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Renzi per ora lascia, ma può contare sul sostegno del 40% di italiani Opinion leader

Firenze – L’Italia ha votato no in modo deciso ed inequivocabile. Festeggiano i partiti dell’opposizione, i leghisti, i grillini, i berlusconiani, insieme ai tanti comitati di giuristi democratici, associazioni partigiane, sindacalisti inflessibili, democratici dissidenti. Una festa che nella mente degli elettori che ne hanno seguito le parole d’ordine assomiglia al piacere che si prova ad aver salvato abitudini rassicuranti. Come uno “struscio” di paese dove si controlla ansiosamente che tutto sia come prima, che nulla cambi.

Il problema sta proprio qui. Tutto resta come prima, con la differenza che tornano in campo l’incertezza e l’instabilità. Vedremo come reagiranno i mercati nei prossimi giorni. Intanto Grillo, Salvini e Berlusconi ritornano in gioco per un altro giro di giostra. La palla, è stata la prima cosa che ha detto Matteo Renzi nell’annunciare le sue dimissioni, ora è nel loro campo: dovranno proporre i cambiamenti alla legge elettorale, e dare una risposta agli elettori del no su ciò che vorranno fare d’ora in poi per questo paese. Non bastano parole d’ordine contro il governo né spettacoli e animazioni di virtù politica e parlamentare.

Lo scenario ormai inevitabile è quello delle elezioni anticipate, dopo aver approvato ciò che resta della legge di stabilità 2017 e la legge elettorale nuova che sostituisca l’Italicum e si possa estendere anche al Senato. Il trio dei vincitori però dovrà vedersela con il problema che senza il Pd di Renzi che oggi rappresenta veramente, considerata l’alta percentuale di votanti, più del 40% degli italiani, non potrà andare lontano.

Berlusconi con ben altra credibilità può annunciare di essere tornato a fare l’ago della bilancia. Grillo si trova di fronte al fatto nuovo e inquietante di dover fare delle proposte concrete e cercare dei compromessi, cioé fare politica. Salvini farà le prove lepeniste della destra anti Europa, ma ha bisogno di entrare in campagna elettorale prima possibile e ha parecchi concorrenti nel  gioco di chi le spara più grosse contro Bruxelles.

Gli italiani lo vogliono: allora via, si riparte alla carica, ha detto Renzi il boy scout. Certo non si illudeva che le cose fossero semplici quando si deve mettere mano a riforme che tutti dicevano di volere, ma che nessuno mai ha tentato di portare in fondo. Ora lo aspetta il compito di riunire il partito e guidarlo verso le elezioni: in attesa del momento “in cui torneremo a festeggiare la vittoria”, ha detto a coloro che lo hanno sostenuto  e non solo ai militanti dem. La famigerata “personalizzazione” del referemdum gli ha comunque lasciato in regalo il dato di fatto che quei voti per il Sì sono tutti suoi. Stanotte è nato un nuovo movimento politico, consistente e motivato, di riformisti democratici su cui può contare nei passaggi cruciali dei prossimi mesi.

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