendono “invisibili” per poter proseguire il loro viaggio verso il Nord Europa, altri, come i minori egiziani, raggiungono in maggioranza le grandi città come Roma e Milano dove accettano facilmente condizioni di lavoro estreme e sfruttamento per poter ripagare rapidamente i pesanti debiti di viaggio, e per questo fanno spesso uso di farmaci oppiacei antidolorifici per far fronte alla fatica insostenibile e al disagio, con ulteriori gravi conseguenze per la loro salute.

Nel 2010, in Europa –  spiega la nota di Save the Children – erano oltre 9.500 le vittime accertate o presunte di tratta, di cui il 15% costituito da minori (il 12% ragazze ed il 3% da ragazzi), con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010. Se l’Italia nel 2010 si segnalava tra i paesi europei con il record negativo di 2.400 vittime (50% in più del 2008 ma in leggero calo rispetto alle 2.142 del 2009), guardando al solo ambito del lavoro, secondo la ricerca Game Over pubblicata nel 2014 da Save the Children e Associazione Bruno Trentin, si segnalano ben 28.000 i minori tra i 14 e i 15 anni (sia italiani che stranieri) coinvolti in attività definibili a rischio di sfruttamento, svolte in contesti familiari (43%) o, se esterni, principalmente nei settori della ristorazione (43%), dell’artigianato (20%) e del lavoro in campagna (20%).

Al di là dei numeri, secondo le informazioni raccolte da Save the Children dagli operatori del settore, dai rappresentanti istituzionali e dagli stessi minori sul territorio nazionale nell’ambito dei progetti realizzati dall’Organizzazione, le violazioni dei diritti e le violenze di ogni tipo subite da bambini e adolescenti vittime o a rischio di tratta e sfruttamento anche in Italia sono gravi e impressionanti.

“Il contatto quotidiano con le storie terribili di bambini e adolescenti vittime o a rischio di tratta e sfruttamento ci spingono a chiedere con forza al Governo Italiano di mantener fede all’agenda delle priorità di intervento stabilite per il semestre di Presidenza dell’Unione che include il sostegno di una strategia europea di prevenzione e contrasto della tratta di esseri umani, con un focus sulla definizione di criteri per l’identificazione delle vittime, con particolare riferimento ai casi di violenza di genere e abusi sui minori e sulla definizione di procedure standard per gli operatori che entrano in contatto con le vittime, affinché si possa facilitare l’identificazione e la presa in carico dei minori”, ha dichiarato Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children. “Facciamo inoltre appello al Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché si proceda tempestivamente all’adozione del Piano Nazionale d’Azione contro la tratta di esseri umani. Solo così sarà possibile garantire l’emersione, l’identificazione e l’assistenza ai minori vittime di tratta e sfruttamento e la piena attuazione dei loro diritti.

Per quanto riguarda i minori stranieri non accompagnati, chiediamo al Parlamento di approvare in tempi rapidi il Disegno di Legge. C. 1658, volto a disciplinare finalmente in modo organico, sul territorio nazionale, la protezione e l’accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, superando l’attuale gestione emergenziale e al Governo, Regioni ed Enti Locali di dare immediata attuazione al piano per la prima accoglienza dei minori stranieri non accompagnati adottato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni lo scorso 10 luglio 2014 e di definire anche standard di prima accoglienza tali da garantire a ciascun minore cure, supporto e protezione adeguate.”
I volti “dietro ai numeri”, della tratta e dello sfruttamento documentati da Save the Children

“Li abbiamo voluti chiamare “volti” – continua Save the Children – perché vogliamo andare oltre ai numeri che riguardano gli ingressi, il transito o le presenze sul territorio italiano, per comprendere invece chi sono questi bambini e adolescenti e cosa accade nelle loro vite: ogni numero è un volto, spesso già sfregiato quando arriva nel nostro Paese. Nella maggior parte dei casi queste ferite non sono visibili, sebbene siano molto profonde e presenti, a causa delle violazioni dei diritti, della violenza e dello sfruttamento a cui sono stati costretti già durante estenuanti viaggi che possono durare mesi o anche 1-2 anni.” ha dichiarato Carlotta Bellini, Responsabile Protezione Minori di Save the Children Italia.

A destare particolare preoccupazione, evidenzia il dossier, è il numero sempre crescente di minori stranieri non accompagnati in arrivo in Italia via mare in fuga da guerre, dittature militari, persecuzioni o povertà, condizioni di vita estreme senza una possibilità di futuro. Secondo Save the Children, che opera sulla frontiera sud e nelle città di Roma e Milano con attività dedicate, dal 1 gennaio al 19 agosto 2014 sono infatti giunti in questo modo in Italia complessivamente circa 16.200 minori, di cui circa 9.300 non accompagnati, che hanno cioè abbandonato da soli i loro paesi di origine o che hanno perso i loro genitori o parenti durante il viaggio. Una buona parte di essi sono solo in transito sul nostro territorio, con la precisa volontà di raggiungere altri paesi del Nord Europa, come accade in particolare nel caso dei 2.737 eritrei arrivati tra il 1 gennaio e il 31 luglio 2014 (il gruppo in assoluto più numeroso), o i  621 minori afgani segnalati in ingresso nello stesso periodo. Si tratta dei minori resi “invisibili”, e perciò più vulnerabili, dalla necessità di non essere identificati dalle Autorità per non rischiare, una volta raggiunta la destinazione, il rinvio in Italia come primo paese di ingresso nell’UE. I soldi necessari per proseguire il viaggio e la loro condizione li espone maggiormente al rischio di sfruttamento.

Il caso delle molte ragazze tra i 16 e i 17 anni originarie dei paesi dell’Est, trasferite o attirate in Italia per essere sfruttate sessualmente, o, in altri casi, coinvolte in attività illegali o rese vittime di matrimoni precoci nei quali devono ripagare ai suoceri il prezzo sostenuto per il loro “acquisto” dalla famiglia di origine (prevalentemente delle comunità rom). Per le minori nigeriane, che partono dal loro paese con la promessa di un lavoro che non si avvererà mai, lo sfruttamento sessuale inizia invece già nei paesi di transito in Europa o in Libia, per trasformarsi in una prigione dalla quale è difficilissimo uscire una volta giunte in Italia e inserite sotto ricatto nel circuito della prostituzione.

Anche la ricerca di un futuro qui in Italia non è fonte di minor rischio per i 1.118 minori non accompagnati egiziani arrivati nello stesso periodo del 2014 (secondo gruppo più numeroso dopo gli eritrei). Infatti, come rilevano le testimonianze raccolte dagli operatori di Save the Children a Roma e Milano, la necessità di ripagare rapidamente il debito contratto dalle famiglie con i trafficanti per organizzare il loro viaggio in Italia li spinge ad accettare qualunque lavoro e a qualunque condizione. Negli autolavaggi, ad esempio, si lavora continuativamente anche per 12 ore, a 2-3 euro l’ora, mentre ai mercati generali, raggiunti con l’ultimo bus della notte prima di entravi clandestinamente si svolgono lavori pesanti e continuativi, anche per dodici ore, con una paga di 2 euro all’ora. Per non sentire il dolore e la fatica assumono spesso farmaci oppiacei antidolorifici, che possono creare dipendenza: anche se con qualche difficoltà sono più facilmente reperibili e costano meno degli stupefacenti, ma presi in dosi massicce provocano effetti molto simili alle sostanze psicostimolanti.

Il ricorso a farmaci e droghe è un fenomeno che si registra anche tra le ragazze minori provenienti dall’Europa dell’Est e che sono vittime di sfruttamento sessuale nel nostro Paese. Sono prevalentemente adolescenti tra i 16 e i 17 anni, originarie della Romania ma anche di altri paesi dell’Est, che vengono adescate da coetanee, vicine di casa, ex compagne di classe e da giovani uomini, che le portano in Italia con la promessa di un lavoro da parrucchiera o da baby sitter. Lo sfruttamento delle ragazze avviene sia in strada che al chiuso, in appartamenti o night club e, secondo le testimonianze raccolte dagli operatori di Save the Children, spesso vengono costrette ad assumere antidepressivi o droghe per prolungare le ore quotidiane di sfruttamento e per essere più rilassate nei loro atteggiamenti.

Tra le ragazze dell’est, prevalentemente adolescenti rumene o provenienti da altri paesi dell’ex Yugoslavia, tra cui vi sono anche ragazze italiane di origine rom, si registrano invece casi di matrimoni forzati e attività illegali. Secondo quanto riportato da associazioni che operano tra Milano, Roma, Palermo, Catania e Venezia, si tratterebbe di un fenomeno molto diffuso: le ragazze sono vittima di tratta e vengono spostate dai paesi di origine verso l’Italia allo scopo di essere sfruttate principalmente in borseggi e furti in appartamento. Un’indagine realizzata a Roma da Save the Children ha rilevato che in quest’area il fenomeno dello sfruttamento di giovani donne in attività illegali, nella maggior parte di origine rom, sia oggi estremamente diffuso e che è spesso collegato a casi di matrimoni precoci. Le testimonianze raccolte dai nostri operatori riportano casi di ragazze che raccontano di somme di denaro, anche ingenti, versate dalla famiglia del marito a quella di origine al fine di prendere in sposa la ragazza. Queste somme possono andare dai 5 ai 50 mila euro e le ragazze, una volta sposate, sono costrette a restituirle ai suoceri, attraverso attività illegali.

 

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