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Renzi suona la carica dei “Mille” e scuote il Pd Politica

''Senza fare nomi caro D'Alema, Veltroni, Rosy, Franco Marini, in questi anni avete fatto molto per il paese, per l'Italia, ma adesso anche basta”. Non è ancora una candidatura ufficiale ma ormai poco ci manca. Il rottamatore Matteo Renzi lancia la sfida ai vertici del Pd e da Firenze suona la carica dei “Mille”. Tanti sono gli amministratori locali convocati oggi al Palazzo dei Congressi a sostegno della sua battaglia di “rinnovamento”. Una quarantina di minuti di intervento, nella cornice di un vero e proprio show multimediale. Uno spezzone del classico disneyano Mary Poppino, per dire che non basta schioccare le dita per risolvere i problemi dell’Italia. E poi la musica con “L’estate sta finendo” dei Righeira per dire  a qualcuno che il tempo stringe. E infine una polaroid, la mitica macchina fotografica degli anni ’70 capace di scattare istantanee. Un pezzo da museo, appunto, per sottolineare come invece sia il tempo di strumenti nuovi per fotografare la realtà. E per Matteo il rottamatore la realtà sono questa platea di “amministratori-tecnici” capaci di diventare maggioranza nel Pd.

Anzi, il sindaco fiorentino ne è praticamente certo: "Io credo che noi siamo maggioranza nel Pd, se non lo saremo  ne prenderemo atto". Non io, Matteo, ma noi amministratori. Nel mondo del militante del centrosinistra la nostra scommessa è essere maggioranza". Maggioranza con quale candidato? Renzi continua a non dirlo ma è ormai evidente a tutti chi sarà il condottiero. Del resto, l’iniziativa fiorentina “Big Bang Italia obiettivo comune”, voleva essere proprio questo. Una conta e un messaggio a Roma. E questo proprio mentre a Roma, in contemporanea, si svolgeva l’assemblea nazionale dei presidenti dei circoli del Pd convocata dal leader Bersani. Una concomitanza su cui Renzi ha ironizzato: “Mi dispiace che tutte le volte che facciamo qualcosa, le agende si complicano. Dobbiamo prendere un impegno con il nostro partito. L'adesione al principio di lealtà e a quello di realtà. Lo dico a Pierluigi Bersani, a cui va un saluto affettuoso da parte mia e spero da tutti noi”.
Ma da Roma Bersani non risponde e non cita mai Renzi, sottolineando come, altro che primarie, “ora è il momento di pensare all’Italia”.

“Il Partito democratico è uno. E' quello di Roma e quello di Firenze” dice l’europarlamentare Debora Serracchiani che fa la spola fra la capitale e il capoluogo toscano. “Cerco di fare l’ufficiale di collegamento” prova a sdrammatizzare. “Ho apprezzato il passaggio dell'intervento di Renzi che ha confermato di volere rimanere nel Pd. Sono a favore di primarie aperte, per avvicinare la gente alla politica bisogna rendere semplice la partecipazione”.

In giornata anche il presidente della Regione Enrico Rossi si fa sentire affidando a Facebook il suo commento lapidario: “Renzi dichiara di sentirsi maggioranza nel Pd. Ha un solo modo per passare dai desideri ai fatti: si misuri sulla base di un programma, come ha già fatto Bersani, in primarie interne al partito a cui partecipano gli iscritti. Non e' un delitto, come dice Renzi, piacere agli elettori del centrodestra e, aggiungo io, 'piacere abbastanza' al loro leader Silvio Berlusconi. Ma sarebbe un delitto pensare di conquistare la direzione del Pd con agli elettori del centrodestra”.

Ma Matteo il rottamatore tira dritto e con i suoi “Mille” la sfida l’ha già lanciata. Da oggi la marcia verso le primarie è cominciata.

 

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