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Reintegra nel posto di lavoro, a ottobre due sentenze a favore Breaking news, Cronaca

Firenze – Reintegra nel posto di lavoro, quasi una chimera. Eppure, qualcosa si muove. Ne fanno fede due casi, uno seguito dall’Unione sindacale di base e che riguarda una dipendente di Unicoop Firenze, l’altro, seguito dalla Cgil, che riguarda invece un docente di una scuola privata, la Lorenzo de’ Medici.

Il primo caso riguarda una  lavoratrice dipendente del supermercato Coop di Novoli a Firenze,  licenziata circa un anno fa mentre faceva la spesa al Superstore di Sesto Fiorentino. La dipendente era stata fermata da alcune colleghe mentre faceva la spesa all’ex-Ipercoop di Sesto Fiorentino, che le avevano contestato un comportamento non corretto in fase di pagamento, con la conseguenza di una contestazione disciplinare che si era trasformata in un provvedimento di licenziamento.

 Con la  sentenza n°6860/2019 , il Giudice dichiara l’insussistenza del fatto dichiarato da Unicoop e annulla il licenziamento ai sensi dell’art.18 co.4 L.300/70 ordinando  la immediata reintegra della dipendente nel posto di lavoro ed al pagamento in favore della lavoratrice in una indennità risarcitoria pari a 12 mensilità alle quali vanno aggiunti  gli interessi legali e la rivalutazione monetaria e condannando inoltre la Cooperativa al pagamento delle spese processuali nella misura di 4000 euro circa. Fondamentale è stata la testimonianza rilasciata dal dipendente addetto alla cassa che nella propria ricostruzione ha chiaramente affermato  che la cliente/dipendente al momento della contestazione dell’addebito si trovava davanti a lui e non aveva ancora incominciato ad imbustare la spesa, contrariamente a quanto affermato da Unicoop che invece sosteneva che la lavoratrice avesse oltrepassato la barriera casse e incominciato ad imbustare la spesa.

 “Una sentenza che riabilita la lavoratrice da punto di vista morale e personale – dice l’Unione sindacale di Base, che ha accompagnato la lavoratrice nel percorso con lo studio legale Conte-Martini-Ranfagni –  ma che getta ombre inquietanti sul comportamento che alcuni dirigenti di  Unicoop Firenze stanno tenendo negli ultimi anni nei confronti dei dipendenti e colleghi, sempre più spesso  vessati e sottoposti a provvedimenti disciplinari continui, carichi di lavoro eccessivi, turni massacranti e che celerebbero a nostro avviso numerose difficoltà dal punto di vista dirigenziale nell’affrontare la crisi  che il  settore della cooperazione sta attraversando negli ultimi anni”.

 “Si tratta di una sentenzaimportante – conclude l’Usb – perché riguarda la reintegra di un dipendente nel proprio posto di lavoro, operazione sempre più rara e complessa da portare a termine, dopo l’ingresso della legge Fornero e il Job Act”.

Nel secondo caso, sotto la scure del licenziamento in tronco era caduto un insegnante dell’istituto privato di Firenze Lorenzo de’ Medici, reo, secondo la scuola di aver inviato ai propri colleghi, sulle loro caselle di posta aziendale, l’invito a partecipare ad una indagine promossa tra gli altri dalla FLC CGIL, per approfondire le condizioni lavorative nei programmi Study Abroad a Firenze e in Toscana. Ciò era bastato per far scattare il provvedmento di cessazione immediata del rapporto di lavoro, cui la scuola era giunta per aver riscontrato nella condotta del dipendente “motivi tali – si legge nella nota della Cgil – da aver pregiudicato i rapporti tra datore di lavoro e lavoratore, tanto da giustificare il licenziamento in tronco”. La richiesta degli avvocati del lavoratore (Massimo Capialbi e Arnaldo Dettori) al giudice era stata quella di accertare  la natura discriminatoria e ritorsiva del licenziamento intimato al proprio dipendente dall’istituto Lorenzo de’ Medici.

La giudice ha accolto il ricorso dichiarando nullo, perché discriminatorio, il licenziamento e ha condannato Lorenzo De’ Medici s.r.l. a reintegrare il lavoratore, a risarcire il danno causato dalla mancata retribuzione e a sostenere tutte le spese della lite.

Un punto importante della sentenza è quello di rilevare come “la comunicazione su temi sindacali e di lavoro tra colleghi non necessiti di alcuna autorizzazione da parte né del datore di lavoro né dei colleghi; il licenziamento è quindi giudicato discriminatorio perché comminato per punire il lavoratore per aver svolto attività sindacale in azienda, e questa valutazione è rafforzata dal fatto che Lorenzo de’ Medici, per contrastare l’attività sindacale, aveva sottoposto a provvedimento disciplinare tutti i colleghi dello stesso dipartimento del lavoratore illegittimamente licenziato”.

Una sentenza giudicata “importantissima” dalla FLC CGIL di Firenze, che, “a seguito del rafforzamento della propria azione sindacale nei settori privati della conoscenza, si è trovata più volte a dover tutelare i propri iscritti ed i propri Rappresentanti Sindacali Aziendali da comportamenti dei datori di lavoro volti ad inibire l’attività sindacale presso i loro istituti”.  

 

 

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