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Renzi contestato alla manifestazione romana del Pd in piazza San Giovanni Politica

«Possiamo avere idee diverse, ma io non ti inviterò mai ad andartene dal Pd. Il Pd è casa mia come casa tua», ha risposto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ad una donna che lo contestava mentre giungeva a Roma, in piazza San Giovanni. «Vai via, vai a lavorare. Smetti di aggredire la segreteria», ha gridato qualcuno. «Vai ad Arcore», ha detto sarcastico qualcun altro. «Dì qualcosa di sinistra», «Sei un comunista di destra», hanno urlato altri. Renzi, per nulla intimorito dalla contestazione, si è soffermato per diversi minuti a parlare con la gente che si era radunata nella piazza romana sotto il vessillo tricolore del Partito Democratico. L’accoglienza, non c’è che dire, non è stata delle migliori per il “rottamatore”. Eppure il primo cittadino di Firenze ha ribattuto con prontezza: «Mi dispiace che qualcuno abbia detto vattene via dal Pd, vuol dire non capire che per vincere ci vogliono voti nuovi. Io ritengo che il Pd sia casa mia. Questo è il luogo naturale dove vengo oggi. Il tema del Pd che si apre è la vera sfida per vincere le elezioni». Qualcuno lo ha accusato di berlusconismo, ma Renzi, in questo caso, ha rimandato al mittente le contestazioni: «È imbarazzante. Significa non avere argomenti. Io non parlo mai male di Berlusconi come elemento costituivo della mia politica perché Berlusconi appartiene al passato». Per Renzi «chi continua a vivere di antiberlusconismo deve rendersi conto che nelle prossime ore Berlusconi andrà in pensione e con lui gli anti-Berlusconi». Poi il sindaco di Firenze arriva dietro al palco ed incontra l’ex segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, che si dice esterrefatto delle contestazioni da poco subite da Renzi, quindi abbraccia il “rottamatore” e lo accompagna sul palco ad incontrare Bersani. La presenza di Renzi a Roma, però, dura poco. Poco come annunciato, ricorda il sindaco di Firenze, per la commemorazione fiorentina di Giorgio La Pira, che il primo cittadino non può assolutamente disertare. Renzi abbandona il palco proprio prima che inizi a parlare Bersani ed il segretario nazionale del Pd, a chi gli chiede cosa ne pensi dei fischi a Renzi, risponde: «È stata una piazza meravigliosa, pacifica. Mi godo questa giornata meravigliosa, questa forza enorme che abbiamo». «Se ci chiamiamo Partito Democratico, vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo – incalza Bersani – ma che facciamo l’inverso del berlusconismo. È perché pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili, ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito». In difesa di Renzi si è schierato, invece, l’ex compagno di rottamazione, Filippo Civati: «Non è giusto fischiare Renzi. Se succede vuol dire che qualcosa non funziona nel nostro dibattito interno». Duro con il sindaco di Firenze, invece, Massimo D’Alema. «Renzi è un fenomeno mediatico costruito dalla stampa», ha dichiarato. «Non ho mai polemizzato con Renzi e non intendo farlo ora. – ha concluso D’Alema – Non mi pare questo il grandissimo problema. Renzi è un contributo, è sindaco di Firenze, e come tale va valutato».

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