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Regione, personale idraulico in sciopero, “Ci stanno cancellando” Ambiente, Breaking news, Cronaca

Firenze – L’annuncio c’era stato, tre anni fa, direttamente dalla bocca dell’allora governatore toscano Enrico Rossi. “Intendiamo creare una Polizia idraulica perché ci siamo accorti che là dove siamo intervenuti, già ci sono stati nuovi abusi. Il controllo assiduo e costante induce al rispetto delle norme di convivenza civile. Faremo un progetto ed assumeremo pertanto dei giovani che saranno appositamente formati. Partiremo da Livorno, ma lo scopo è estendere questo progetto a tutta la Toscana”. Parole pronunciate all’indomani della tragica alluvione di Livorno, e che avevano dato alla Polizia Idraulica, storico servizio nato quasi col Regno d’Italia, l’illusione che qualcosa si stava muovendo, sotto la pressione del sempre più forte rischio idrogeologico, aggravato dal cambiamento climatico.

Eppure, dopo tre anni in cui nulla o quasi è stato fatto per dare seguito alle parole dell’ex presidente, anzi, il personale idraulico dalle oltre centoventi unità del 1985 si è drasticamente ridotto alle quaranta attuali, un nuovo intervento della neo insediata giunta Giani canta il de profundis al servizio. Almeno così la pensano le Rsu, che, dopo un tentativo di raffreddamento a gennaio presso la Prefettura di Firenze andato a vuoto, indicono uno sciopero con presidio sotto il consiglio regionale per l’11 marzo prossimo.

Ma cosa fa esattamente la Polizia idraulica? In buona sostanza e in sintesi, si occupa  della salvaguardia del territorio e delle popolazioni, svolgendo opera di sorveglianza  costante sull’integrità e l’efficienza delle opere di difesa fluviale, nonché della loro gestione in tempo di piena perlustrando gli argini, manovrando le opere di regolazione e coordinando lavori di pronto intervento con l’ausilio prezioso delle associazioni di volontariato. Il servizio è stato regolato finora da un regio decreto del 1937 e dai suoi ordinamenti attuativi che, caso forse unico in Italia, dicono dai sindacati, “la Regione Toscana oggi mette da parte senza però aver prima definito una nuova organizzazione in sostituzione e, forse, senza neppure aver chiara la possibilità di poter davvero disattendere tale norma statale”.

Fino agli anni settanta erano i vecchi uffici del Genio Civile statale a svolgere questi compiti, ma col decentramento amministrativo le redini passarono prima alla Regione, poi al Provveditorato alle opere pubbliche, poi interamente alle province, finché nel 2016 sono tornate di nuovo in mano alla Regione. “Già da tempo gli uffici della giunta regionale, a dispetto degli annunci di Rossi, si erano mostrati titubanti riguardo al possesso delle funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza che ha sempre connotato ufficiali e sorveglianti idraulici, ridotti oggi in Regione a meno di una cinquantina di unità a seguito di pensionamenti e blocco del turnover”, spiegano dall’USB.

Mezzo della polizia idraulica

La polizia idraulica, aggiungono dall’USB, è certamente “titolare di un ruolo “poco simpatico” nel suo compito di accertamento degli abusi sui fiumi, ma insostituibile nella sua conoscenza del territorio e delle opere idrauliche dopo anni di esperienza maturata sul campo tanto da riuscire a svolgere il cosiddetto “servizio di piena” anche nel buio della notte e sotto la pioggia battente”. Insomma, si tratta di un nucleo di lavoratori specializzati disorientato da ciò che giunge dall’amministrazione regionale nei loro confronti, “come quando è arrivato l’ordine di rimozione delle scritte “polizia idraulica” dagli automezzi di servizio, suonato come un disconoscimento della storica figura”.

Ai primi di novembre è arrivata una delibera di Giunta regionale che secondo i lavoratori costituisce un altro passo verso l’operazione di messa in soffitta del servizio: l’atto sancisce senza mezzi termini la “non strumentalità dei caselli idraulici”, ossia le “case cantoniere” fino ad allora assegnate agli ufficiali idraulici in ragione del servizio svolto, secondo la previsione del regio decreto del 1937. Il significato? Lo spiegano gli operatori: non si riconosce l’utilità di alloggiare vicini al fiume assegnato, il servizio può andare avanti lo stesso.
“Una decisione fondata su motivi opinabili e in contrasto con recenti direttive della protezione civile statale ma soprattutto, e qui sta lo sconcerto del personale idraulico, incredibilmente assunta senza prima aver definito il nuovo modello organizzativo e le nuove regole, creando anzi una sorta di limbo quanto mai pericoloso in un settore così delicato. Basti pensare che questi lavoratori non sono stati liberati dalla custodia del tronco assegnato e dal dovere di intervenire in ogni tempo appena il fiume si accinge a superare il livello di guardia, cioè quegli oneri e responsabilità particolari che, proprio per la mancanza di nuove regole, continuano ad essere dettati da quello stesso regio decreto del 1937 che la Regione sta facendo a pezzi”, spiegano dall’USB.

Tirando le fila, secondo le Rsu, la nuova organizzazione dovrà fare i conti con un personale sotto organico, con la necessità di adeguata formazione e di affiancamento e con l’impossibilità di mettere in reperibilità i lavoratori con un tempo di preavviso limitato, non appena cioè si accendono i “colori” degli stati di allerta. Dunque, nel caos generale, chi ci rimette, oltre ai lavoratori, è la sicurezza del territorio.

Dopo un tentativo di raffreddamento andato a vuoto a gennaio, le Rsu hanno dunque deciso lo sciopero con presidio, che si terrà l’11 marzo di fronte alla sede del Consiglio Regionale, via Cavour 2, Firenze, dalle ore 10.30 alle ore 12.30. Inoltre, i lavoratori comunicano, a partire dal 10 marzo e per trenta giorni, l’indisponibilità a svolgere qualsiasi prestazione richiesta fuori dall’orario di lavoro e fuori dal servizio di reperibilità già programmato e nei limiti contrattuali.

L’agitazione sfociata in sciopero presenta una vera e propria “carta” di punti-obiettivo per ripristinare operatività e chiarezza sia nelle funzioni del corpo, sia nell’attribuzione delle rsponsabilità, ma anche per quanto riguarda a funzionalità degli “strumenti” utili all’attività stessa, come le sopra citate case cantoniere. Ed ecco i punti della rivendicazione:

1) un modello organizzativo del servizio che sia chiaro, completo, rispondente alle norme contrattuali e nel rispetto della normativa in materia;
2) lo svincolo del personale dal ruolo di titolari di tronchi o settori di guardia o custodia ai sensi dei RD 523/1904 e 2669/1937 e la chiara attibuzione delle relative responsabilità ai Dirigenti;
3) la conseguente cessazione esplicita dell’obbligo di entrata in servizio straordinario al superamento del livello di guardia ai sensi del capo VI del RD 2669/1937;
4) il rispetto delle prerogative contrattuali e dei diritti dei lavoratori con la piena applicazione senza eccezioni degli istituti del CCNL in materia di orario di lavoro e reperibilità;
5) il riconoscimento del ruolo di UPG qualora vengano confermate al personale, nei piani di lavoro e/ o negli ordini di servizio, mansioni di polizia idraulica e vigilanza sul rispetto della normativa in materia di tutela fluviale e delle opere idrauliche;
6) la definizione dell’Area di vigilanza e l’attribuzione delle relative indennità;
7) che non siano richieste ai colleghi già assegnatari di abitazioni nei caselli idraulici l’accettazione preventiva di atti prima di conoscerne i termini esatti, né altre condizioni e carichi se non quelli espressamente previsti dall’art. 7 L.R. 16/2017 evitando la forma della concessione ed adottando quella della convenzione o quella della locazione;
8) la definizione di condizioni di utilizzo delle abitazioni nei caselli idraulici allo scadere dei due anni che salvaguardino la possibilità di continuità abitativa;
9) che sia assicurata la sicurezza e tutela degli addetti nello svolgimento delle proprie funzioni (compresi specifici protocolli di sicurezza, relativi alle operazioni da svolgersi in esterno, con speciale riferimento a quelle da eseguirsi in fregio ai corsi d’acqua ed ai manufatti idraulici, sia per quanto riguarda le attività di assistenza, manutenzione, verifica e controllo, che quelle relative al servizio di piena) e chiarita la posizione dal punto di vista assicurativo;
10) che sia stabilito con chiarezza su chi ricadono le relative responsabilità, in ogni fase del servizio, ivi compresi i rapporti tra il personale ed i soggetti (singoli, società, associazioni, enti, ed il personale comunque impegnato) chiamati a collaborare con l’amministrazione durante lo svolgimento del servizio sia ordinario che di piena, anche in relazione alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro;
11) che siano annullati tutti gli ordini di servizio relativi all’assegnazione di tronchi, settori e relative opere idrauliche;
12) che siano annullati tutti gli ordini di servizio relativi al servizio di piena e sia adottato uno schema generale valido per tutta la regione;
13) che sia adottato un piano occupazionale straordinario che consenta di superare il concetto della mera sostituzione del personale in quiescenza e faccia fronte alle carenze gravissime di personale necessario alle reali esigenze del servizio tenendo conto delle tempistiche necessarie allo
svolgimento dello stesso sia in ordinario che in tempo di piena e della necessità che avranno i nuovi colleghi di un congruo periodo di apprendimento in affiancamento a personale esperto.

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