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Renzi, la “semplice” rivoluzioncina Politica

Una delle caratteristiche che rimarranno nella memoria della tre giorni fiorentina della convention alla Leopolda sono le frasi. Frasi scritte ovunque in vari colori, citazioni che vanno da Proust a Neruda a Gandhi senza soluzione di continuità, frammiste agli slogan e alle definizioni più o meno ficcanti create sul palco e riprese e lanciate dai media.

Una pletora di richiami e citazioni che rischia persino di offuscare il significato politico del travolgente successo della kermesse che si è chiusa oggi alla Leopolda. Un significato politico che è tutto nelle facce di chi c'era, degli ex-bersaniani che salutano e sorridono, nell'assicurazione del sindaco che commenta “C'è una discussione surreale tra renziani della prima ora, della seconda e dell'ultimo minuto, che è roba da ricovero. Vogliamo fare una cosa nuova e vogliamo mettere steccati fra di noi, siamo matti?'', mettendo di buon umore anche quelli che sulla carrozza hanno messo il piede proprio or ora.  Fa un po' sorridere, sebbene dal suo punto di vista abbia tutte le ragioni, la frase del segretario del Pd Epifani anche lui alla convention sul palco,  “Abbiamo anche altre risorse”. Ma la folla che è convenuta a Firenze per Renzi è quella dei grandi numeri: 16mila accrediti in tre giorni, otre a 450 solo per i giornalisti. Motore organizzativo ufficiale della kermesse, Maria Elena Boschi, in giacca fucsia e tacchi alti di scarpe maculate (qualche pensierino al “guaguaro”?) che snocciola i numeri e i successi della festa.

In sintesi, qual'è il messaggio che Renzi invia per fare la sua “rivoluzioncina”? Intanto, una promessa: nessun attacco a questo governo, ma poi “basta alle larghe intese”.  "Mai più larghe intese ribadisce – noi crediamo nell'alternanza e nel bipolarismo".
E perciò, ecco l'affondo sulla legge elettorale: la legge che funziona è “quella dei sindaci”, ovviamente integrata con misure opportune per essere applicata sul piano nazionale, soprattuto perché "alla fine si deve sapere chi ha vinto, e chi ha vinto deve avere i numeri in Parlamento per poter governare e, infine, chi governa è per cinque anni responsabile". Insomma, il vero pensiero bipolarista in purezza. Altro che proporzionale come qualcuno aveva cercato di far filtrare in questi giorni.

Insomma, se vince le primarie del Pd, Renzi promette ai suoi elettori che la rivoluzioncina ci sarà e sarà “semplice”. Quattro punti fondamentali più verifica finale: "Italia, Europa, lavoro ed educazione: faremo iniziative su ognuno di questi impegni e alla prossima Leopolda si farà la verifica". Le correnti? Rottamate, in primis quella dei renziani. Perché  “siamo per le correnti delle idee, non dei cognomi”. Sulla leadership: sbaglia chi pensa che a sistemare le cose basti uno solo, ma “non bisogna aver paura della parola leadership. Lo dico a tanti nel Pd: leadership non è una parolaccia”. Lavoro? . "Essere di sinistra non e' parlare di lavoro ma è creare un posto dilavoro in più. Credo che sia qualcosa di sinistra se c'e' un posto di lavoro in più e non uno in meno". E perciò "chi fa l'imprenditore fa l'eroe perchè crea posti di lavoro". Stoccate a un certo tipo di sinistra: “La sinistra che non cambia diventa destra”. Avanti con la riforma della giustizia, non per Berlusconi, ma perché serve al Paese. Ed ecco tutte le riforme:  quella del bicameralismo, quella della giustizia, quella del Titolo V e quella del sistema di voto. Tempo: 12 mesi. Poi tutti di nuovo alla Leopolda a controllare.

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