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Renzi e il Referendum: festa della democrazia, ora elezioni Opinion leader

Pistoia – «Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: viene il mattino, e poi anche la notte» (Isaia, 21, 11). Mi piace iniziare così questa riflessione che riguarda la giornata di Domenica scorsa. Un grande giorno per la Democrazia. Nonostante tutto. Perché aver riportato la gente a votare, ad esprimere le proprie idee, è già questo, di per sé, un grande risultato.

Quasi il 70 %, da anni non si vedeva così tanta gente in fila per votare, anche se pochi sono stati i giovani elettori, ancora distanti dalle scelte politiche. Certo, il grande appuntamento che il paese attendeva non ha raggiunto il risultato sperato dal presidente Renzi e la sua squadra, lo abbiamo visto. Un squadra ben nutrita, la sua, tra parlamentari di riferimento e militanti iscritti al Pd e non solo, che da mesi corrono su e giù per l’Italia al fine di portare chiarimenti ed incontrare le persone, che ieri sera hanno davvero sofferto e qualcuno ha pianto, di vero dolore.

Sì, hanno pianto, perché così accade a chi davvero sente come propri gli ideali per cui vale la pena di lottare, di sacrificare tempo e sottrarlo ai propri cari. L’Italia, o per lo meno la maggior parte, non ha capito l’importanza di questa riforma ed il referendum, o forse non è stato capace il Premier di spiegare al meglio. E’ stato visto come un’arma contro Renzi, quella preziosa occasione per “poterlo destabilizzare e mandare a casa”. Questo si ascoltava spesso tra la gente, non discussioni nel merito del tema, ma solo ed unicamente quell’obbiettivo.

L’italia è un Paese bellissimo, ha bisogno di maggiore fiducia e speranza. Quella non deve mai mancare, specie oggi, giornata in cui si trova a dover affrontare una ennesima crisi di Governo che non aveva proprio necessità di attraversare. In un momento così delicato in cui temi come immigrazione, terremoto, legge su bilancio, rinnovi contrattuali e numerose leggi ferme da mesi in Senato dettano l’Agenda, tutto serviva fuorché le dimissioni del Premier e del Governo. Ma così è. Perché quando si fallisce nell’intento per il quale siamo stati designati, si deve prenderne atto. E lui l’ha fatto, con dignità e rispetto del risultato.

 “Ci abbiamo provato e non ce l’abbiamo fatta – ha detto ieri notte commosso, alla presenza della moglie Agnese che lo ha accompagnato alla conferenza stampa – mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta. Volevo levare le poltrone inutili ed ora libero la mia“. Oggi,  sul suo profilo Facebook, ha pubblicato il video sui mille giorni del suo governo, come gesto affettuoso con i suoi sostenitori che non gli hanno mai fatto mancare affetto e solidarietà.

Non è ancora tempo per le analisi, saranno fatte accuratamente e con il  tempo riusciremo a comprendere l’accaduto. Adesso quello che davvero è urgente è una legge elettorale diversa dall’Italicum, forse è migliore un proporzionale con piccoli collegi, e con premio alla coalizione, ma per farla occorre tempo. Nel contempo il PD dovrà pensare al suo congresso con progetto e programma, per la ripartenza.

E’ ben chiaro che le divisioni create hanno avuto un peso ben preciso, contro la riforma non c’era solo l’opposizione politica ma anche una parte storica del partito che ha addirittura aperto Comitati del No. Da qui occorre partire, e capire se esistono i margini di ricucita. Ora quello che necessita è il superare le divisioni della campagna elettorale e cercare di elaborare un’analisi del voto seria, attenta e puntuale.

Chiedo così a Caterina Bini, parlamentare Pd, che ha partecipato in prima linea alla campagna referendaria, un suo pensiero a caldo: ” Il primo dato che salta allocchio” è la straordinaria affluenza, segno che la nostra democrazia e viva, ma sintomo anche di un voto che è stato indubbiamente anche politico. Il SI al referendum, Renzi, il PD e lattuale maggioranza di governo hanno perso.

Il Presidente del Consiglio, fin da subito e a viso aperto ha riconosciuto la sconfitta e ne ha tratto le inevitabili conseguenze. Non dimentichiamo che questo governo è nato per fare le riforme, per cui se la riforma principale quella della Costituzione e della riorganizzazione dello Stato – è stata bocciata, anche il governo è stato in qualche modo bocciato.

Renzi, come aveva peraltro annunciato, non ha fatto altro che prendere atto che il Paese ha detto NO alla riforma più importante che in questi  1000 giorni il governo aveva portato avanti. Come ho detto ieri sera a caldo, adesso tocca a chi ha vinto, fare le proprie proposte. Non è mancanza di responsabilità da parte sua e nostra, semplicemente democrazia cedere il passo ha chi ha avuto il sostegno dei cittadini col voto di ieri. Per il resto, la nostra Costituzione ed il nostro ordinamento prevedono che sia il Presidente della Repubblica a fare le consultazioni fra i vari partiti e gruppi parlamentari, per capire quale o quali possano essere gli scenari possibili.

Da parte mia sarebbe giusto, prima possibile, andare al voto, per dare allItalia un governo politico che possa assumersi la responsabilità delle scelte future per lItalia. Sergio Mattarella è uomo di Stato, saggio ed equilibrato, e saprà individuare insieme a tutti i soggetti politici la strada migliore per lItalia da percorrere.” E c’è qualche militante che non demorde, e scrive sui social che  ” Quando si affronta una sfida importante sia in politica sia nella vita sai fin dall’ inizio che puoi perdere, puoi barcollare, puoi cadere, ma se sei certo che i tuoi valori e i tuoi principi son quelli giusti ti rialzi sempre e non molli mai.”

 

 

 

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