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Regionali, interessi contrapposti e voto disgiunto i rischi della Lega Breaking news, Politica

Firenze – Eppure, lo danno per “certissimo”. Nonostante  dubbi e nuovi accadimenti, Marco Stella, vicepresidente del consiglio regionale toscano, in quota forzista per ora, pur subendo l’ingombrante presenza di Giovanni Galli, potrebbe fare il “gran salto”, o meglio, il passettino, e spostarsi, armi, bagagli e soprattutto preferenze in casa Lega. Perché? Perché la Lega è in piena ricerca di solidità e Stella, in un certo senso, la apporta: per trascorsi, origini, e anche per la caparbia monotonia di temi (degrado, commercio in particolare ambulante, mercati) che lo contraddistingue da sempre, unita, come dicono gli amici, a una certa capacità di distinguere dal particolare il disegno generale.

Già, ma dove sta andando il centrodestra? Accreditato dagli stessi “capi” del centrosinistra come “possibile” per quanto riguarda la vittoria, il centrodestra toscano capitanato ad ora dalla Lega deve decidere cosa fare. Infatti, da un lato si ritrova con una candidata alla presidenza, Susanna Ceccardi, che solleva qualche perplessità sulle priorità di interessi rappresentata, in particolare nei circoli fiorentini e di riferimento fiorentino, dall’altro vede consumarsi una serie di scontri sordi e molto meno deflagranti di quelli che si consumano in altri schieramenti, che riguardano i tre partiti “uniti” dalla candidatura della leonessa di Cascina.

Sotto tutto, dicono nei corridoi del palazzo, scorrono alcune valenze mai sopite. Intanto, il già accennato contrasto di interessi: Ceccardi-Pisa-costa, Firenze-Firenze-Firenze. Contrasto che ha segnato, ad esempio, il primo incauto passaggio della candidata (proveniente dalla provincia di Pisa) sull’aeroporto, corretto immediatamente e in varie occasioni dalla stessa, che tuttavia lascia l’impressione che tutto sommato, della stessa non ci possa fidare del tutto. Da parte di chi, manca la fede? Sempre, ad esempio, degli “sviluppisti” fiorentini, quelli dell’area cittadina e oltre, provincia compresa, che ritengono una grande sciagura indebolire Firenze per portare l’attenzione sul resto. Magari Pisa. Certo, ridurre la poca fede di alcuni dei circoli importanti della destra fiorentina (tradotto: voti) all’eterna rivalità Firenze-Pisa sarebbe ridicolo. Ma non lo diventa quando, mutatis mutandis, si tratta di potere, o meglio, di geografia del potere. Alcuni ritengono infatti che per rafforzare la Toscana sia necessario indebolire Firenze, e che i denari e le influenze si debbano espandere ad altri centri per ora non alla ribalta: la logica di una parte della Lega, che ha visto cadere in sua mano alcune fra le grandi piazze rosse, Siena, Pisa e Pistoia e che preme per mangiarsi Firenze, come testa dell’intera regione. E che perciò amerebbe, viste anche le provenienze di molti dei quadri storici della Lega toscana, avere in qualche modo ragione dei grandi interessi fiorentinocentrici.

Un disegno che viene bollato come semplicemente ridicolo dai “fiorentini”, che sanno perfettamente una cosa: date le circoscrizioni, è a Firenze che si vince o si perde. Fiorentini e supporter segnalati come “sviluppisti”, termine coniato da alcuni “interni” per rimarcare sinteticamente le distanze. Aeroporto in primis: sì alla nuova pista e dunque all’autonomia fiorentina per quanto riguarda i voli, sì alle grandi opere, tutte, e stadio a Firenze. Fantastica posizione che mette in accordo in modo trasversale il gruppo “fiorentino” e supporter di tutti e tre i partiti (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) e anche, a ben guardare, i gruppi del centrosinistra moderato. Vale a dire, Pd e supporter. Insomma, interessi e centri di potere di provenienze diverse si ritrovano nelle stesse posizioni.

Una grandissima pista aperta per una possibilità che secondo molti diventerà realtà. Vale a dire, la possibilità del voto disgiunto, che permetterà a molti, in (particolare sotto osservazione le truppe forziste) di mettere insieme da un lato il voto secondo interessi e cuore (Giani) e dall’altro appartenenza e fedeltà (lista). In altre parole, la possibilità del voto disgiunto potrebbe anche riservare sorprese. Del resto, è ormai storia (stessa cosa anche in Emilia Romagna) che un candidato alla presidenza indovinato fa di più (bisognerà poi valutare quanto di più) dei voti del suo schieramento.

Tornando a Marco Stella e alla sua, data per certissima, trasmigrazione, cause e conseguenze si intersecano. Ad esempio, forse la decisione è stata resa più forte dall’entrata in lizza di Jacopo Cellai, ben fornito di voti suoi, che solleva e tiene fermo in un certo senso la dignità di Forza Italia. Lunga militanza, grande tradizione, radicamento fiorentino senza se e senza ma, ottimo front man per un partito eroso ma comunque ancora in grado di esprimere interessi forti e circoli influenti.

Da qui, il passaggio di Stella in un partito “amico” da cui lo distanzia molto poco e che lo accoglie a braccia aperte per vari motivi, dalla presenza mediatica alla lunga militanza sul territorio al pacchetto che lo accompagna, è funzionale alla scelta di cavalcare una tigre più giovane e lanciata. Ma soprattutto, una sorta di rassicurazione come dicono molti, per il gruppo sviluppista, che potrebbe essere tentato di mettere sotto “tutela” la leonessa Ceccardi. Anche se in molti si chiedono se il compito richiesto a Stella non sia troppo gravoso per le sue forze. D’altro canto, la candidatura con salto di Stella fa perdere forza a un’altra ipotesi di cui s’era parlato molto in questi giorni, vale a dire quella dell’ex senatore forzista, passato alla Lega, Paolo Amato.

Grande spessore politico e culturale, ottimi rapporti con il gruppo leghista di Palazzo Vecchio, capace di sacrifici per la squadra, sviluppista senza dubbio e sostenitore del ruolo principe di Firenze come punto di forza per tutta la Toscana, ecco che potrebbe rappresentare con più convinzione quell’assicurazione che richiedono i circoli che “non si fidano” fino in fondo di Ceccardi. La corsa di Stella potrebbe in ogni caso stoppare un’opzione che comunque non sembra averlo mai visto troppo entusiasta. Anzi. D’altro canto, nella candidatura per molti sorprendente di Giovanni Galli, qualcuno vede riapparire, come nell’intera gestione salviniana della partita toscana, una manina ben conosciuta, forgiata da mille battaglie, un sentore di qualcosa che somiglia a Verdini. Un grande ritorno (ma quando mai è partito, si chiedono amici e nemici), o le solite malelingue velenose che vedono Verdini sempre in attività, persino con politiche matrimoniali di medicea memoria …

Ma la Lega vincerà o no? La Lega, perché una sconfitta del centrodestra non farebbe così male né a Forza Italia, che tutto sommato è sempre sopravvissuta nell’enclave rossa con moderazione e pazienza, né a Fratelli d’Italia, che sta costruendo piano piano e sotto traccia tutto un suo fortino di rapporti e radicamento nel territorio forse meno evidenti, ma molto più forti delle grandi abbuffate di selfie, slogan e aperitivi della Lega. Fratelli d’Italia inoltre gode della lenta avanzata di credibilità della Meloni a livello nazionale, e della continua, inesausta attività dei propri consiglieri: in particolare Francesco Torselli in Regione e Alessandro Draghi in Comune, senza dimenticare la prima guardia, rappresentata da Giovanni Donzelli e Achille Totaro e subito dopo da Paolo Marcheschi. Un personale politico giovane, quello della prima fila, che potrebbe rivelarsi capace di tenere il punto, molto più della Lega, rimasta prigioniera, secondo molti dei suoi più affezionati seguaci, di una struttura accentratrice e assolutista costruita attorno al “capo” che, studiata a suo tempo da Bossi per salvaguardarsi da influenze esterne non gradite (i socialisti craxiani, ad esempio) ora rischia di essere la sua camicia di forza e sudario.

Insomma nonostante tutto, spiegano detrattori e amici, la Lega potrebbe ancora vincere e la Leonessa ruggire. Ma, specificano dentro e fuori, più per demerito del centrosinistra che per merito della Lega. Che, una volta passate le elezioni e se dovesse perdere sia pure con onore, potrebbe addirittura vedere altri transfughi e altri esodi. Ma questa volta dalle sue fila.

 

 

 

 

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