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Politica regionale: sociale e salute, arriva un piano unico Cronaca, Società

Salute e sociale, due facce della stessa medaglia. Come confermato da ricerche internazionali, la salute è uno stato della persona che si mantiene più facilmente se l’ambito di vita è corretto. Il che non implica solo la prospettiva economica, ma anche quella delle relazioni, del lavoro, dello svago, dell’ambiente e dell’alimentazione. In altre parole, tutto ciò che consideriamo “sociale”. Ebbene, il Piano presentato oggi 21 dicembre dall'assessore alla sanità Daniela Scaramuccia e dall'assessore al welfare Salvatore Allocca, ha fatto proprio il principio dell’interdipendenza delle due sfere integrandole e rendendole due derivate di un unico principio: l’universalità della persona, che non può che essere considerata nel suo insieme, se davvero si vuole dare un significato completo al termine “salute”.
In concreto, dopo uno studio accurato dei due ambiti, salute e sociale, condotto con un ampio ascolto e facendo intervenire associazioni, cittadini, professionisti, con l’aiuto di Arci, Uncem, Upi, Società della Salute, il Piano introduce alcune novità.
L’approccio unitario al tema è confortato dalle stime dei principali studi internazionali di settore: uno studio canadese rivela che a costruire salute e benessere contribuiscono per il 15-25% i servizi socio-sanitari; per il 10-20% la genetica; e per il 50-60% ambiente, cultura, economia. Studi condotti negli anni passati hanno dimostrato che i comportamenti adottati e le disuguaglianze sociali, culturali, economiche, incidono sul livello di salute delle persone. Quindi l’integrazione tra tutte le politiche rappresenta in questo Piano l’obiettivo per perseguire e raggiungere nuovi risultati di salute.
La centralità della persona,  che si potrebbe declinare nella constatazione che è la persona, con le sue scelte di stili di vita, a determinare in gran parte la sua salute futura. Dunque, il Piano prevede strumenti per riconoscere le peculiarità della persona, con le sue specificità di tipo sociale, economico, culturale, per garantire risposte adeguate ed efficaci. La sfida è comprendere che diversi individui affrontano in maniera diversa il proprio percorso di salute. Del resto, le sfide che sono già rotolate addosso alle persone e a quei collettori sociali naturali che sono le famiglie, sono complicate e difficili. Fra i punti di criticità su cui tenere appuntati gli occhi con particolare attenzione, lo tsunami delle malattie croniche, con un andamento di crescita talmente marcato da non essere giustificato dal solo invecchiamento fisiologico; la crescente domanda di “salute” intesa nel senso più lato, spesso non risolvibile con interventi soicali o sanitari, quanto spesso espressione di un disagio generalizzato, legato all’insicurezza diffusa (lavoro, futuro, legami affettivi), assicurare equità nell’accesso dei servizi, in particolare in momenti di stretta economica come quelli che si stanno vivendo; variabilità nell’offerta dei servizi.

E, su tutto, l’ombra oscura della crisi economico-finanziaria mondiale, con le sue ricadute in tema di tagli che a livello nazionale si manifestano con sempre ulteriori diminuzioni alle risorse regionali dedicate al sanitario, sociosanitario e sociale.

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