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Regione: manovra shock, esuberi e uscita dalle partecipate Politica

Firenze – “Non sarà più la Regione che abbiamo finora conosciuto”: la premessa di Enrico Rossi presidente della regione Toscana per illustrare le linee politiche decise oggi dalla Giunta per il bilancio preventivo e la manovra finanziaria 2015 non sono un’iperbole. Il Governo chiede altri 444 milioni dopo i 400 che la Toscana ha dato nel 2011 e, “se vogliamo mantenere il livello attuale dei servizi e senza aumentare le tasse, allora bisogna di fatto cambiare la natura della Regione”. Tre le linee di intervento e tutte impensabili solo qualche mese fa. Eccole in sintesi.

In primo luogo la riduzione del  numero delle aziende Asl da 16 a 3 (più il Meyer), cosa che Rossi chiama “la rivoluzione della qualità” perché a beneficiare della razionalizzazione “sarà la qualità dei servizi”. Una misura già annunciata e già incardinata in C0nsiglio regionale che si è mostrato favorevole.

La seconda linea è “la dichiarazione di esuberi”, fatto mai accaduto, quasi inaudito per un ente pubblico. I dirigenti di tutto il sistema Regione (non solo dunque l’amministrazione di Palazzo Sacrati Strozzi, ma anche la sanità, l’Arpat, l’Ars, l’Estav etc.) sono stati richiesti di stilare numeriche di esuberi per arrivare a un taglio del 10% del personale. I dettagli saranno resi noti nei prossimi giorni, ma già si parla di riduzione dei dirigenti regionali da 115 a 80, di un solo direttore generale invece di otto, e in totale di un “dimagrimento” di circa 5mila dipendenti.  “In questo modo – ha commentato Rossi – andrà in pensione chi ne ha diritto e si apriranno spazi per i giovani, insomma si riavvia il mercato del lavoro”.

Della riduzione del personale si era già sentito parecchio parlare nei giorni scorsi, ma la vera novità è la terza linea. La Regione uscirà da tutte le partecipate, vendendo le sue quote e non partecipando a eventuali aumenti di capitale. Dunque non più nella gestione di aeroporti, Fiere, terme, porti, congressi, pesce, latte, conserve etc. Questo ovviamente non significa che la Regione non farà gli investimenti se necessari per lo sviluppo di queste aziende: “Ma non faremo più da bancomat per ripianare i deficit e le aziende dovranno pensare a diventare economicamente solide”. Per quanto riguarda gli investimenti, ad esempio, sono stati confermati i 200 milioni per la linea ferroviaria Pistoia Lucca Viareggio e i 170 per la nuova darsena di Livorno.

C’è un unico ente nel quale la Regione rimarrà ed è Fidi Toscana, anche perché sta andando avanti il progetto di fusione con i confidi di artigianato e imprese, il “confidone” che dovrà sostenere la crescita del sistema delle imprese toscane: “Sono 45mila le aziende che hanno prestiti garantiti da Fidi e Confidi, e questi struemti sono essenziali per far fluire il credito e dunque per il sostegno economico agli artigiani e alle Pmi”.

In complesso si tratta di una manovra shock che, unita ai risparmi ottenuti riducendo i consiglieri regionali (a 40) e gli assessori (a 8), prende per le corna il toro dei tagli alla spesa pubblica, rifiuta la logica dei tagli lineari, e mette tutta la macchina su binari nuovi. Il fatto che si debbano trovare almeno 350 milioni, nel caso che 130  vengano  ridati alla Toscana con il patto sulla sanità, spinge a scelte radicali: “Scelte che ci rimettono in carreggiata, ci rendono più leggeri e sicuramente più efficaci nei servizi che dobbiamo dare ai cittadini. Stiamo costruendo una regione diversa, legata ai territori e meno appesantita dagli aspetti gestionali”, ha detto ancora Rossi Prese le decisioni politiche, entro domani 4 novembre saranno perfezionate negli atti che saranno inviati al Consiglio regionale.

Immagine: www.real-whitby.co.uk

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