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Referendum: le ragioni delle donne per il Sì Opinion leader

Pistoia – Avrà luogo domani, martedì 18 ottobre, alle ore 21, a Roma il confronto e la presentazione della rete nazionale dei Comitati regionali fondati e composti da donne, con la Ministra Maria Elena Boschi, grazie all’on. Fabrizia Giuliani, da anni impegnata sui temi legati alle politiche di genere, che ricordiamo essere stata prima firmataria della istituzionalizzazione del Codice Rosa.

Come sappiamo è stata posta in essere da mesi una forte mobilitazione a sostegno del referendum sulle Riforme costituzionali, attraverso la nascita di Comitati spontanei, sorti nei territori e composti da ampia varietà di categorie: dagli avvocati, ai medici, a giovani studenti, a gruppi politici e da gente comune, uniti tutti dall’impegno e dal sostegno alle varie iniziative di confronto e di dibattito sulle ragioni del SI. E da qualche mese sono nati anche “Comitati donne per il SÌ ”

Perché parlare dei “Comitati Donne per il SI” ? Poco se ne parla, ed invece le donne dovrebbero sapere che queste riforme, che riguardano sicuramente tutti, sottolineano e sanciscono, possiamo dire ” garantiscono” attraverso l’Art.55, finalmente e nero su bianco, la parità di genere e la presenza reale, quindi, delle donne nelle Istituzioni.

In questo grande movimento referendario, ampio e variegato che si è creato, mano a mano che la campagna ha preso corpo, durante le varie iniziative nei territori, sempre più si è evidenziata la necessità di affrontare temi di ampia veduta inclusi quelli legati alle politiche di genere.

Ecco il perché della nascita di Comitati per le Donne, non per condurre battaglie di “parte”, né per rivendicare quote di genere, arroccate nel proprio ruolo, ma per ribadire e sostenere questa riforma che contiene il senso profondo del cambiamento, rimuovendo gli ostacoli ed abbattendo i muri anche per la partecipazione al femminile alla vita pubblica e politica.

Da nord a sud, dalla Lombardia alla Toscana, seconda in ordine ad aver aderito all’iniziativa proposta dalla parlamentare della Commissione giustizia alla Camera, fino alla Basilicata, sono già numerosi i Comitati impegnati a portare avanti le ragioni del SI a questa riforma, ed alle trasformazioni positive che questa comporterà, anche nell’ambito delle politiche di genere. Per quanto si ribadisca ad ogni piè sospinto che la donna sia un valore importante sia a livello sociale che politico e che debba venir degnamente rappresentata e considerata in ogni ambito è un fatto certo che la complessiva difficoltà a riformarsi del nostro sistema istituzionale non ha permesso di superare quello scarto profondo tra la realtà dei cambiamenti conquistati e le politiche innovative necessarie a sostenerli.

Da una parte c’è la donna che cambia, si evolve, cresce, si impegna e ha sempre più competenze, dall’altra una realtà paludosa e ingessata, che non permette il cambiamento necessario. Poche le regioni che hanno davvero osservato la presenza femminile nel proprio Consiglio od assegnando loro cariche politiche. Per avviare davvero un rinnovamento che ci consenta di equiparare l’Italia agli standard europei occorre innanzitutto semplificare l’iter legislativo, tagliare i costi della politica e collegare le regioni allo Stato. Cosa che avverrà con la Riforma costituzionale. Le donne sono cambiate, il mondo intorno a loro no, o troppo poco.E’ chiara la consapevolezza che per avviare un ciclo di riforme che si possa definire virtuoso e che consenta di raggiungere gli standard europei, sia fondamentale avviare una semplificazione del processo legislativo, il taglio dei costi degli apparati, per avere maggiori risorse anche per le pari opportunità.

Da poco è nato anche il “Comitato per le donne Lombardia, per il SI” con la coordinatrice Francesca Zaltieri, ex Vice presidente della Provincia di Mantova. ” Avendo vissuto in prima persona e toccato con mano le politiche territoriali mi sono resa conto che occorre una riforma del sistema e in particolare l’istituzione di un Senato delle Regioni che coordini e metta a sistema le politiche regionali socio sanitarie e di welfare,  finalmente potranno consentire la realizzazione di un operativo  Piano Nazionale Antiviolenza e di politiche efficaci di empowermwent e di conciliazione vita-lavoro” afferma Zaltieri e continua:  “Un ostacolo a tale percorso è sicuramente stata ad ora la regionalizzazione e la frammentazione di tali politiche, la non strutturalità, l’intervento a spot temporaneo e non duratura.

E’ ormai tempo che la valorizzazione di grandi esperienze locali e “dal basso”, di Istituzioni locali e di un associazionismo di grande valore, si esprima  attraverso una reale messa a sistema delle buone pratiche, dentro una cornice nazionale ed internazionale che sia garanzia di continuità ed implementazione continua. E’ tempo di efficaci procedure di valutazione di rischio di violenza, di ascolto h24, di strutture per accoglienza immediata, di formazione e di reinserimento delle donne in nuovi percorsi professionali ed esistenziali.

Noi crediamo che il “Senato delle Regioni” possa validamente conciliare le specificità progettuali dei territori con una regia nazionale delle politiche di pari opportunità’.” Ecco perchè la scelta di far nascere Comitati guidati da donne ma che all’interno comprendono ed hanno spazio tutti quanti con realtà diverse.

Le donne consentono di innalzare il Pil economico, permettono maggiore circolarità di visioni culturali portando avanti politiche attive di genere. Molte le battaglie fatte per conquistare Diritti dai quali non si deve tornare indietro, a partire dalla 194, alle politiche contro la violenza vediamo come, da Nord a Sud vi siano frammentazioni e discriminazioni sul piano di intervento. Diritti e servizi fondamentali, e penso alla salute e medicina di genere, al Codice Rosa che ancora non viene inserito come protocollo nei presidi ospedalieri, che oggi in alcune aree geografiche sono al centro del dibattito socio politico, ed in altre pericolosamente disattese.

La riforma persegue proprio l’obbiettivo di omogenizzare le politiche, come i diritti ed i servizi, in tutto il Paese. Questa riforma darà quella svolta definitiva alla rappresentanza di genere nelle istituzioni per poter avere finalmente quella voce e forza necessaria ed opportuna al fine di condurre attivamente, sempre più, il percorso del cambiamento femminile.

Donne, quindi, alla guida dei Comitati regionali, ma con uomini al fianco per combattere la più bella della battaglie: quella della riforma costituzionale per un Italia più giovane, più innovativa e più giusta.

Foto: Maria Elena Boschi

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