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Reddito minimo garantito, presentata la proposta di legge popolare Società

Reddito minimo garantito. L'Italia, insieme alla Grecia, è nella piccola schiera dei Paesi che non ne fanno menzione. Eppure, parte proprio dall'Europa la tenenza ad approntare questa sorta di "salvagente" sociale per chi si vede respinto, soprattutto in tempi di crisi nera come questi che stiamo vivendo, ai margini del panorama lavorativo; non dimentichiamo che in paesi come la Grmania esiste dal 1961.  E una campagna per la proposta di una legge d’iniziativa popolare sul reddito minimo garantito in Italia è stata presentata oggi, presso il Consiglio Regionale della Toscana. Erano presenti Maria Pia Pizzolante, portavoce di Tilt, la rete delle associazioni giovanili che ha lanciato la mobilitazione, i rappresentanti di Sinistra Ecologia e Libertà, Marco Furfaro (Responsabile nazionale politiche giovanili), Mauro Romanelli (Consigliere Regionale), Tommaso Grassi (Consigliere Comunale), Maurizio de Santis (Portavoce regionale), ed esponenti di Cna, Confesercenti, Cgil e del mondo imprenditoriale.

Lo scopo . Contrastare il rischio marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza attraverso un sostegno economico di 600 euro mensili, rivalutabili in base al numero dei membri del nucleo familiare, per tutte le cittadine e i cittadini (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) che non superino 7200 euro annui di reddito e iscritti presso le liste di collocamento dei Centri per l’impiego. Questo il contenuto della porposta di legge illustrata dai relatori, che hanno ricordato che il provvedimento sarà sospeso o decadrà nei casi in cui il beneficiario dichiarasse il falso al momento della richiesta, fosse assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato, partecipasse a percorsi d’inserimento lavorativo retribuiti, compisse sessantacinque anni di età, rifiutasse una proposta congrua d’impiego dopo il riconoscimento delle sue competenze formali e informali.

I dati italiani. Quasi scomparso il lavoro a tempo indeterminato, secondo i dati diffusi da UnionCamere e Bankitalia negli ultimi giorni, milioni di cittadini sono esclusi da qualsiasi forma di sostegno, mentre la cassa integrazione non risolve le crescenti crisi aziendali e costa moltissimo alla collettività (dal 2006 al 2011 lo Stato ha speso circa trenta miliardi euro). "Nello stesso tempo  – si legge nella nota – non esiste più mobilità sociale, chi è povero è destinato spesso a rimanerlo, a guadagnare meno dei propri genitori, che sempre più faticano ad aiutare i propri figli mentre la precarietà contrattuale crea un esercito di uomini e donne crea di fatto una massa di persone sotto ricatto costante".  Del resto, i dati parlano chiaro: nel maggio 2012 il tasso di disoccupazione complessivo si attesta al 10,1%, quello dei 15-24enni, ovvero l'incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 36,2%, mentre gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono il 36,5%. Numeri da brivido. "Il reddito minimo garantito – conclude la nota – diventa quindi un argine importante contro la ricattabilità, il lavoro nero e sottopagato, il “grimaldello” per costruire un nuovo welfare che includa e promuova, garantisca autonomia e libertà di scelta. Non una proposta “rivoluzionaria”, ma di stampo europeo, poiché esiste dappertutto, in Germania dal 1961, tranne che, guarda caso, in Italia e Grecia".

La campagna durerà fino a dicembre 2012, data utile per raccogliere le cinquantamila firme necessarie, ma già i primi dati dimostrano il successo dell’iniziativa. Già diecimila firme prese, mentre nella sola Firenze in una settimana sono state raccolte oltre mille firme. E' possibile firmare   anche presso le sedi dei Quartieri e in Palazzo Vecchio.

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