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Formazione professionale, i pilastri del sistema saranno i poli formativi territoriali Società

Il nuovo sistema toscano di formazione professionale ruoterà attorno ai poli formativi territoriali: il percorso di riforma è stato avviato ieri dalla giunta regionale. La proposta di modifica della legge 32 ha iniziato così l'iter attraverso l'approvazione del preliminare. Ed è stato l'assessore alle attività produttive, lavoro e formazione Gianfranco Simoncini a presentarla. 

"I dati statistici sulla formazione – spiega l'assessore – mettono in luce che, in Toscana, sia la partecipazione che i risultati occupazionali sono migliori rispetto alla media nazionale. Ma la necessità di rendere la nostra economica più competitiva e reattiva rispetto alla crisi in atto ci ha spinto ad una riflessione che ha coinvolto tutti i soggetti del settore con l'obiettivo di far fare al sistema della formazione professionale un salto di qualità ulteriore, legandolo sempre di più alle esigenze del sistema produttivo toscano, strutturandolo e radicandolo maggiormente nel territorio".

Ma di cosa si parla, quando si tratta di formazione? La formazione, che comprende anche la riqualificazione del lavoratore o il suo continuo aggiornamento rispetto a tecniche che si evolvono molto rapidamente (si può parlare ormai, nel nostro tempo, di formazione permanente) è di fatto, come dimostrato dalle statistiche di tutti i maggiori paesi, uno strumento indispensabile per lo sviluppo. In Toscana le migliori performance di formazione si registrano nell'età adulta, fra i 25 e i 64 anni, dove i risultati sono positivi sia rispetto alla media nazionale che a quella delle regioni del centro-nord. Dal 2008 al 2011 la partecipazione delle persone senza lavoro all'attività di formazione è aumentata progressivamente: nel 2011 si trattava del 6,4%, a fronte di una media nazionale del 5,7%. La Toscana si pone così al secondo posto, con l'Emilia Romagna e dopo il Trentino Alto Adige, per l'apprendimento permanente. Restano criticità, in particolare per quanto riguarda i giovani (nel 2011 nella fascia di età 15-29 il 17% dei giovani non studia, nè frequenta corsi di formazione, né lavora), insomma si tratta di un serbatoio degli ormai tristemente famosi Neet.  Un fascia critica che si unisce ad altre, come ad esempio per altre ragioni la popolazione femminile, i disoccupati, i precari, i lavoratori espulsi dalle ziende i crisi. Tutti soggetti, assicura Simoncini, che godranno di una particolare attenzione nella riforma.

Tornando all'ossatura della riforma, l'assessore ha spiegato che, nel quadro di un'organizzazione più strutturata e stabile, i poli formativi territoriali dovranno essere al centro di una rete che veda la sinergia fra istruzione tecnica e professionale, organismi di formazione, università e centri di ricerca ed innovazione, imprese e sindacati. "I poli formativi su base territoriale – afferma Simoncini – saranno il punto di riferimento per garantire un'offerta formativa stabile, in un'ottica di medio lungo periodo e su ambiti di intervento definiti in forte integrazione con le necessità del sistema economico toscano nelle sue diverse specializzazioni. A questo che sarà il canale principale, si affiancano un secondo canale, più legato alle esigenze del breve periodo, costituito dalla messa a bando delle attività di volta in volta necessarie a completare l'attività formativa dei poli. Un terzo canale sarà infine quello dell'offerta da catalogo, riservata alla domanda individuale di crescita professiona le da parte dei singoli cittadini".

I tre canali saranno parte integrante di un'unica offerta formativa pubblica. "Un'offerta riconoscibile e trasparente – prosegue Simoncini – sia nei contenuti che nei tempi, basata su una valutazione seria dei fabbisogni e dei risultati". Quanto alla governance del sistema, sarà necessario fare i conti con la riforma in atto delle Province, cui è attualmente demandata l'attività di formazione. "L'obiettivo è quello di affidare alla Regione la determinazione delle scelte programmatiche fondamentali attraverso una lettura dei fabbisogni espressi dai territori". Un altro degli obiettivi della riforma sarà quello di rivedere le modalità di accreditamento degli organismi formativi, snellendo il carico burocratico ma accrescendo le garanzie per gli utenti, semplificando i controlli. A questi si aggiunge il tema della certificazione delle competenze, che sarà sviluppato anche in sintonia con il sistema nazionale, in modo da garantire ai cittadini toscani "il diritto al riconoscimento e alla valorizzazione delle competenze acquisite, sia in contesti formali che informali". Per il futuro, dopo che il Consiglio Regionale avrà discusso il documento preliminare, si aprirà il confronto con le parti sociali e con gli enti locali per arrivare alla definizione puntuale della proposta di legge.

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