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React-EU, 120 milioni su green, sostenibilità ed equità. Entro il 2023 Breaking news, Cronaca, Opinion leader

Firenze – React-Eu, ovvero tempi veloci, tanti progetti, tanti soldi. Eppure, è raro che si parli di questo strumento impiegato dall’Europa come una sorta di “ponte” verso il Pnrr. Uno strumento che implementa e rafforza i progetti già avviati, imprimendogli una poderosa accelerazione, che vede il tempo “massimo” scadere entro dicembre 2023. Stamptoscana ha cercato di capirne il funzioonamento e le ricadute su Firenze, contattando e ponendo domande alla dirigente del servizio ricerca finanziamenti e PON Metro Alessandra Barbieri.

Cos’è il React-Eu? 

“Si tratta di un tipo di finanziamento che è stato stanziato nell’ambito del pacchetto di interventi approvati in via straordinaria dalla commissione europea, il cosiddetto Next Generation Eu, composto da diverse forme di sovvenzione e finanziamento. Fra queste le due principali, per quanto riguarda il territorio fiorentino ma anche a livello di accessibilità per l’ente locale – intendendo sia la Città Metropolitana che il Comune – sono fondamentalmente: 1) il Piano di recupero e resilienza, ovvero il PNRR, un piano particolarmente significativo dal momento che l’Italia è lo Stato membro che ha ricevuto il pacchetto più ingente essendo uno dei Paesi più colpiti dagli effetti della pandemia; 2) il React-EU, un’altra forma di finanziamento, meno importante dal punto di vista economico, ma sicuramente più celere. Il React-EU è l’Assistenza alla Ripresa e alla Coesione per i Territori d’Europa.

Quali sono le sue caratteristiche?

“E’ uno dei programmi più ambiziosi perché possiede due caratteristiche interessanti, la flessibilità e la velocità di spesa, essendo una forma di risorsa aggiuntiva su quello che era lo stanziamento già previsto nell’attuale settennato in corso di chiusura al 2023, vale a dire il 2014-2020, integrando così le dotazioni già esistenti. Il React-EU non è quindi una nuova fonte di finanziamento come il PNRR, per il quale bisogna rispondere a bandi o presentare nuovi piani o progetti, ma si installa principalmente su piani operativi che sono già stati finanziati. Il Ministero, e nello specifico la ministra per il Sud e la Coesione Territoriale, ha proposto che sul Piano Operativo Nazionale Città Metropolitane venisse allocata una risorsa aggiuntiva per oltre un miliardo, praticamente raddoppiando quello che era il suo stanziamento iniziale, per riuscire a calare sulla città, l’ente che per primo ha risposto alle problematiche della pandemia, investimenti per la ripresa. Per capire l’importanza dell’impatto che il programma React-EU ha avuto sulle Città Metropolitane, ricordo questo: Firenze aveva nella sua allocazione iniziale, quindi nel settennato 2014-2020, poco più di 40 milioni; con il React per il triennio 2021-2023 sono stati allocati oltre 80 milioni. Quindi ci si ritrova con uno stanziamento complessivo di spesa entro il 31-12-2023 di oltre 120 milioni, che comporta una veloce riorganizzazione della nostra spesa e dei nostri interventi in un biennio, raddoppiando quello che era lo stanziamento iniziale”.

Come sono state allocate le risorse?

” Seguendo due strategie principali di risposta. La prima si basa sui cosiddetti Fondi Strutturali, che si rivolge a infrastrutture materiali e immateriali, comprendendo ad esempio la transizione ecologica e digitale, la seconda è finanziata dal fondo sociale europeo e si rivolge invece alla ripresa economica e occupazionale a lunga azione. Da questo si comprende come il React-EU abbia la stessa caratteristica del PON Metro, ovvero di essere multifondo, permettendo l’utilizzo congiunto di risorse per infrastrutture e per interventi nell’ambito socio-occupazionale”.

  Esattamente cosa significa? 

“I finanziamenti tradizionali hanno un unico indirizzo: o sono di carattere sociale (FSE) o sono di carattere infrastrutturale (FESR). Con il PON Metro, una esperienza pilota innovativa portata sul territorio nazionale e anche in Europa, si individua nelle Città Metropolitane, che con il comune capoluogo agiscono come organismi intermedi o autorità urbane, gli enti chiamati a gestire un pacchetto di finanziamenti su cui possono decidere azioni e investimenti utilizzando sinergicamente sia fondi FSE che FESR, come se fossero “finanziamenti diretti” ovvero lasciando alla Città la possibilità di investire dove c’è più bisogno anche se in realtà transitano dallo Stato per mezzo dell’Agenzia per la Coesione Territoriale quale Autorità di Gestione. Spesso questi finanziamenti sono monofondo ovvero non sono previsti assieme, come invece accade nel PON Metro. Faccio un esempio. Se vogliamo rispondere al problema dell’emergenza lavorativa, non dobbiamo pensare solo ed esclusivamente a mettere a disposizione dei percorsi di reinserimento occupazionale, ma si deve anche pensare che queste persone che hanno perso il lavoro per diverse motivazioni, in questo ultimo periodo soprattutto per la pandemia, scivolando così nella cosiddetta zona grigia, siano accompagnate verso una ritrovata indipendenza economica in un percorso che metta anche a disposizione strutture cosiddette volano, che permettano loro, nel momento della formazione, di mantenere un’unità familiare ed avere una residenza stabile a prezzi calmierati”.

  L’iniziativa è già sperimentata e in corso? 

“Intanto, la filosofia di questo progetto è quella di evitare che si crei una povertà consolidata. L’obiettivo è che, nel triennio, ovvero nella media che l’Europa considera tale per reimmettersi nel circuito del lavoro, si realizzino corsi di formazione o stage lavorativi con tirocini d’inserimento, per nuclei famigliari cui possiamo dare al contempo la possibilità di alloggiare in queste strutture pensate come forme di accompagnamento. Esempio di questi alloggi volano, disponibili dal prossimo autunno, sono quelli che stiamo ricavando negli spazi dell’ex Meyer dal momento che un’altra scelta abbastanza forte dell’amministrazione è stata quella di pensare, per questo tipo di operazione, di riconvertire edifici che aveva in carico, non utilizzati, cercando di triangolare le varie esigenze presenti sul territorio. E’ un esempio significativo di come le strategie che devono essere portate avanti sul territorio hanno un nesso fra la pianificazione che è stata effettuata nel momento della presentazione della richiesta di finanziamento nell’ambito del PON Metro e una strategia di sviluppo urbano che fa perno su due principi fondamentali, quello della inclusione e dell’innovazione nello sviluppo sostenibile”.

Si tratta di una corsa per riuscire a fronteggiare le esigenze già presenti sul territorio, cui la pandemia ha messo l’acceleratore? 

“Questa corsa o meglio rincorsa viene rafforzata e aiutata dai fondi React-EU, che hanno sia la caratteristica di pronta spesa ma anche una semplificazione nell’utilizzo. Vengono permesse delle forme di interventi ed azioni che nel periodo standard non sarebbero possibili grazie anche al decreto semplificazione. Questo perché il momento che ci stiamo trovando ad affrontare è particolarmente significativo ed è necessario agire presto e subito per cercare di ammortizzare gli effetti pandemici. Si tratta di fondi che non sono assimilabili a quelli elargiti dallo Stato durante la pandemia, non essendo a fondo perduto o di prima assistenza, perché lo scopo è quello della ripresa. Sono quindi finanziamenti che hanno lo scopo di investire per garantire il raggiungimento di determinati obiettivi che l’Europa s’è posta”.

Può fare qualche esempio?

“In evidenza il green deal, che rimane un’ancora di salvezza per lasciarci alle spalle la pandemia di COVID-19: tanto è stato fatto e programmato in un’ottica di sviluppo del verde urbano, che non può e non deve essere letto semplicemente come un’azione di risposta ai cambiamenti climatici, ma anche come risposta alle esigenze che sono emerse con la pandemia. La filosofia di avere entro 10-15 minuti da casa uno spazio verde in cui potersi rilassare non è più in questo momento solo un’esigenza estetica, di risposta alle minacce del degrado ambientale, ma risponde a un’esigenza di benessere psicofisico che la pandemia ha evidenziato. Direi che una delle azioni più importanti previste con il React-EU anche in termini di impatto economico è legata allo sviluppo del verde urbano che non riguarda solo una riqualificazione di aree ad oggi inutilizzate, ma permette di rivedere e vivere lo stesso spazio verde, prevedendo ad esempio alcune aree gioco o percorsi, integrando nella pianificazione della lotta al cambiamento climatico anche l’idea di un rinnovato utilizzo dello spazio pubblico. Il verde viene quindi visto in un’accezione di spazio pubblico di vivibilità e di socialità. Non a caso, e mi ricollego al mix funzionale di fondi infrastrutturali e di interventi sociali, con i fondi del React-EU abbiamo finanziato attività sportive il cui scopo è in primo luogo spingere allo sport, facendo conoscere le varie discipline, ma soprattutto far ritornare le persone a una sorta di normalità ripristinando la socialità anche grazie agli spazi verdi pubblici. Quindi abbiamo pensato a tre tipi di interventi sportivi, rivolti alle scuole ed in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con percorsi pensati per valorizzare l’inserimento e l’inclusione sociale, corsi nelle varie discipline sportive da svolgersi preso le numerose società sul territorio, prevedendo di supportare le famiglie oggi in difficoltà finanziandone l’iscrizione che permetteranno ai ragazzi di continuare quelle pratiche sportive interrotte dalla pandemia e che non riuscirebbero a riprendere per difficoltà economiche delle famiglie e non ultimo, corsi nelle aree verdi che verranno svolti, nel periodo estivo, come attività all’aperto, mirate a diverse fasce d’età, fra cui la terza età”.

Quando partono le attività? 

“Per quanto riguarda lo sport, le attività alle scuole e corsi presso le strutture sportive, sono già state avviate, coprendo l’ultima parte dell’anno scolastico. e riprenderanno a settembre, con l’inizio dei corsi e della scuola. Per le attività all’aperto, nel verde, indicativamente a fine giugno, caldo permettendo”.

E le attività più rivolte al lavoro?

“Per l’iniziativa che riguarda i percorsi per l’occupazione, gli alloggi volano e l’accoglienza straordinaria, avevamo già iniziato questa attività nel settennato 2014/2020, rafforzata anche prima del pacchetto NextGenerationEU in quanto era già stato attuato, da parte della Commissione europea, un pacchetto semplificazione che ha previsto la revisione dei finanziamenti che avevamo già in corso, con la possibilità di sostituire progetti che erano già stati riconosciuti con nuovi progetti per rispondere all’emergenza pandemica. Abbiamo attivato un pacchetto di interventi nel 2020, con 500mila euro per dare una risposta a coloro che si sono trovati nella situazione di accoglienza in emergenza, oltre che rivedere percorsi di inserimento lavorativo tradizionale con nuovi percorsi di orientamento al lavoro on line e un pacchetto di formazione a distanza così da garantire comunque forme di accompagnamento in via continuativa. Con il pacchetto integrativo del React-EU abbiamo deciso di concentrarci su una serie di iniziative che cercano di rispondere al disagio sociale che con la pandemia si sono acutizzate e quindi saranno interventi in carico alla Direzione Sociale, con l’attivazione di nuovi percorsi di inclusione sociale per adulti ma anche alla Direzione Cultura con un’operazione che vede nei giovani i destinatari diretti. E così abbiamo pensato al potenziamento dell’educativa di strada per giovani tramite operatori, iniziativa già presente nel Comune di Firenze ma in forma decisamente minimale, non solo per l’impegno economico ma anche e soprattutto perché non tutti i quartieri erano coperti, progetto che è stato attivato proprio in questi giorni. Abbiamo pensato anche a un servizio di educativa per adulti, nel senso di rafforzare le azioni finalizzate a combattere la marginalità e l’esclusione sociale mappando le esigenze e puntando su azioni che partiranno dalla costruzione di progetti individuali, basandosi anche su approcci c.s. dell’Housing First ed Housing Led.  Stiamo approfondendo, insieme alla Direzione Sociale, le modalità attuative di questo servizio – che dovrebbe partire indicativamente in estate – per centrare non solo dove investire ma anche come riuscire a rispondere ad alcune esigenze, come ad esempio le famiglie sotto sfratto, cercando di congiungere le legislazioni nazionali con il momento particolare che stiamo vivendo. Si tratta di interventi puntuali che hanno lo scopo della ripresa, non della solo assistenza”.

Quali sono i settori di intervento privilegiati dal React? 

“Parliamo di 2 assi di intervento ovvero “Ripresa verde, digitale e resiliente” e “Ripresa sociale, economica e occupazionale” che abbiamo tradotto in  4 macroaree di intervento ovvero mobilità sostenibile, infrastrutture verdi ed efficienza energetica, innovazione tecnologica e iniziative di rafforzamento sociale e occupazionale: circa 13 milioni sui trasporti, circa 9 sul digitale e innovazione tecnologica, circa 8 milioni su sport, cultura, giovani e sociale e circa 14 milioni da impiegare nel verde ed economia circolare a cui dobbiamo aggiungere oltre 8 milioni per il rafforzamento della rete idrica, che attiene non solo alla qualità dell’erogazione dell’acqua, ma anche a proteggere e tutelare le nostre infrastrutture idriche, in un momento in cui l’acqua è particolarmente preziosa ed un pacchetto importante per gli interventi per l’efficientamento energetico, di circa 13 milioni, che riguarda diverse strutture, edifici pubblici in primis ma con anche focalizzazioni importanti, dagli impianti sportivi alle strutture dei centri giovani. C’è infine un pacchetto che si rivolge all’amministrazione comunale di per sé, l’asse relativo all’assistenza tecnica e quindi un pacchetto economico previsto dalla stessa Commissione europea, anche su indicazione delle amministrazioni centrali, che investe sulla cosiddetta capacity building. Si permette di accrescere il numero dei dipendenti per seguire queste attività (l’amministrazione comunale ha previsto l’assunzione di una cinquantina di persone a tempo determinato i cui contratti scadranno alla chiusura del React), ma anche la possibilità di investire su corsi di formazione e approfondimenti dedicati accrescendo quelle competenze che vengono richieste ai dipendenti per lavorare meglio e per erogare un miglior servizio”.

  Quanti sono i progetti? 

“Quattro aree per 24 macroazioni, all’interno di ogni azione ci sono dei sottoprogetti che vanno letti nel loro insieme. Per fare un esempio: quando si parla di qualificazione dei giardini pubblici, è un intervento unico che si compone però di diversi giardini al suo interno come Ponte a Greve, Carraia o Bellariva. Inoltre, i vari finanziamenti sul territorio si intersecano per completare la visione di Firenze 2030 che si traduce in una strategia di sviluppo urbano territoriale che mette assieme le varie opportunità. Per fare un esempio, la quota di verde tangente alla ex caserma dei Lupi di Toscana, viene riqualificato con i soldi del React e si inserisce sinergicamente in un finanziamento Pnrr di riqualificazione dell’ex caserma. Abbiamo anche il primo lotto del nuovo parco Florentia, che ha un impatto economico nel suo complesso abbastanza significativo, di circa 12 milioni. Si tratta di un unico intervento che agisce su due aree differenziate che vengono pensate in una realizzazione per step successivi: una prima fase del React, di circa 4 milioni euro, la seconda fase con PON Metro plus (previsto nel settennato 2021/2027)”.

Sempre parlando del green deal, quali saranno i cambiamenti più specificamente dedicati al verde cittadino?

“Altri interventi riguardano più strettamente la strategia di lotta al cambiamento climatico e benessere cittadino. Si traducono in interventi di forestazione urbana, che non solo aumenterà il numero del patrimonio arboreo esistente, ma che guarda anche alla conservazione del nostro patrimonio pubblico verde, rivolgendosi anche ai cosiddetti alberi storici, che hanno bisogno di una manutenzione particolare. Si attenzionano le situazioni di raffrescamento traducendosi in interventi non sono solo per le pareti verdi presso le scuole e altri edifici, ma anche creando le “zone di quiete”, aree di confort in cui non solo i cittadini ma anche tutti i city users (studenti, turisti, ecc.) potranno sostare e godere della quiete della vita cittadina. Ancora, nell’ottica dell’area quiete, si procederà al completamento del piano di risanamento acustico comunale, incrementando gli interventi antirumore come le barriere e l’asfalto fonoassorbente. Abbiamo previsto interventi legati all’economia circolare, rafforzando la politica di un corretto uso delle plastiche, un corretto riciclo, indirizzandolo al completamento della politica Firenze Circolare, rivolgendosi ai grandi distributori, esempio l’area Mercafir, posizionando compattatori, in modo che i grandi produttori possano gestire al meglio i rifiuti. Alcuni interventi saranno legati alla mobilità urbana, che rafforzi il ritorno a quella pubblica, disincentivando quella privata; per questo abbiamo messo a finanziamento la creazione di un parcheggio scambiatore di circa 300 posti auto a San Lorenzo a Greve, un parcheggio gratuito che permetterà di lasciare l’auto e salire sulla nuova tramvia che passerà in corrispondenza del parcheggio. Si tratta di un’area abbandonata che verrà riutilizzata”.

La mobilità, grande tema per qualsiasi governo cittadino, in che modo sarà toccata dalle risorse del React?

“Ci sarà un’azione molto importante sulla mobilità elettrica, che ha diverse sfaccettature. Sono convinta che per chiedere qualcosa ai cittadini bisogna farlo per primi come istituzione pubblica. Ci sarà quindi la sostituzione di parte del parco veicolare dell’amministrazione comunale che diventerà esclusivamente elettrico. L’idea è di fare un intervento importante nella sostituzione del parco macchine, sostituendo i veicoli più desueti con mezzi sostenibili, completamente elettrici. Cercheremo di allargare questa operazione anche a veicoli della polizia municipale e sui bus scolastici. Abbiamo già sostituito i bus con veicoli più performanti, ora si vuole fare il passo con il bussino scolastico elettrico. E’ un oggetto che non è pronto sul mercato, ma sono state fatte indagini su alcune società produttrici di autobus che potrebbero essere intenzionate a passare al bussino scolastico, che ha caratteristiche particolari e che altre città metropolitane, oltre a Firenze, sono interessate a sperimentare. Il meccanismo interessante è che tante azioni avvengono a Firenze ma anche su tante altre città, condividendo una strategia che poi avrà un impatto a livello territoriale più ampio”.

Anche il trasporto pubblico locale verrà investito dalla rivoluzione elettrica?

“Un altro investimento sarà fatto sul trasporto pubblico locale, gestito dalla Città Metropolitana, che – in aggiunta al rinnovamento che sta già facendo sul Tpl – utilizzerà anche una quota del React-EU di circa 6 milioni di euro, di cui una parte verrà utilizzata per rafforzare i sistemi di ricarica. Quindi, oltre alla tramvia, Firenze avrà più bus elettrici. In parole più chiare, con questi fondi la Città Metropolitana compererà i nuovi bus elettrici che verranno dati in uso ad Autolinee Toscane, il gestore della mobilità locale”.

Per quanto riguarda il digitale? 

“Nel settore del digitale abbiamo progetti per rafforzare la sicurezza, quindi cyber security, e lo sviluppo di tutte quelle attività che riguardano sensori, wi-fi, che alimentano la conoscenza della città da parte dell’amministrazione e che si convogliano nella Smart city control room che permette di fare le scelte migliori per lo sviluppo della città, andando a implementare il sistema già esistente”.

E tutta quella massa di dati, dove va? 

“Nella piattaforma della Smart city control room, che abbiamo sviluppato nell’ambito del progetto europeo Replicate che si è chiuso l’anno scorso: abbiamo già una piattaforma big data che mette assieme le varie dashboard esistenti come quella del supervisore del traffico per avere una visione unica e su questa sinergia e condivisione stiamo lavorando anche da un punto di vista “fisico”: col PON Metro, stiamo completando la sede della Smart city control room, un unico ambiente dove staranno tutti coloro che si occupano di servizi pubblici condividendo così dati e persone. Per il Comune, tra i vari settori, la direzione mobilità, che ha già sviluppato da alcuni anni la piattaforma del supervisore e della mobilità. Si tengono così insieme non solo i dati della pubblica amministrazione ma anche quelli delle società in house e dei privati, che gestiscono i servizi pubblici, come Silfi e AVR. I dati vengono analizzati e trattati per lo sviluppo della città, e tutti potranno leggere tutto quanto è di pubblica utilità, rimanendo la proprietà degli stessi dati nelle mani di coloro che li hanno prodotti; i dati vengono messi semplicemente a disposizione nell’ottica di uno scambio proficuo tra le parti. Ovviamente, si tratta di uno scambio di dati a fini di servizio pubblico in un’ottica quindi di B2G – Business to Government”.

 

 

 

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