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Regole Erp, i partiti cercano la medaglia, SPC attacca Breaking news, Cronaca

Firenze – E’ il principio dell” “equilibrio sociale” a scatenare la “corsa”. Si tratta di un principio che trova la sua istituzionalizzazione nel nuovo regolamento dell’edilizia popolare approvato dalla giunta di Firenze, che riguarda, è bene sottolinearlo, tutta la Lode fiorentina. Un principio che, di fatto, tende a evitare di creare squilibri “sociali” all’interno delle assegnazioni, volto a impedire il formarsi di ghetti, dettato dall’art. 12 della legge regionale sulla casa 2/2019. Esulta Fratelli d’Italia, reagisce il Pd, che nel contempo mette i distinguo.

L’articolo che ad ora (prima dell’esame in consiglio comunale, che, vogliamo ricordarlo, ha il potere di modificare il regolamento) sembrerebbe al centro del dibattito è l’art. 18, in cui sono presenti due commi: il primo riguarda l’individuazione degli alloggi da assegnare da parte del Comune di Firenze, operazione che dovrà tenere conto, laddove possibile, del contesto abitativo in cui verrà inserito l’aspirante assegnatario al fine di assicurare la massima integrazione e coesione sociale, nonché la pacifica convivenza, come previsto dal comma 4 dell’art. 12 della Legge Regionale. A tale scopo il soggetto gestore (Casa spa a Firenze) deve riportare le criticità legate a situazioni sociali e socio-sanitarie presenti negli edifici individuati per l’assegnazione degli alloggi nelle schede di consegna degli stessi e negli edifici limitrofi.

Ovviamente, la domanda successiva è: ma chi sarà il soggetto o i soggetti che forniranno le informazioni necessarie anche allo stesso ente gestore? Risponde, sebbene non con la massima chiarezza, il comma 2 dello stesso articolo. Il Comune infatti, una volta verificato il diritto all’assegnazione di un alloggio per il nucleo richiedente, può avviare una procedura di valutazione preventiva dell’equilibrio sociale dell’assegnazione, anche avvalendosi della Commissione ERP e Mobilità. Le informazioni necessarie per tale valutazione sono acquisite con la collaborazione del Soggetto Gestore, del Servizio Sociale Professionale territorialmente competente e eventualmente di altre realtà presenti sul territorio.

A questo punto, per completezza d’informazione, occore senz’altro precisare che, al di là di quel “può” che sembrerebbe un po’ in contrddizione con il precedente dettato, la valutazione preventiva da parte del Comune dovrebbe avvalersi della Commissione Erp e Mobilità, tanto più che, fra i soggetti da cui reperire le informazioni necessarie per la valutazione, si cita il soggetto gestore, il servizio sociale territoriale e altre realtà. Ebbene, sarebbe da ricordare che la Commissione Erp è formata da Comune, ente gestore, Asl, servizi sociali e sindacati degli inquilini. Insomma, un “mix” abbastanza allargato e rappresentativo, e soprattutto che vede riuniti i soggetti già specificati (comune, ente gestore e servizio sociale) oltre ad altri voci importanti come Asl e sindacati degli inquilini, che così non rischierebbero di assumere il ruolo del famoso convitato di pietra.

Insomma, se il principio del “mix sociale” piace a tutti, tuttavia qualche distinguo salta agli occhi. Intanto, trionfale la nota diffusa dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Francesco Draghi, che commenta: “Nardella copia il programma di Fratelli d’Italia- che prevede misure per un riequilibrio tra famiglie italiane e straniere. I ghetti etnici sono una minaccia per tutti: per gli italiani in primis ma anche per le minoranze di stranieri regolari che spesso sono aggrediti da gruppi etnici più violenti e numerosi”. Come esempio negativo, Draghi cita via Toscanini.

Risponde a stretto giro il capogruppo Pd, Nicola Armentano:  “C’è una cosa che il consigliere Draghi non ha compreso, che per noi l’interesse dei cittadini non ha colore né appartenenza politica e a differenza sua non apprezziamo questi distinguo pretestuosi su un tema esiziale per i cittadini come quello della casa. Il regolamento Erp rappresenta un adeguamento alla normativa regionale vigente e si pone l’importante obiettivo di favorire in ogni modo il valore sociale della convivenza”

“Si tratta di un adeguamento previsto dalla legge regionale – dice Laura Grandi, segretaria del Sunia – un principio molto  semplice, che non guarda alla questione etnica, ma a una ragione di buon senso:  nel regolamento, il principio è declinato come previsto dalla legge 2/2019 della Regione. Volerlo tirare a destra o sinistra, è un esercizio senza senso. Piuttosto, è importante capire chi decide e chi applica il principio del mix sociale. Secondo l’articolo 18 comma 2 del regolamento che verrà portato al consiglio, la valutazione verrà affidata “anche” alla commissione Erp, che è formata da Comune, ente gestore, Asl servizi sociali e sindacati degli inquilini. Dunque, da un organismo ad ampia rappresentanza che dà garanzia comunque di una valutazione  il più possibile rappresentantiva della situazione”.

“Al consigliere Draghi voglio anche suggerire di farla finita con la questione di via Toscanini. Se vi si recasse,  troverà una realtà tranquilla con le tensioni ordinarie, comuni a tutti i condomini. Troppo facile agitare lo spettro di via Toscanini se non si conosce la situazione. Via Toscanini si ribella, e non accetta più di essere presa ad esempio e simbolo di complessi socialmente degradati. Specifico che parlo a nome dei numerosi iscritti che abitano in via Toscanini”.

E di “guerra fra destre”, parlano i consiglieri di SPC Antonella Bundu e Dmitrij Palagi, che si dicono “perplessi e preoccupati” per “le definizioni scelte per comunicare il nuovo regolamento per l’edilizia residenziale pubblica”. “Stretta sui controlli, immediata esecuzione della decadenza, segnalazioni di attività illecite e di problematiche, garantire l’equilibrio sociale rispetto alle criticità”, elencano.

Sono le novità evidenziate dall’Amministrazione che “sembrano andare in una direzione preoccupante. Si aumenta il potere discrezionale della dirigenza del servizio casa, giustificandola con la necessità di valutare l’equilibrio sociale dei quartieri. Poi ci si stupisce se la destra esulta in questo riconoscimento di fatto di una città in cui esistono quartieri-ghetti? Non vogliamo negare la possibilità che nella sua testa l’Assessore sia partito armato di buone intenzioni, ma la proposta arriva senza che ci sia stato un percorso pubblico e partecipato su come si definiscono le criticità. Se il modello è quello inquietante del controllo di vicinato, che stiamo provando a contrastare, è chiara la guerra tra poveri che rischia di profilarsi, in cui ogni elemento di diversità alimenterà la paura e le denunce, rivolte anche al servizio casa e non solo ai servizi sociali”.

 

 

 

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