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Regionali, Pd all’ombra di Melio, la Sinistra si misura, astensione incognita vera Breaking news, Politica

Firenze – Liste, le regionali cominciano a far sussultare probabili, papabili o semplicemente aspiranti consiglieri. Ma soprattutto, comincia a lievitare la delicata alchimia delle scelte politiche sui nomi, legate a interessi, correnti, equilibri di potere. Se nel Pd la vera, grande scelta si basa sul collegio di Firenze, dove sugli otto posti della lista, 4 uomini e 4 donne, i maschietti sono 5 ed è cominciato il gioco di chi resta fuori, anche nella lista Fattori, vale a dire Toscana a Sinistra, schermaglie aperte.

I nomi della lista collegio fiorentino Pd sono noti. Per limitarci agli uomini, dalla clamorosa scesa in campo di Jacopo Melio, candidatura molto popolare e molto appoggiata dal segretario Zingaretti che vuole vederlo capolista, si arriva al grande ritorno di Massimo Mattei, al “civile” Roberto d’Ippolito, all’assessore Andrea Vannucci, al popolarissimo presidente del Q2, Michele Pierguidi. Chi salta? Togliendo ovviamente Melio, gli altri hanno tutti sponsor e possibilità. Tuttavia, anche la posizione di Melio è interessante. Il Pd locale lo chiama e lo accoglie e decide che sarà lui il capolista. A questo punto, la domanda è: il Pd locale e specialmente i pochi zingarettiani di Firenze, riusciranno a tutelare la sua candidatura portandolo in regione? Un tempo, nel Pci, e nei Ds, quando si decideva il capolista gli altri facevano un passo indietro. E se invece si presentasse l’occasione di  farlo arrivare a mezza classifica, tanto per dare una tirata d’orecchi a Zingaretti?

Alchimie della politica, si diceva. Specialmente se, come qualcuno sussurra con malignità, la candidatura prestigiosa di Melio non sia stata provocata da necessità di tenere sotto il pelo dell’acqua la faida che si sta consumando fra i “lottiani” (Mattei e Giuliani) e i seguaci di Zingaretti. Il tutto contemplato dall’occhio vigile e distaccato di Renzi. Da segnalare che il problema della numerosità maschile si ripropone nel “collegione” della Piana, con tre uomini per due posti (4 in tutto, due donne e due uomini) in zona Monia Monni. Gli uomini, Fausto Merlotti, amministrativo e grande amico di Eugenio Giani, il vicesindaco di Lastra a Signa Leonardo Cappellini, e un altro assessore di Nardella, Alessandro Martini. La sfida al femminile in questo caso, si gioca fra Stefania Saccardi e Monia Monni. O meglio, si giocava, perché l’entrata di Martini rischia di dividere le preferenze su Monni. Mission, aiutare Saccardi?

Panorama incerto anche in casa della Sinistra. Lancio in grande stile per Tommaso Grassi da Repubblica, sembrerebbe che ormai le riserve siano sciolte. Grassi arriva nella lista di Toscana a Sinistra per cercare una vittoria che potrebbe essere complicata. Scindendo la campagna elettorale del candidato alla presidenza Tommaso Fattori da quella della lista che lo sostiene, è necessario precisare che entrambe devono superare, per passare, la soglia di sbarramento del 5%. Se per Fattori il problema è meno pesante, per la riserva di stima e di voti personali che lo accompagna, per la lista potrebbe esserci qualche inciampo. Tuttavia, a risultato minimo (5.2) passerebbe solo un consigliere, e sarebbe su Firenze. Come non pensare a Paolo Sarti, campione di preferenze e di nuovo in corsa? Se si arrivasse al 6, passerebbe un secondo consigliere, ma dei collegi più numerosi, vale a dire, Pisa, Prato o Livorno, da giudicare col sistema del residuo delle preferenze, che si concentrano sul candidato del collegio con la percentuale di resto più alta. Non solo. Si profila anche in campo Alessia Petraglia, che, vinta la battaglia in seno a Sinistra Italiana, ottenuta spaccando il gruppo (Daniela Lastri&C con Firenze2020) sembra si sia riaccomodata al tavolo dell’accordo con Toscana a Sinistra. E se decidesse di correre in tandem (per la nota regola dell’uomo-donna) con Sarti? Sbaragliamento di tutti gli altri, Grassi compreso. Perché, fra i vari profili del sistema, c’è anche questo mutuo soccorso che spesso comporta la creazione di alleanze e coppie interne uomo-donna.

Se questo è il panorama ad oggi, mancano ancora alcuni pezzetti. A partire dal sostegno a Grassi, che potrebbe arrivare anche, oltre che da Rifondazione (ma non è detto), da Firenze Città Aperta, che avrà una riunione per decidere strategie e candidati lunedì prossimo e che potrebbe decidere in tal senso, rinunciando a un proprio nome, magari per tutelarsi dall’abbraccio soffocante Petraglia-Sarti. Considerando tuttavia che fra i nomi della lista c’è anche la candidata messa in campo da Pap, Francesca Conti. Donna, punto importante ad esempio se si decidesse per la capolistura femminile. Già conosciuta dai media, per una campagna molto seguita alle ultime comunali. Eccettuata Petraglia (che tuttavia sembra aver commentato dicendo che la corsa regionale non le interessa personalmente, forse in vista di altre mete più ambiziose) la candidata femminile con più spessore e credito almeno sul territorio, vista la sua presenza sul posto in molte delle battaglie che sono state condotte in tempi di covid e non solo, dal precariato alla casa alla comunicazione. Una candidatura per certi versi negletta, che potrebbe tuttavia riservare qualche sorpresa, in particolare se, come è possibile, si opterà per la scelta di forte valenza socio-politica, della capolista donna. A meno che, con un colpo di scena da parte di Sinistra Italiana, arrivi sul tavolo il nome di Sandra Gesualdi, che potrebbe decidere di colpo la questione.

Se questo è il panorama a bocce ferme, esiste tuttavia un’altra incognita ancora non troppo presa in considerazione, vale a dire quella della mole, pesantezza, consistenza dell’astensione. Un convitato di pietra che potrebbe riservarsi un ruolo molto destabilizzante su tutti i giochi politici in corso, mettendo in forse non solo delicati equilibri di potere interni, ma anche l’intera tenuta o meglio credibilità del sistema. La prima avvisaglia dell’impatto che potrebbe avere l’astensionismo di massa proviene dalla Francia, dove alle municipali il calo è stato del 16% rispetto alle precedenti. In Toscana, alle scorse regionali del 2015 si recò alle urne il 48, 28% dell’elettorato attivo. Se sulle orme della Francia, che ha segnato il 38,7% di partecipazione alle ultime municipali (il 16% in meno rispetto al 2014), per problemi ad esempio di aggravarsi della pandemia dopo l’estate, o semplicemente per le norme di contenimento che possono provocare file chilometriche ai seggi, oltre all’indecisione politica di un elettorato poco entusiasta dell’esercizio del voto,  il punto diventerà su chi si scaricano i danni. E chi ne coglie i benefici.

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