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Renzi: “La candidatura di Prodi non c’è più” Politica

"La candidatura di Romano Prodi non c'è più", aveva detto ieri  il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, commentando l'esito della quarta votazione, uscendo da Palazzo Vecchio. A dire il vero, forse un po' il sindaco di Firenze se l'aspettava, dopo il coro di commenti indispettiti che gli erano piombati addosso dalla rete accusandolo di volere rottamare a parole ma non nei fatti, dal momento che aveva accettato la candidatura di Prodi. 

Ma su un punto Renzi non ci sta: non ci sta ad essere annoverato, lui e i suoi in quei "traditori" chiamati in causa dallo stesso Bersani. ''Per tutto il giorno sono stato accusato su Facebook di sostenere una candidatura, quella di Romano Prodi – ricorda il sindaco fiorentino –  ora l'accusa è opposta: aver complottato contro la candidatura Prodi. Se non ci fosse di mezzo l'Italia sarebbe da ridere''. Il post del sindaco è chiaro: ''Io le cose le dico in faccia, sempre. I doppiogiochisti non mi piacciono''.

 ''Se dico che sosteniamo Prodi, lo facciamo. Se andiamo contro Marini lo… diciamo a viso aperto'', dice Renzi. ''Secondo punto: il Quirinale – spiega Renzi – richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato 'nuovo'. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato: Prodi sarebbe stato un ottimo presidente. Ma lo hanno fatto fuori alcuni parlamentari Pd che al mattino avevano applaudito la sua designazione a scena aperta. Occorre dire a questi rappresentanti del popolo che non si fa così: si deve avere il coraggio delle proprie azioni''.

''Io non sono un grande elettore – aggiunge Renzi – e non ho mai espresso un candidato. Ho sempre detto che ce ne sono molti, donne e uomini. Chi ha la responsabilità di guidare il partito adesso abbia la lucidità di indicare una soluzione autorevole, per l'Italia. Chi sta in Parlamento sappia che sta scherzando con il bene piu' prezioso, la dignità della politica…".


Mentre il Professore si trovava stritolato nella tenaglia dei "dissidenti", 51 voti in più di quanti previsti giungevano all'altro professore in gioco, Stefano Rodotà. "Franchi tiratori a sinistra"  titolava Repubblica, e in effetti pare davvero che nel centrosinistra la nostalgia per Rodotà non venga meno, anzi, cresca di votazione in votazione. Ne fa fede l'applauso scattato in Aula dopo la "conta" della centoquarantanovesima scheda a favore dell'insigne giurista, quando ormai era chiaro che i voti in più rappresentavano voti non provenienti dai 5Stelle.

E per quanto riguarda il pensiero della sinistra a sinistra del Pd, il pronunciamento di Sel per Rodotà non sorprende, dal momento che è proprio l'ombra del professore a continuare a riflettersi nelle menti e nei cuori di molti anche all'interno del Pd: basti ricordare le dichiarazioni "a caldo" di Pippo Civati, e le sue considerazioni circa il fatto che la base chiami forte nel senso del costituzionalista. 

E ora? Ora il Pdl, che con una  mossa assolutamente nuova per gli anni repubblicani si era ritirato dal voto, gongola e ci prova. "Spetta a noi dare il prossimo nome
"

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