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Renzi-Bersani: innovazione vs tradizione nello stesso sistema di valori Opinion leader

Qualche settimana fa era uscita la Carta di intenti del PD di Bersani. Un documento agile, molto alto che delineava un condivisibile, anche se per alcuni versi scontato, posizionamento nella tradizionale area del centrosinistra italiano. Anche i titoli richiamavano, nel loro valore evocativo, i temi cari alla sinistra. Europa, Lavoro, Uguaglianza, Diritti, Democrazia, Beni Comuni etc.  Insomma la lettura della carta dava “niente di meno” (e forse neppure “niente di più”) dell'attuale posizionamento strategico, di fondo, del PD.

La bozza del Programma di Renzi non appare come una negazione della carta. E neppure un superamento significativo verso altre “sponde” politico-culturali. In questo senso la lettura della bozza non potrà che rassicurare quei militanti ed elettori di sinistra che, in buona fede e al di fuori di un pregiudizio precostituito, temevano uno sconfinamento della impostazione di fondo verso il centro-destra. Ma certamente la bozza aggiunge, interpreta e sottolinea in maniera diversa i contenuti della carta di intenti.

Non avrebbe senso a questo livello di generalità dei documenti comparare le diverse proposte in campo nei due Programmi. Sembra invece utile cercare di verificare il livello, la natura e l'importanza di ciò che la “bozza” aggiunge rispetto alla carta, che può essere considerata la base di fondo delle idee del PD. Anche per capire se esiste davvero un “valore aggiunto” del candidato leader Renzi. Se cioè la battaglia delle primarie si limita soltanto ad uno scontro fra due persone diverse e fra due stili diversi, nei modi e nei tempi, di imprimere una innovazione alla politica e al sistema paese o, se invece, ci sono anche diversità di contenuto politico e di visione strategica.

Il primo argomento di rilievo, toccato da ambedue i documenti, è, e non poteva non essere, l'Europa. Molta concordanza sul problema della mancanza di una sistema politico-istituzionale (gli Stati uniti di Europa) che indebolisce la moneta e l'economia e sulla evoluzione da imprimere se si vuole salvare la coesione, l'euro, l'economia e la fiducia dei cittadini. La vera differenza emerge nei due diversi “ingressi al tema”. Mentre nella carta si inizia con la tradizionale, evergreen, “La crisi che scuote il mondo mette a rischio l'Europa…” nella carta c'è invece una importante affermazione che recita “L'azione del Governo in carica ha concorso ad un netto recupero della credibilità internazionale”. Qui c'è il primo grande, ineliminabile, scostamento: mentre nella carta sembra che “sia tutto da fare” da parte del Governo che verrà, nella bozza c'è invece un riconoscimento forte e netto della positività dell'azione del Governo Monti. Una continuità che sembra mettere in imbarazzo Bersani e che invece viene rivendicata, senza se e senza ma, dal giovane Renzi. Non banale appare inoltre la citazione di un mito giovanile come l'Erasmus nel grande tema Europa. Questo può apparire un “vezzo” rispetto ai grandi temi della ri-costruzione dell'Europa ma appare invece un elemento centrale nell'approccio di Renzi, laddove fa appello alla cultura e alla voglia di agire delle nuove generazioni anche per affrontare i temi di grande respiro. Cioè, sembra dire, che anche un tema come il riassetto dell'Europa non può essere tutto nelle mani dei grandi burocrati e dei grandi politici ma deve fondarsi sullo spirito di aggregazione culturale dei cittadini europei ed in particolare dei tanti giovani che si scambiano idee e sensibilità nelle esperienze Erasmus.

Anche la democrazia è un tema fondamentale per la sinistra italiana. Ed anche qui scorre nei due documenti una comune e condivisa ansia di rimettere in piedi il paese dal punto di vista della rottura dei rapporti fra cittadini, istituzioni e politica. Ma nella bozza si apprezza molto di più la percezione della crisi. E quindi le proposte appaiono più drastiche. Si cita meno la deriva populistica del paese (che nella carta è quasi una “litania”), ma poi si va dritti verso una serie di riforme che possono dare, se realizzate in maniera decisa e tempestiva, una risposta seria alla deriva populista. E quindi una semplificazione del sistema istituzionale, togliendo doppioni (senato e camera con la stessa funzione!) e ridondanze e dando un maggior potere ai cittadini nelle scelta dei governi e dei parlamentari e un maggior controllo verso la politica e le istituzioni. E' su questo punto che forse si sente la maggiore spinta innovatrice del “rottamatore” e si percepisce la maggiore sintonia di Renzi con alcune sensibilità, alcune anche al limite del populismo, di gran parte della popolazione italiana.

Sul lavoro e il welfare le posizioni appaiono abbastanza diversificate. Non tanto laddove si difendono i principi quali la dignità del lavoro e i diritti delle persone e neppure laddove si ricorda il dramma della disoccupazione, della bassa occupazione femminile  e del difficile inserimento dei giovani. Ma piuttosto quando si parla di strumenti di intervento per la tutela dei lavoratori e quando si parla delle linee del nuovo welfare. Mentre nella carta si riaffermano, pur se dentro un quadro innovativo, i tradizionali capisaldi della sinistra italiana (la carta sembra predisposta culturalmente per accogliere il tema del ripristino dell'art.18 che sarà sicuramente posto dall'alleato naturale SEL ed anche per riallacciare con la cultura “statalista” dei beni comuni), nella bozza non c'è spazio per questi “recuperi”. La flexsecurity da una parte, con l'evidente influenza di Pietro Ichino, e la visione di un sistema di servizi pubblici dove il pubblico, il privato e il comunitario si intersecano in un disegno unitario, senza subalternità e senza confini preordinati, seguendo il principio della sussidiarietà verticale e orizzontale, difficilmente si sposano con le visioni operaiste e stataliste della sinistra storica. Ed è forse su questi punti in particolare che si sente, nella bozza, un'aria fresca e innovativa su temi che da tempo tengono bloccato il sistema italiano in preda a letture ideologiche e, alla fine perdenti, laddove l'obiettivo è la vera e universale difesa dei lavoratori e il rilancio in chiave moderna e partecipata del welfare.

Altri punti possono essere rinvenuti nei due documenti che rendono ragione della diversità di approccio dei due contendenti ai problemi di fondo del paese. A differenza di quanto da alcuni temuto la bozza non sottovaluta nè disconosce alcuni dei problemi sollevati tipicamente dalla cultura  di sinistra. Anzi, anche in tema di diritti civili, il cattolico Renzi sembra per alcuni versi più spregiudicato del laico Bersani (civil partnership, convivenze, fecondazione assistita, divorzio veloce). E' questo un punto di partenza importante: dentro il PD non c'è contrasto nella lettura dei problemi. E nella selezione delle priorità. Ma al massimo c'è una discordanza sulle soluzioni da adottare per risolverli. Penso che una discussione ampia e documentata (anche attraverso le mille e mille esperienze messe in atto nelle tante realtà territoriali del paese e nelle altre realtà europee) e una continua sperimentazione delle soluzioni (che deve andare avanti anche in caso di guida del Governo del paese) possano essere  strumenti più efficaci, più che della battaglia ideologica, per avvicinare le posizioni e per dare al paese una guida sicura, unitaria e forte. Chiunque sia il vincitore delle primarie.

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