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Red Giorgetti, maestro di giornalismo Opinion leader

Firenze – Un tempo il giornalismo era un mestiere di artigiani e Red Giorgetti ha tenuto “una bottega” nella quale sono cresciuti molti di noi esponenti di una generazione che ha creduto fortemente e tuttora crede in questo mestiere. Era una bottega di fotogiornalismo la sua, che ha prodotto una striscia infinita di istantanee che hanno documentato tanti momenti importanti della vita nazionale: la guerra,  il difficile avvio della democrazia, il formarsi di uno spirito repubblicano, le lotte civili, i grandi fatti di cronaca più o meno nera.

Ma anche il giovanotto di belle speranze che faceva i primi passi per impadronirsi della tecnica della raccolta delle informazioni e delle parole per raccontarle lo ha avuto come maestro, un maestro che aveva in più una certa fascinosa aura da reporter d’assalto. Beh, lui aveva lavorato con gli americani, gli indiscussi inventori del giornalismo moderno. Erano stati loro a dargli quel soprannome grazie al colore dei suoi capelli.

Mentre scattava le foto, Red ti stava accanto e ti guidava, semplicemente individuando i testimoni di una tragedia, indicando chi era delle forze dell’ordine colui che poteva darti più particolari possibile, o anche solo identificando i personaggi pubblici che ancora quel giovanotto non conosceva. Era un rapporto professionale che non conosceva attenzioni complimentose o imbarazzati silenzi. In gioco, ogni volta, c’era la completezza e la precisione necessarie anche per battere una concorrenza esperta e aggressiva.

Allora la coppia diventava, soprattutto per merito suo, un team imbattibile preoccupato soltanto di portare a conclusione un lavoro ben fatto, un pezzo di artigianato giornalistico:  dal momento dell’arrivo sulla scena del delitto (o di un qualunque fatto meno efferato) fino all’attesa, alle poste centrali, dell’invio della telefoto alla tipografia. Solo in quel momento, quando l’impiegato confermava l’avvenuta ricezione, ci si poteva rilassare: a domani, alla prossima telefonata: “Red, hanno sparato a uno in via Palazzo dei Diavoli, ci vediamo lì”.

Scene di altri tempi. Oggi sono cambiate le tecnologie, ma non è cambiato il rapporto stretto che si viene a creare fra il giornalista di scrittura e il fotoreporter o il cameraman. Oggi è più facile l’accesso alle fonti e più rapido e sicuro l’invio dei materiali per la pubblicazione in Internet o su carta. Ciascuno porta con sé nella sua professione, indelebili, le prime esperienze, i primi errori, i primi consigli dei colleghi più anziani e, soprattutto, i primi modelli. Anche se la mia esperienza con lui è durata solo tre anni alla redazione fiorentina di Paese Sera in Piazza della Repubblica, Red resta fra i personaggi più importanti nella personalissima galleria dei miei maestri. Per questo lo saluto, ora che ci ha lasciato, con la gratitudine e l’affetto di un allievo devoto.

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