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Referendum pre-intesa contratto comunali, vincono i sì, gli astenuti intorno al 61% Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ ormai ufficiale, la preintesa sul contratto decentrato dei dipendenti comunali, oggetto di un referendum che si è svolto in questi ultimi 4 giorni, è passata. I numeri però rivelano anche un altro aspetto della partecipazione: al voto sono andati 1565 dipendenti, il che significa che circa 2500 si sono astenuti. Dei votanti, i sì alla preintesa sono stati 974, vale a dire il 62,56% dei voti validi, i contrari 583, circa il 37,44%. I voti validi sono stati 1557. Quattro schede bianche e 4 voti nulli.

Sulla questione, ecco il commento di Stefano Cecchi, dell’Usb, l’unico sindacato che si è dichiarato contrario: “Ha vinto il partito dell’astensione, pari a circa il 61%. In realtà, ha votato il 38% dei dipendenti, di questi, il 62, 56% per il sì e il 37,44% per il no. Nello scontro, che vedeva 6 sindacati contro uno, non è andata male, tutt’altro. Il lato triste sono i 2500 astenuti, che magari fra qualche tempo avranno anche da fare rimostranze. Adesso dobbiamo lavorare per capitalizzare il buon risultato”. Non solo. Ciò che l’Usb sottolinea, è che, oltre al “partito degli astenuti”, la vittoria sarebbe toccata al CSA, ovvero al “sindacato dei vigili”, che, sempre secondo l’Unione sindacale di Base, che “ha condotto a guinzaglio gli altri sindacati ed ha raggiunto quello che era impensabile solo qualche mese fa”. Insomma, il vero beneficiario del nuovo contratto, come emerge dalla preintesa, sarebbero proprio e solo loro, i vigili.

Altra lettura e altra intepretazione proviene dai Cobas, che si sono schierati (è solo la seconda volta nella storia del Comune di Firenze) per il sì alla preintesa. In realtà, su un punto concordano con l’Usb: “Il dato vero – dicono dai Cobas – è il malessere che emerge, mentre i sindacati, tutti, rischiano di non essere più credibili. E putroppo le assemblee non sono riuscite a essere molto esplicative”.

Ma se il punto comune è la valutazione della scarsa partecipazione come una crisi di rappresentatività, su un altro punto la posizione è totalmente divergente. Intanto, “rispetto ai precedenti contratti che comunque l’Usb ha sottoscritto – dicono dai Cobas – il punto rilevante è la scomparsa dei progetti, fatto di cui beneficiano tutti i dipendenti. Continuiamo a non capire  a chi e con quali istituti dovevano essere destinate maggiori risorse e a chi dovevano essere sottratte, dal momento che si sta parlando di un contratto senza nuove risorse. Forse bisognava alzarsi subito dal tavolo di trattativa, visto che non si fa un nuovo contratto senza soldi. Abbiamo valutato anche questa possibilità, ma dubitiamo che qualcuno ci avrebbe seguito, anche chi ora era per il no”.

Infine, la polemica si fa dura per quanto riguarda il presunto (per l’Usb reale) trattamento di favore ricevuto dai vigili.

Il pallino parte, secondo i Cobas, dalle due indennità previste dal nuovo contratto collettivo nazionale (CCNL) per la polizia municipale, ovvero indennità di funzione e servizio esterno. Per l’indennità di funzione, vengono destinate più o meno le stesse risorse a cui “ammontano attualmente le indennità di “particolari responsabilità” riservate ai  Cat. D della polizia municipale”. Indennità che non si somma con la seconda, quella di “servizio esterno”. Secondo la “nuova” tabella, un agente percepirebbe, per la seconda voce, ovvero “servizio esterno”, dai 5,50 ai 7,50 euro giornalieri. Prima della preintesa, ovvero col “vecchio” contratto, fatti i calcoli, gli agenti in servizio esterno percepiscono la fascia massima della indennità di disagio, ovvero 4,61 euro al giorno. Meno? Sì, se però, dicono dai Cobas, non si contassero i cosiddetti progetti speciali, “regolarmente appannaggio della PM”. Ecco il calcolo sull’ultimo anno, fatto sempre dai Cobas: il progetto speciale riservato alla PM era dotato di un budget di 860mila euro, il che significa che ai 4,61 euro giornalieri, “si sono sommati mediamente oltre mille euro a testa di progetto speciale”. Bene. Ma l’accordo di preintesa prevede che “neppure un centesimo” andrebbe più sui progetti speciali. Di conseguenza, “circa un milione e trecentomila euro al netto degli incrementi delle indennità per tutti e non solo per quelle destinate alla PM, andrebbero a far salire sensibilmente le risorse da dirottare sul premio incentivante che nel 2020 avrebbe un aumento significativo riportandolo ai fasti ante MEF”.

 

 

 

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