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Re Lear alla Pergola: pubblico in piedi per un grande Glauco Mauri Spettacoli

Firenze – Potenza di un grande talento teatrale. Glauco Mauri, 89 anni, ha tenuto incollati alla sedia gli spettatori della tragedia del Re Lear di William Shakespeare, andata in scena alla Pergola in prima nazionale, con una interpretazione struggente del vecchio re che, rinunciando al potere, distrugge se stesso e coloro che lo circondano.

Un lungo applauso dopo il monologo alla fine del secondo atto e tutti in piedi alla fine per l’ovazione all’ultimo dei grandi attori italiani a cavallo del millennio. Solo Mauri, per età, esperienza, capacità interpretativa, poteva dare una tale forza e una tale verità psicologica al protagonista dell’opera “centro dei centri di eccellenza canonica… dal valore estetico primario”, come ha scritto Harold Bloom.

Tragedia perfetta dunque, al termine della quale restano in vita solo tre personaggi: Kent, la cui fedeltà assoluta verso il vecchio re lo preserva dal cadere preda della pazzia e del nihilismo; Albany, che riesce a mantenere un filo di buonsenso in un mondo caduto preda della furia incontrollata di ambizioni, illusioni, sentimenti e, soprattutto, Edgar che riesce a seguire il precetto che “gli uomini devono assomigliare al tempo in cui vivono”. In mezzo ai pazzi, per troppa ingenuità o troppo cinismo, la sua è una follia simulata, per questo  eccessiva, che gli permette di sciogliere i nodi della calunnia e del tradimento.

Il resto è morte. Mosso da un egoismo cieco e autoritario che non distingue fra ipocrisia e sincerità, Lear scatena le pulsioni peggiori della natura umana: il conflitto generazionale fra padri e figli e la lotta senza esclusioni di colpi fra quest’ultimi che ne vogliono depredare l’eredità, sia questa il potere della corona o i beni e il rango di conte di Gloucester.  I vecchi senza potere sono vittime predestinate in balìa dell’arbitrio e dunque della malvagità o della bontà dei giovani.

La pazzia, nelle sue varie personificazioni, è il perno scelto dal regista Andrea Baracco intorno al quale si muovono i personaggi in costumi senza tempo. L’opera si apre con la presenza al centro del palcoscenico del fool, il matto professionale, il giullare che è il solo autorizzato a dire la verità e perciò – per contrapposizione –  l’unico che mantiene una visione chiara di quanto sta accadendo.

La scena di Marta Crisolini Malatesta costruita su due piani con tre accessi, due scalinate e un ascensore, sottolinea il circolo vizioso, senza uscita, nel quale sono caduti i personaggi che si lanciano sul palco dal corridoio centrale della platea, con furia autodistruttiva. Che si compia il destino ineluttabile.

Grandi lettere mobili, King Lear, si aprono e chiudono a segnare i vari momenti della inarrestabile caduta del vecchio re. L’allestimento scenico è animato dai video di Luca Brinchi e Daniele Spanò, soprattutto nella scena della tempesta dell’atto terzo, sicuramente la più suggestiva dell’impianto registico.

Lear scompare, Cordelia non salva né lui né se stessa. Viva il nuovo re, ma lo spettatore rimane senza consolazione né spiegazione, toccato nel profondo dall’ambivalenza di quanto è accaduto davanti ai suoi occhi.

Ottima la prestazione degli attori della compagnia di Glauco Mauri e Roberto Sturno nei panni di Gloucester protagonista della “storia parallela” a quella del re diventato vecchio prima di diventare saggio.

 

Al Teatro della Pergola fino al 19 gennaio 2020

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