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Regionali, Alba (Potere al Popolo): “In Toscana la possibilità di un confronto vero” Breaking news, Politica

Firenze – Regionali alle porte, le forze politiche cominciano a disegnare programmi e parole d’ordine. Nel panorama regionale, che si vorrebbe ormai avviato verso un ritorno del bipolarismo centrosinistra-centrodestra (dove  la radicalizzazione della destra è sempre più evidente con l’affievolimento di Forza Italia e il protagonismo di Lega e Fratelli d’Italia) un ruolo senza dubbio più significativo rispetto a quanto giocato in Emilia Romagna potrebbe avere la lista unitaria  che si muove a sinistra del Pd, e che raccoglie, sotto la sigla Toscana a Sinistra, da Pap a Rifondazione, con una trattativa in corso per quanto riguarda il Partito comunista italiano e Verdi. A raccogliere l’onere e l’onore di fungere da centro attorno a cui si struttura la lista, Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana Sinistra in consiglio regionale e candidato al ruolo di governatore, cinque anni fa con l’omonimo gruppo.

Stamptoscana ha intervistato Lorenzo Alba, di Potere al Popolo, che dopo le consultazioni della base (domenica 2 febbraio 2020, le 11 assemblee territoriali hanno tenuto la seconda consultazione, dopo che la prima non aveva raggiunto la maggioranza richiesta, per decidere se e come presentarsi alle regionali prossime, con il risultato di 71,5% dei votanti favorevole a costruire insieme a Sì Toscana a Sinistra una lista unitaria alternativa a Pd, Centrodestra e M5s)  ha cominciato la costruzione della lista unitaria.

D. Qual è il motivo che ha spinto Potere al Popolo a partecipare alla costruzione di una lista unitaria della sinistra?

R. Intanto, una prima analisi: le forze neoliberiste, dunque Pd e blocco del centro destra, stanno spingendo con una propaganda ad hoc verso il ricrearsi di un bipolarismo politico che lascia fuori forze davvero alternative a questo modello economico, culturale e sociale. Detto questo, il nostro tentativo è quello di contrastare questo “ritorno” proponendo una alternativa reale a ciò che solo sulla carta è “diverso”. Una diversità che è solo di facciata, in quanto nel concreto porta alle stesse scelte, economiche ad esempio, ma anche sulla sicurezza. Se questo è un primo dato generale, in Toscana vorremmo coinvolgere anche forze che attualmente non sono all’interno della lista, come il PCI o i Verdi, ma la cui presenza, secondo noi, condurrebbe ad un arricchimento.  Di fatto, il nostro intendimento è costruire un’aggregazione di forze, e dunque offrire una scelta, davvero “altra” rispetto a ciò che il neoliberismo mette sul tavolo.

D. Un impegno importante, che deve senz’altro risultare da un programma fortemente caratterizzato. Quali sono quindi i punti che definiscono l’area “di attacco” alle politiche che voi definite “neoliberiste”, anche  del centrosinistra?

R. Partiamo dai diritti sociali, come quello fondamentale della salute, che noi vogliamo pubblico, generalista e universalista. Nonostante quanto viene sbandierato, i tagli e le privatizzazioni della sanità cui stiamo assistendo, ticket, intramoenia, smantellano il sistema gratuito e pubblico costituzionale. Insomma, come sa chiunque è che anche per sottoporsi a  un esame semplice, chi ha soldi si cura, chi non può pagare è sotto sottoposto a lunghe file e attese. Il  sistema sanitario è uno dei settori più importanti delle politiche pubbliche. Senz’altro va riconosciuto che sia la Toscana che l’Emilia Romagna stanno molto meglio di altri territori, però non bisogna dimenticare che ereditano una robusta tradizione pubblica, e in più sono regioni ricche. Lo stare meglio è dunque relativo. Anche qui del resto ci sono attese di mesi, diminuzioni di posti letto, debiti dovuti a costruzioni di ospedali secondo il sistema del project financing. Un sistema, quest’ultimo che nasconde una privatizzazione strisciante che si può anche definire come un trasferimento di risorse dal pubblico al privato. Infatti, mentre precedentemente all’utilizzo su larga scala di questo strumento, il pubblico definiva tempi, obiettivi e progettazione, controllando i vari step della realizzazione dell’opera, nel project financing il privato cnsegna l’opera chiavi in mano, con unevidente perdita di controllo da parte del pubblico circa la qualità e soprattutto i costi del lavoro, che rimangono nelle discrezionali mani del privato.

Un altro punto, è il focus sui diritti civili.  Anche se sono legati al livello statale, hanno un alto valore simbolico nella regione, come ha dimostrato in questi ultimi mesi il caso di Prato, dove l’applicazione del decreto sicurezza di salviniana memoria ha permesso di comminare multe da 4mila euro a testa a 12 operai che protestavano davanti all’azienda per un ritardo negli stipendi di 8 mesi. Noi assumiamo e vogliamo su questi casi una presa di posizione chiara di distanza,  che riguarda ovviamente anche i decreti sicurezza (che, faccio notare, sono ancora tranquillamente in vigore con questo governo).  Noi proponiamo un’amnistia per i reati sociali, sia quelli degli operai di Prato, sia per il caso di Nicoletta Dosio, aprendo il discorso sulla questione nazionale”.

D. Ciò che sta dicendo spazzerebbe via  la possibilità, orecchiata in queste ultime settimane, che dentro la lista unitaria possano riconoscersi anche pezzi del M5S delusi?

R. Non ho detto questo. Però è chiaro che se pezzi di 5Stelle delusi vengono a bussare, essendo attualmente al governo, devono prendere le distanze dalle politiche peggiori,  a partire dal rinnovo degli accordi con la Libia e dai decreti sicurezza. La sicurezza non si può amministrare con la criminalizzazione dei bisogni.

D. La vostra volontà di proporre un sistema “altro” sembra basarsi essenzialmente su un ritorno al welfare pubblico, ammesso che sia mai esistito davvero in Italia. Quale sarà la vostra posizione ad esempio sugli appalti, che ormai sono il sistema principale di gestione dei servizi da parte delle amministrazioni pubbliche?

R. Ovviamente, riteniamo che il capitolo appalti ed esternalizzazioni vada profondamente rivisto, con la presenza di determinate garanzie per i lavoratori, qualora sia veramente più utile, economico e agile procedere con questo sistema. Le garanzie irrinunciabili, salario minimo garanito a 9 euro l’ora nette, applicazione art. 18. Pensiamo che il pubblico si debba calare nel ruolo di argine alle politiche di deregolamentazione dei capitolati di appalto. Aggiungo poi che non possiamo certo dimenticare la questione ambientale, che si gioca in importanti snodi in questa regione: dall’aeroporto, al rigassificatore, all’accordo recente che ha visto la regione protagonista per quanto riguarda la costruzone da parte di Eni di un bioinceneritore che andrebbe a gravare su un’area già critica per varie presenze produttive come quella labronica.

D. Tirando le fila, perché in Toscana dovrebbe andare diversamente rispetto all’Emilia, dove il polo della sinistra ha ottenuto circa il 2%?

R. Riteniamo che la Toscana non sia l’Emilia, intendo come percezione diffusa, dove la paura della vittoria della destra ha annichilito il dibattito. Intanto, sembra facile che il candidato alla poltrona di governatore potrebbe non essere della Lega, ma provenire da Forza Italia. E questo è senz’altro un segnale. Per quanto riguarda il candidato della corazzata stretta intorno al Pd, Eugenio Giani, è stato progettato per raccogliere voti anche a destra. La spia della continuità culturale rispetto alla destra e ai potentati economici di cui è rappresentazione politica, è stato l’invito a commemorare in Regione il Giorno del Ricordo rivolto a un giornalista di conclamata provenienza neofascista. Infine, in Toscana c’è la possibilità del ballottaggio, che può in un certo senso rassicurare almeno al primo turno le persone, portandole a votare veramente sui programmi, consentendo un vero confronto. Da questo punto di vista, noi siamo veramente quelli che possono rappresentare la maggioranza dei toscani, non le solite minoranze che si arricchiscono su appalti, privatizzazioni o ciclo dei rifiuti.

 

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