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Manciulli: “Renzi? un attaccante di talento, ma a volte troppo individualista” Politica

Il segretario fu tra i primi a rendere omaggio a Renzi dopo la vittoria alle amministrative, da allora ne è passata di acqua sotto al ponte (vecchio) e i motivi di scontro tra i due non sono mancati. A questo punto, però, Renzi è più una risorsa o una spada di Damocle per il Pd? “Io per indole tendo sempre a valutare il bicchiere mezzo pieno – risponde Manciulli – il segretario è un po’ l’allenatore della squadra, bisogna valutare il materiale umano a disposizione con pregi e difetti. Il pregio più grande di Matteo è di avere un grande talento comunicativo ma se si va nel merito delle questioni e alla capacità di Governo possiamo dire che ha dei margini di miglioramento”.
E visto che Manciulli si considera l’allenatore del Pd toscano nella sua squadra non vede un Renzi alla Pirlo, capace di dettare i tempi di gioco magari facendo spesso gli stessi movimenti, lo vede piuttosto come l’imprevedibile Balotelli.
Come la stella dei Citizen anche Renzi ama l’individualità, soprattutto quando si tratta di affrontare questioni aspre come il futuro di Peretola o la vertenza Ataf. Il gioco si fa duro e allora il Sindaco prende palla e cerca la via del gol da solo senza dialogare troppo con i compagni, leggi gli altri primi cittadini dell’hinterland. E’ in questo frangente che il lavoro dell’allenatore, ovvero il segretario del Partito si fa particolarmente difficile: “E’ l’arte della politica – dice Manciulli – bisogna saper mediare. I tempi in cui il Pci chiamava tutti a raccolta e dettava la linea sono lontani ma chiunque pensi che da solo fa meglio si crea un’illusione che non lo porterà da nessuna parte”.
Renzi nasce grazie alle primarie e ancora non ha definitivamente sciolto la riserva su una sua eventuale partecipazione alla contesa per la candidatura a Presidente del Consiglio in vista delle prossime politiche. “Sono contro alla religione delle primarie – dice Manciulli – devono essere uno strumento al servizio della politica ma un partito non si può basare solo su questo. Credo che per tutte le cariche monocratiche siano utili ma anche per consiglieri regionali e parlamentari, quando cioè c’è una corrispondenza diretta tra l’eletto e i cittadini. Di sicuro se ad esempio in Toscana si tornasse alle preferenze non si farebbero più le primarie, la nostra legge elettorale dovrà essere cambiata e vedremo quale delle due scuole di pensiero, se le preferenze o i collegi, predominerà”.

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