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Rapporto sul carcere, Cruccolini: “Prima cosa, spezzare l’incubo del tempo carcerario” Breaking news, Cronaca

Firenze – Eros Cruccolini, garante dei diritti dei detenuti, presenta la sua relazione al consiglio comunale. Un primo punto, secondo il garante, è far partecipare in occasione di relazioni sugli istituti di pena, gli stessi protagonisti del carcere. Per questo, Cruccolini legge all’assemblea una lettera di una persona che ha vissuto alcuni anni della sua vita in cella. “C’è chi dice: bisogna aver visto. Vi vorrei dare la possbilità di ascoltare”.  La lettera riguarda innanzitutto la concezione del tempo in carcere. Anni annullati, azzerati. “Le stesse inevitabili cose che succedono tutti i giorni”. E non sono cose piacevoli, gente che urla, carrelli del vitto, carrelli dei farmaci, il pensiero del domani, dove niente  enessuno aspetta. Così, le giornate passano, aspettando nel ripetersi quotidiano che “uno scopo vero non ce l’ha”. “In carcere il tempo diventa un incubo, una malattia”.

La relazione del garante è stata chiesta da svariati gruppi consiliari. Fra i numeri più impressionanti: la recidiva in Italia è del 68%, dato che scende al 19% quando si applicano misure alternative come la semilibertà e le forme di inserimento lavorativo.

“Dare uno scopo alla vita in carcere – dice il garante – prendo spunto da questa lettera. Siamo in una continua e costante emergenza. Il sindaco ha posto le basi perché la presenza del Dipartimento non sia inutile, ma importante, in quanto c’è bisogno di cambiamento. Vogliamo una trasformazione, devono cambiare alcune cose precise per poter fare un lavoro significativo affinché chi si trova nelle carceri fiorentine abbia uno scopo da raggiungere. Il carcere oggi, nella sua organizzazione, è simile a un’ospedale nelle sue temporalità. La prima cosa che chiediamo è una diversa organizzaizone del lavoro, che permetta di dare la possibilità alle persone di una crescita. Un altro elemento importante è emersa da una circolare del capo di Dipartimento:  chi lavora in carcere non ha più la disoccupazione, pur versando all’Inps le trattenute sulle paghe. Altra questione, altrettanto importante: per gli studenti detenuti che vanno a scuola, ci sono sussidi per aver raggiunto lo scopo. La data cui sono fermi questi sussidi è il 1989”.

Atti ai autolesionismo, aggressioni: “Vogliamo che tutto questo sia abbattuto. Vogliamo avere una comunità carceraria uguale a quella di una parte del quartiere. A Firenze c’è una tradizione storica, ci meritiamo rispetto da parte della Regione e del Comune, avviando un progetto di sperimentazione che ci porti ai livelli di Bollate, il “carcere modello” italiano. Vogliamo che le persone escano più sane di prima, che la recidiva non sia al 70, 80%, non vogliamo alimentare situazioni che portano a ripetere atti criminosi”.

Fra i punti principali toccati dal Garante Cruccolini, il ruolo dell’Istituto minorile Meucci, che ha riaperto da un paio d’anni. “Parlando con i primi 3 o 4 ragazzi, mi sono reso conto che siamo di fronte a delle vittime, perché il contesto di vita, la situazione famigliare sono fondamentali. Ci sono ragazzi che hanno commesso reati da adolescenti. Questo Istituto in particolare è stata parte della storia della tutela dei minori a Firenze. Su questo, vi chiedo l’attenzione. Abbiamo fatto un progetto di prevenzione, perché sarebbe una sconfitta ritrovare questi ragazzi in istituti per adulti”.

Altro aspetto delicato, la genitorialità. Una ricerca del 2016 dell’Istituto degli Innocenti ha fatto emergere che il 33% dei figli delle persone detenute avranno dei problemi nel loro percorso di vita. Sevono finanziamenti con carattere di continuità per i progetti sulla genitorialità. “E’ necessario intervenire, stimolare, riportare in qualche modo alla realtà le persone detenute, anche dal carcere certe cose si possono fare, è importante”.

Lockdown, la vita dopo la sospensione pandemica non può essere quella di prima. “Chiediamo al Dipartimento di mantenere le videochiamate – dice Cruccolini – bisogna mantenere le telefonate tutti i giorni. Anche qui, quando si parla di benessere, la direttrice del Gozzini per prima cosa ha autorizzato le chiamate telefoniche. Prima del lockdown, erano concesse 4 telefonate al mese. Una condanna ti dice di essere privato della libertà, ma non di essere privato dei tuoi affetti. Si tratta di un assurdo appesantimento della pena che noi non possiamo accettare”.

Infine, impegno forte del consiglio comunale per la realizzazione del Parco, degli orti sociali dentro Sollicciano, la possibilità di rendere permeabile il carcere alla città. Tutto torna nella logica dello sgretolamento dell’isolamento del cacere, della sua autoreferenzialità malata di impotenza che vede spaventosi gesti di autolesioni, suicidi, morti. Finoad arrivare al rilancio della poposta del sindaco Nardella, che ha lanciato l’ipotesi di un progetto agrisociale su Mondeggi che veda coinvolti i detenuti. Infine, aumento del numero educatori e agenti della polizia penitenziaria, rafforzare anche il numero insegnanti. Perché la scuola è uno degli atti fondamentali del benessere esistenziale.

Rilancia il sindaco di Firenze Dario Nardella: “Il carcere di Sollicciano è una vergogna dell’architettura carceraria del nostro Paese, per tutto il rispetto per chi l’ha disegnata. Quella struttura non è pensata per aiutare il detenuto e per la rieducazione della pena. Chiedo alla ministra Cartabia di venire a visitare il carcere di Sollicciano, sarebbe un grande gesto di attenzione”. I punti fondamentali dell’intervento del sindaco sono la necessità “di far vivere il carcere in costante contatto con la comunità, perché più opportunità diamo al detenuto di essere reinserito, più questa persona si sentirà un minimo realizzata e utile alla comunità e il giorno in cui uscirà penserà di iniziare davvero una nuova vita. Questo è lo sforzo che deve fare la nostra amministrazione attraverso i tanti progetti culturali, sociali ed educativi. E’ fondamentale guardare all’istituto penitenziario come una forma di rieducazione e di reinserimento della persona nella società”. Il sindaco ricorda anche alcuni dati:  “Ogni detenuto costa alla comunità 154 euro al giorno, di cui solo sei per il suo mantenimento del detenuto, solo 35 centesimi per la sua rieducazione, quella di cui parla la Costituzione italiana”. Il sindaco rilancia altri numeri: “Nel 2018 ci sono stati 67 suicidi, 148 morti, 2019 53 suicidi e 143 morti, 2020 62 suicidi e 152 morti, nel 2021 48 suicidi e 111 morti. Ma muoiono anche le persone che lavorano in carcere: dal 1998 143 agenti penitenziari morti per suicidio”.

“Per il recupero dei detenuti serve una struttura sana e dignitosa e progetti di rieducazione – interviene l’assessore al welfare Sara Funaro – come amministrazione comunale possiamo agire da una parte sollecitando il governo perché venga fatto un ragionamento serio sul tema del carcere e dall’altra parte dobbiamo continuare negli interventi che stiamo portando avanti per cercare di accompagnare le persone che fuoriescono dal carcere con percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Inoltre, dobbiamo continuare a realizzare interventi per dare risposte anche all’interno del carcere, come stiamo facendo con le associazioni, e attraverso nuovi progetti come quello che prevede interventi di etnopsichiatria in carcere in collaborazione con il sistema sanitario. Solo se gli interventi di prevenzione sanitaria, in particolare di salute mentale, e di prevenzione sociale si realizzano in un luogo dignitoso – ha concluso Funaro – allora si può parlare di un percorso di rieducazione serio e completo. Noi dobbiamo lavorare in questa direzione”.

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