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Regione, sfida bilancio: servono altri 120 milioni senza ricorrere alle tasse Economia

Firenze – Il preliminare di bilancio 2016 è stato presentato in consiglio regionale nell’ultima seduta. Per chiudere il bilancio 2016 (da sottolineare che il documento vale 8 miliardi e 400 milioni, un miliardo e quattrocento milioni di risorse libere) servono almeno altri 120 milioni di euro. La promessa: lasciare i servizi ai cittadini, non intervenire sulle tasse.

Facendo i conti, ecco dove la coperta è corta: un centinaio di milioni riguardano le manovre di governo, vale a dire servono per assorbire gli effetti dei tagli che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni. Quanto? Già nel 2015 oltre 440 milioni alla capacità di spesa della Regione. Con un porblema in più: se l’anno scorso la giunta ha potuto utilizzare alla bisogna i fondi Fas (ovvero i fondi statali per le aree sottoutilizzate) quest’anno le norme non lo consentono: dunque, quei novanta, 100milioni andranno trovati nelle risorse regionali. Oltre a questi, no bisogna dimenticare che rimangono indeitro anche quei circa trenta milioni che serviranno per pagare la riforma delle Province, il personale e le funzioni tornate in capo alla Regione.

Altro problema da superare, l’ormai famoso obbligo di pareggio di bilancio. Obbligo che riduce di due terzi gli investimenti possibili aumentando le difficoltà, dal momento che la Regione non potrà più ricorrere a mutui per finanziare piccole e grandi opere. “L’abbiamo già sperimentato quest’anno – dice l’assessore Bugli – ed abbiamo potuto spendere solo 100 milioni contro una media di 280-300 milioni investiti degli ultimi tre anni, sanità compresa”.

Ed è lo stesso presidente Enrico Rossi a confermarlo: il bilancio 2016 sarà fra i più difficili degli ultimi anni. “Stiamo discutendo con il governo per vedere di allargare le possibilità di fare investimenti e portarli almeno a 150-170 milioni”. Altrimenti? Sarà giocoforza rinviare alcune opere già previste.


La ricetta per togliersi dall’impasse, è, secondo l’assessore Bugli, quella di costruire una “nuova Regione”. “Più sobria, più leggera e con una classe politica più consapevole di dover costare meno e sopportare un carico di lavoro maggiore”. Parole che vengono dette in aula, davanti al consiglio.

Anche perché a vera sfida sta non solo nel non tagliare i servizi, ma anche nel dare una mano a una ripresa che sia pur timida sembra finalmente farsi avanti.

E fra i messaggi che con l’occasione il governo regionale lancia all’aula, passa anche quello della “filiera decisionale accorciata, meno dipendenti e meno dirigenti”. Insomma, una Regione con passaggi più semplici in grado di trasformarla, “oltre che in ente di legislazione e controllo, anche in ente che si prende la responsabilità del governo e mette i piedi nel piatto nella gestione di filiere fondamentali per i cittadini e le imprese puntando ad una semplificazione di “chi deve fare cosa”, in settori chiave come l’ambiente, la formazione e l’agricoltura, la difesa del suolo, la formazione e il lavoro o la viabilità regionale”.

E quindi, i soldi mancanti verranno recuperati, promette l’assessore, con un’ulteriore spending review. Ad esempio, la riforma sanitaria offrirà campo di risparmio, secondo la giunta, oltre ai 260 dipendenti della Regione che entro il prossimo anno andranno in pensione anticipata e non saranno sostituiti. Non solo: si attende anche la gara unica per il trasporto pubblico locale, mentre ci sono già i frutti, sostiene Bugli, della diminuzione “di assessori e consiglieri”.

Grande alleato, i fondi europei, cui si guarda con fiducia per quanto riguarda il possibile finanziamento di alcune misure e politiche regionali. Del resto, grazie alla sforzo di compartecipazione della Toscana, per l’attuale settennato ammontano a 143 milioni in più del precedente, venti l’anno. Si punta su un ulteriore recupero dell’evasione fiscale, che già buoni frutti ha dato in questi anni. Giura Bugli: “Di sicuro sicuro non andremo a toccare l’addizionale Irpef, che tocca i lavoratori e l’Irap, e l’Irap, che riguarda le imprese”.

 

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