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Renzi lancia Italia Viva: lealtà al governo, elezioni nel 2023, apertura ai moderati Politica

Firenze – Dall’incubatore della Leopolda è uscito il neonato partito liberale, democratico e riformista di Matteo Renzi. Un clima d’entusiasmo ha celebrato l’evento: il nuovo movimento, che si farà partito con migliaia di consiglieri comunali e regionali, punta a occupare il centro moderato che guarda a sinistra dello schieramento politico.

Nel discorso conclusivo il leader non ha tradito le aspettative delle migliaia di persone che per tre giorni hanno affollato la vecchia stazione del Granduca Leopoldo. Confermando il suo indubbio talento di oratore in circa 50 minuti di intervento, Renzi ha messo in fila tutti i capitoli della carta fondativa di Italia Viva (attenzione: il logo – ha spiegato – non è un gabbiano “che porta male”, ma un’ala o anche il segno grafico dello spuntare la lista delle cose fatte).

I suoi interlocutori diretti sono stati un avversario naturale, Matteo Salvini (“il problema è e sarà sempre di più Salvini…un don Abbondio piuttosto che un don Rodrigo”); un alleato “non strutturale”, il Movimento 5 Stelle, e “due amici” Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, con i quali dirsi in faccia convinzioni e proposte e anche “rilanciare il progetto del centro di cultura europea” da realizzarsi a Ventotene, già finanziato con 80 milioni al tempo del suo governo.

Per sgombrare il campo a polemiche e speculazioni degli ultimi giorni, il primo messaggio è stato però per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Siamo qui per proporre idee non per lanciare ultimatum. Per riconoscere il primato della politica, non per vivere di spot”. Quota 100 è uno spot perché si mettono 30 miliardi in tre anni che riguardano 100mila persone. Come sono spot tasse e balzelli decisi anche in nome della sostenibilità: “Se vuoi combattere l’evasione fiscale il problema da risolvere sono le detrazioni fiscali non il contante”, ha detto il leader ricordando i provvedimenti del suo governo, la fattura elettronica e lo scontrino digitale che hanno permesso il recupero di 15  miliardi di evasione.

Lui propone piuttosto di creare una sorta di patente fiscale a punti con la quale il rapporto tra contribuente e fisco diventa meno conflittuale. Così come mette a disposizione gratuitamente cinque professionisti per studiare tagli alle spese intermedie dei ministeri che hanno raggiunto la cifra record di 150 miliardi. “Ci sono due miliardi di euro da tagliare: bisogna migliorare i servizi non aumentare la pressione fiscale”.

Il secondo messaggio è stato diretto a tutti quelli che dicono e scrivono che staccherà presto la spina al governo. Italia Viva sosterrà il governo fino al 2023 non solo per impedire, come ha fatto in agosto, che si andasse a elezioni alle condizioni del leader della Lega (“L’ho fatto per salvare l’Italia da Salvini e dal salvinismo” che si allea con Casa Pound, ma soprattutto perché nel 2022 si voterà per il Presidente della Repubblica e c’è il rischio che questa fondamentale figura delle Costituzione venga scelta dalla destra sovranista. “Non è nella disponibilità di nessuno mettere in discussione che questa legislatura dovesse garantire una maggioranza anti sovranista alla elezione del prossimo presidente”.

La nuova forza politica non strizzerà l’occhio ai giustizialisti, ma sarà garantista. Il suo riferimento saranno l’associazionismo e il terzo settore. Renzi vorrebbe realizzare ciò che ha fatto Macron e se ora viene accreditato solo del 4/5% dei consensi non si preoccupa “siamo esperti di maratona” e i numeri (10mila iscritti attesi alla fine del mese) sembrano dargli ragione: “La doppia cifra è il minimo sindacale”.

Infine si pone come polo d’attrazione per tutti quelli che, come Mara Carfagna, non si ritrovano in un centro destra che ha cambiato pelle: “In piazza San Giovanni a Roma è finito il modello culturale liberal-democratico del centrodestra – ha detto – perché Berlusconi ha rappresentato in Italia il modello del centrodestra europeo. A coloro che credono che ci sia spazio per una politica riformista moderata dico venite a darci una mano”.

Matteo Renzi ha concluso il suo discorso con una citazione di Aldo Moro, il leader della Democrazia Cristiana assassinato dalle Brigate Rosse: “Se vogliamo essere presenti dobbiamo essere per le cose che nascono anche se hanno contorni incerti, e non per le cose che muoiono, anche se vistose e in apparenza utilissime”. Bagno di folla finale.

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