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Referendum: le ragioni del Sì e del No a confronto Opinion leader

Prato – Interessante momento di confronto sul prossimo referendum :”Le ragioni del Sì e del No, a confronto” organizzato a Prato dai “Liberi Sognatori” giovedì 17 novembre alle ore 21 presso l’ex Chiesa di  San Giovanni,via San Giovanni, con i relatori Nicola Ciolini consigliere regionale in rappresentanza del Comitato “Basta un Si” e Giuseppe Mattera,notaio,del Comitato “Giuristi per il Sì;Luca Mori e Tommaso Cocci in rappresentanza dei Comitati per il No.

Il 4 dicembre in Italia voteremo per un referendum confermativo, espressione della volontà di ben cinquecentomila cittadini che hanno firmato per chiedere che venga resa efficace la legge di riforma della Costituzione che è stata approvata dal Parlamento (Camera e Senato) il 12 aprile 2016. Infatti secondo l’articolo 138 la nostra Costituzione è modificabile e il modo per poterlo fare è stabilito proprio in questo articolo che prevede che una legge di revisione costituzionale deve essere prima approvata dal Parlamento con quattro votazioni e dagli elettori mediante il referendum, a meno che il voto parlamentare sia stato espresso con una maggioranza di due terzi,(il che non è avvenuto, perché approvata dal parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi), e di qui il ricorso al sistema referendario richiesto sia dalla maggioranza che dell’opposizione con più di mezzo milione di firme di elettori per il SÌ.

Una legge di riforma che non tocca i primi 54 articoli della Costituzione ovvero i suoi principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini che fece esclamare a Roberto Benigni  “la Costituzione più bella del mondo”, ma che riguarda la seconda parte e ciò al fine di aggiornarla,tenendo presente che non è un fatto nuovo visto che la Costituzione Italiana è stata modificata dal 1948 ad oggi ben 22 volte senza contare le 11 leggi costituzionali che hanno riguardato però punti d’importanza limitata.

La riforma elimina il bicameralismo paritario per cui non sarà più possibile che formandosi maggioranze diverse nell’una e nell’altra camera, non si riesca a formare un governo e le leggi dovranno essere approvate dalla sola Camera, tranne quelle di particolare importanza (modifiche alla Costituzioni, agli organi di governo e funzioni dei Comuni,leggi elettorali,  modifiche in materia di Europa,elezione del Presidente della Repubblica e nomina dei Giudici della Corte Costituzionale).

Il nuovo Senato, che avrà un compito di rappresentanza degli enti territoriali e di raccordo tra lo Stato e gli enti stessi, sarà composto da 100 senatori eletti dai Consigli Regionali,comprenderà i Sindaci e svolgerà oltre alla funzione legislativa riguardo alle leggi più importanti, una funzione di controllo, di proposta ed esaminerà tutte le leggi approvate dalla Camera; potrà presentare alla Camera progetti di legge. Verranno abolite le Province e le loro funzioni saranno direttamente esercitate dai Comuni, dalle Regioni o dalle 10 Città metropolitane, e il CNEL,dunque una riduzione di costi e un alleggerimento di spese per il bilancio pubblico; infine verrà  alzata la soglia a 150 mila firme per proposte di legge di iniziativa popolare che però dovranno essere esaminate e votate,mentre oggi finiscono per lo più nei cassetti.

La legge di riforma che siamo stati chiamati a confermare o a respingere è stata presentata dal Governo al Parlamento l’8 aprile del 2014, sulla base di un’ampia maggioranza,in prima lettura,che poi si é assottigliata per ragioni diverse dal contenuto della legge, come ad esempio il mancato sostegno di Forza Italia,(che pure aveva promosso la riforma costituzionale), quando Renzi ignorò la richiesta fatta da Silvio Berlusconi di concordare il Presidente della Repubblica e di una parte del PD che teme un’eccessiva concentrazione nelle mani del Premier Renzi.

Di fatto il confronto sulla riforma costituzionale è diventato impropriamente uno scontro pro o contro Renzi, anche se da più parti si invoca la scelta di rimanere nel merito della riforma stessa, perché a coloro che dicono No, sostenendo che il risparmio pubblico prodotto dalla riforma è esiguo; che non succede nulla se la riforma viene bocciata perché, nel caso in cui il Presidente del Consiglio desse le dimissioni si farebbe, un altro governo e si potrebbe reimpostare daccapo un’altra  riforma costituzionale; che se, approvata la riforma, di fatto ci sarebbe un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani del Premier, i sostenitori del SÌ,ribattono che finalmente c’è una chance per adeguare ai tempi che viviamo le nostre Istituzioni democratiche.

Infatti in un  mondo che richiede sempre più velocità d’azione, non mancano indicatori che segnalano il nostro Paese come quasi fermo, arretrato in materia di diritti civili,di funzionamento della pubblica amministrazione e della magistratura, nella scuola e per la qualità del sistema produttivo. L’indecisionismo che ha  impantanato in lunghissime fasi di discussione e contrattazioni l’iter parlamentare di molte leggi del nostro Paese, potrebbe esporlo a un’instabilità che non giova all’azione di governo,prestando il fianco nel prossimo futuro “ad altri”, che  potranno decidere per noi.

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