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Regione Toscana, approvazione Piano del paesaggio slitta di una settimana Cronaca

Firenze – Piano del paesaggio, i colloqui di oggi pomeriggio tenutisi a Roma fra il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ne fanno slittare l’approvazione definitiva: calendarizzato nella seduta odierna del Consiglio regionale, il Pit verrà rinviato alla prossima seduta che si terrà il 24-25 marzo. Ed è il capogruppo Pd in consiglio regionale Ivan Ferrucci a commentare positivamente il rinvio, definito “un atto dovuto”, visto l’importante confronto romano. E a conclusione dell’incontro col ministro, lo stesso Rossi ha dichiarato con una punta di polemica “a chi punta il dito contro ciò che stiamo facendo a tutela del paesaggio toscano” che la legge in corso d’opera “blocca il consumo di territorio e vieta tutte le costruzioni in tutte le aree ad alto rischio idraulico (il 7% del territorio pianeggiante)”. Sottolineando anche il fatto che “siamo la prima regione” ad avere fatto scelte di indirizzo territoriale così nette. “Adesso siamo chiamati a fare un bel piano del paesaggio – ha concluso il governatore – ed è questo il traguardo che vogliamo tagliare. Ne abbiamo discusso con il ministro Fraceschini così come con la società toscana. Vogliamo portarlo in approvazione in Consiglio entro la legislatura con l’intesa con il Ministero dei beni culturali”.

Nella questione interviene anche Gianfranco Venturi, presidente Pd della commissione ambiente del consiglio regionale che, al netto degli emendamenti che potrebbero essere proposti dopo l’incontro tra Franceschini e Rossi, dice: “porterò in aula il piano del paesaggio così come uscito dalla votazione in commissione”.

Punto di vista tecnico-procedurale il suo, come spiega a margine dei lavori d’aula: “Da un punto di vista procedurale una volta che un provvedimento è passato in commissione poi deve essere portato in aula. Non esiste una fase di ulteriore compensazione o rielaborazione, si va in aula con il testo approvato dalla commissione. Poi l’aula è sovrana e si possono presentare gli emendamenti”.

Insomma, il ragionamento di Venturi è semplice e condiviso anche da buona parte dei membri della commissione, che per mesi ha lavorato sul progetto di legge: “La commissione – spiega – dice la sua e un provvedimento arriva in aula con un determinato voto”. E il ministero? Ci deve essere una ragionevole trattativa, concede Venturi, per quanto riguarda gli emendamenti da presentare. All’aula, ovviamente. “Se Rossi riporta una ragionevole richiesta di cambiamento su alcuni punti, io sono per votarla. Non sono invece d’accordo a mandare alle ortiche tout court tutto il lavoro fatto in commissione”.

 

 

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