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Renzi, regole decisive, ma continua il fuoco incrociato Politica

Il vero punto lo ha messo il sindaco di Firenze, ieri, almeno per quanto riguarda il Pd e il suo Congresso.  E dunque, seppure indirettamente, per quanto riguarda il governo. Infatti Renzi è stato molto chiaro: “Prima le regole, poi decido se partecipare”. In soldoni, ciò che sintetizza il sindaco di Firenze nella sua “dichiarazione” pubblica a Firenze, nel corso del finale della grande kermesse mediatica ruotante attorno al gruppo De Benedetti della Repubblica delle Idee, è il meccanismo seguente: “Epifani fissi la data” (del Congresso) e staremo a vedere le regole. Poi, decideremo se partecipare”. Riferimento nemmeno troppo implicito alla volta scorsa, alla sua “sfida” con Bersani, all'insuccesso dovuto, e su questo Renzi mai lo tacque, in buona parte alle regole “cambiate in corsa”. Dunque, per sciogliere il nodo se il sindaco di Firenze correrà al ruolo di segretario di partito, bisognerà attendere. Cosa? Le regole, diamine. 

Ma si comincia male, o almeno è questa l'impressione, almeno dal punto di vista del sindaco. Intanto, alla notizia che forse a stabilire le benedette regole sarà Nico Stumpo, quello dell'altra volta, per intendersi, Renzi ironizza: ''Spero sia una battuta, altrimenti è come proporre Dracula alla guida dell'Avis''.
''Non mi sento Dracula e non ho mai lavorato nel tentativo di togliere qualcosa a qualcuno'', risponde a stretto giro sui giornali Nico Stumpo, deputato Pd, bersaniano. E aggiunge: ''E' la stessa battuta che fece Silvio Berlusconi contro Visco ministro delle Finanze. Diciamo che Berlusconi che parla di tasse e Renzi che parla di regole non sono i migliori binomi oggi presenti nella politica italiana''.
Non è esattamente un clima sereno insomma quello che si prepara per il Congresso del più grande partito della sinistra italiana.  Tanto più che sulle regole permane una questione che Stumpo giudica dirimente: vale a dire , se si parla di primarie ristrette agli iscritti  esiste ''una relazione bi-univoca tra due questioni: se si distingue la premiership dalla leadership del partito, allora va cambiata anche la base elettorale. Se invece si pensa a primarie aperte, le cose restano così come sono: il segretario del Pd è automaticamente il candidato premier''. E aggiunge anche che Epifani ha proposto 4 modifiche su cui lavorerà una commissione e che saranno approvate dall'assemblea nazionale del partito.

Ma insomma, cosa succederà da qui al Congresso del Pd? Il meccanismo che dovrà essere messo in atto lo spiega Renzi: “Il 7 novembre 2013 dobbiamo avere la data di un nuovo congresso. Epifani può decidere se fare primarie aperte il 27 ottobre o il 3 novembre. Poi noi decideremo se ci saremo. Questa volta non mi faccio fregare: prima si facciano le regole e poi decideremo se partecipare''. Ecco il nodo. Ma intanto, tanto per guadagnare tempo, Renzi mette in piazza una lista di cose che vanno e cose che no, nel Pd e nel governo: esclude di voler cambiare il nome al Pd , sottolinea l'elemento della speranza, cita i Kennedy, continua nella mano tesa ai delusi del centrodestra, mette insieme (in modo molto “delavalliano”) competitività-solidarietà. Non vuole lacciuoli di tipo ideologico, se va a pranzo con Briatore o se partecipa ad “Amici” non vuole essere giudicato “non di sinistra”. Per quanto rgiuarda il governo, dopo il mediatico “cinque” dice:  ''Se Letta cambia l'Italia io sto con lui''.

Tutto a posto, allora? Forse: sta di fatto che quel “se” potrebbe diventare insostenibilmente pesante. Ed è proprio su questo che s'incrociano fuoco amico e nemico, per quanto riguarda il sindaco fiorentino. Intanto, da Zoggia, deputato venezioano del Pd, braccio destro di Epifani, arriva una piccola reprimenda: “''Letta si sta mostrando un presidente del Consiglio molto tenace e con le idee chiare. Questo continuo punzecchiare di Renzi non fa bene in un momento così. In questa situazione politica non c'è nessun superman''. Spirito troppo critico, quello di Renzi? Oppure troppo incalzante sulla questione regole e Congresso? ''Non sono ancora convinto che Renzi si candiderà alla segreteria del partito, valuterà lui. Questa polemica sulle regole mi sembra capziosa: ricordo a tutti che l'ultima volta abbiamo modificato lo statuto per consentirgli di candidarsi alle primarie''. È l'affondo del deputato veneziano, nel numero dei 15 big della segreteria del partito, che continua: ''Le regole le stabiliremo insieme, trovo stucchevole dire ogni giorno che bisogna fissare la data del Congresso perchè Epifani ha già detto che si farà entro l'anno. Queste punture di spillo quotidiane non sono utili al Pd”.Ancora, diritto al cuore della questione primarie-partecipazioneiscritti- non iscritti: “Il punto fondamentale sarà discutere se dividere la figura del candidato segretario e quella del candidato premier – dice – mentre penso sia giusto che per il candidato premier votino tutti, per il segretario chi vuole votare deve quanto meno aderire all'impostazione attraverso un albo''.

Infine, uno sguardo al futuro che potrebbe apparire come un larvato e garbato mettere “le mani avanti” nei confronti di Renzi: “'Rispetto alla questione dei nuovi partiti, non condivido la visione dell'uomo solo al comando, non fa parte della nostra storia. Lo vogliamo per quanto riguarda la premiership. Il segretario dovrà avere carisma, ma i militanti e gli iscritti dovranno avere una funzione. Il nostro partito è diverso dal Pdl, e non solo per Berlusconi, ma anche per le modalità”.

E se questi son gli “amici” (o compagni, si sarebbe detto una volta) ecco il fuoco “nemico”: ''Un gioco delle parti fra Letta e Renzi, se mai ci fosse questo accordo, con Renzi alla guida del Pd e Letta premier, sarebbe impossibile perchè condurrebbe solo alla paralisi del governo e al moltiplicarsi dei conflitti politici''. Questo è il giudizio tranchant di Sandro Bondi, coordinatore del Pdl. E chi disturba l'Enrico presidente, secondo Bondi, forse la componente Pidiellina? Macchè. ''Ormai è evidente (Enrico Letta ne deve essere consapevole) che questo governo non avrà vita tranquilla soprattutto perché Renzi ha deciso di terremotarlo continuamente in vista del Congresso e anche dopo – dice il coordinatore Pdl –  Renzi ha deciso di tenere in continua fibrillazione la vita del governo e della politica italiana finchè non avrà coronato il suo sogno di essere l'ennesimo sfidante del Presidente Silvio Berlusconi''. Insomma, secondo Bondi, è proprio questo il sogno  del Matteo Renzi “da grande”. E per ottenere il “traguardo”, potrebbe fare a pezzi anche l'amico Letta. Con buona pace di Kennedy, della speranza, del cambiamento (che una volta si chiamava “rottamazione”) del Pd e del Paese.

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