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Renzo Cassigoli: la cultura al servizio del giornalismo Opinion leader

Ed era questo carattere che nonostante tutto mi piaceva, perché lo considero sintomo inequivocabile del giornalista di razza. Per quei pochi mesi  nei quali ho potuto lavorare con lui al Corriere di Firenze, il quotidiano oggi in gravi difficoltà, ma allora in grado di conquistare il suo posto nell’informazione fiorentina grazie ai tanti colleghi della redazione dell’Unità – Mattina, che vi trovarono una casa temporanea prima della riapertura dell’edizione regionale, ho potuto conoscere e apprezzare la sua capacità di cogliere il senso profondo della realtà e di raccontarla con semplicità e immediatezza. Del resto questo è stato uno dei meriti del giornalismo politico militante, cioè il saper rapportarsi ai lettori senza accondiscendenza o distacco, ma con la missione di capire e far capire i fatti per trasformarli in atti politici in grado di migliorare e far progredire la comunità alla quale si rivolge.
Renzo era uno che sapeva volare alto. In questo è stato uno degli eredi più importanti del giornalismo toscano colto e popolare a un tempo, che vede in Romano Bilenchi il suo capostipite. Bisogna possedere gli strumenti culturali per sapere analizzare criticamente gli eventi di tutti i giorni. Dopo la Liberazione i giornali fiorentini si caratterizzarono per un profondo legame con la cultura cittadina e per una presenza costante nel dibattito politico e culturale nazionale. Bilenchi teorizzava la coincidenza fra il piano culturale e il piano informativo: il vero cronista deve possedere un metodo di approccio culturale, perché solo questo lo può tutelare dalle furberie, dal provincialismo, dall’ottica parziale e faziosa.
Anche nell’opera di Renzo si può trovare la stessa lezione, quella di una generazione robusta di giornalisti che sono stati per decenni punti di riferimento e di dialogo di questo Paese. Ed è stato questo lavoro inesauribile, spesso ingrato, delle notti in redazione, delle notizie che non arrivano, dei pezzi da rifare, che mette Renzo fra i protagonisti di un cinquantennio. Del resto la sua produzione degli ultimi venti anni è legata ai personaggi che hanno avuto un ruolo di eccellenza per tutta la comunità nazionale: da Paolo Barile, Mario Luzi, Eugenio Garin, Giovanni Michelucci, a Giuliano Toraldo di Francia. Della nostra collaborazione mi resta in mente soprattutto la pagina che scrisse per il Corriere di Firenze su una lettera inedita di Davide Maria Turoldo che avevo trovato nei cassetti di famiglia. Una lettera colma di amarezza, ma anche di energia creativa e pronta alla battaglia contro le ipocrisie e le sottigliezze del potere. In quella lettera sicuramente Renzo aveva trovato qualcosa che gli somigliava.

Foto: L'Unità, Renzo Cassigoli con Renzo Piano


 

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