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Requisire per curare, FCA e SpC: “Dagli student hotel alle caserme” Breaking news, Cronaca

Firenze – La proposta è semplice:  procedere alla requisizione di pazi pubblici e privati per giungere ad almeno mille posti letto in più, con strutture da adibire a quarantene e a quanto necessario per traghettare i fiorentini fuori dalla seconda ondata pandemica. Requisizioni che, d’altro canto, sono “appoggiate”   da due ordinanze del presidente regionale Eugenio Giani, esatttamente la n. 104 (http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/Contenuto.xml?id=5270382&nomeFile=Ordinanza_del_Presidente_n.104_del_09-11-2020) e la n. 105 (http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/Contenuto.xml?id=5270408&nomeFile=Ordinanza_del_Presidente_n.105_del_09-11-2020). Due ordinanze che vanno nel senso di chiedere ai Comuni di “segnalare” alla Regione le strutture da poter utilizzare per la lotta contro la pandemia.

La proposta fu lanciata a marzo, nel corso della prima ondata e prima delle ordinanze regionali, dall’associazione politica Firenze Città Aperta, che ora, insieme al gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune che si è assunto il compito di specificarla e di portarla all’attenzione del consiglio comunale, la rilancia proprio tenendo conto delle due ordinanze regionali riportate. La questione è stata oggetto oggi di un incontro con la stampa, che ha posto l’accento anche sull’assoluta “indifferenza” con cui il question time in merito è stato accolto dal consiglio comunale di ieri, lunedì 23 novembre. A presentarla alla città Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), Daniela Chironi, Tommaso Grassi e Massimo Torelli (Firenze Città Aperta). 

“Ringraziamo Firenze Città Aperta per aver lanciato la campagna mesi fa. Ci mette oggi in condizioni di chiedere, puntualmente, perché non si sta prendendo in considerazione l’idea di utilizzare i cosiddetti student hotel, o perché non si sia provato a vedere se tra il patrimonio immobiliare del nostro territorio ci fossero spazi adeguati per rispondere alla richiesta della Regione Toscana, che il Comune ritiene non sia di sua competenza – dice Dmitrij Palagi, di Spc – confidiamo che il peggio sia alle nostre spalle ma la stessa Vicesindaca ha ammesso che la fase è cambiata. Non si prevede più la necessità di un campo container come quello di viale Guidoni, proprio per la possibilità aperta dalla Regione Toscana di insistere sullo strumento della requisizione, che già la Costituzione individua come possibile e che la storia di Firenze ha conosciuto bene, anche se in forme diverse e in relazione al bisogno abitativo. A questo punto, ricevuta la risposta, senza registrare una contrarietà al requisire, come se tutto l’onere fosse della sola Regione, proporremo al Consiglio comunale – aggiunge Palagi – alcune soluzioni, per prevenire l’emergenza, invece di subirla”.

Sulla ratio della proposta intervengono gli esponenti di Firenze Città Aperta Torelli, Chironi e Grassi, illustrandone i cardini, che sono quelli del recupero, fra  immobili pubblici e privati, “di almeno 1.000 posti letto in città per la gestione della quarantena e separare i nuclei familiari con contagiato (individuando, sul modello cinese, il nucleo familiare come spazio di contagio), recuperare ad utilizzo collettivo parte del patrimonio pubblico cittadino, per avere una città della cura, che sappia affrontare in modo permanente situazioni di crisi, rompere il tabù della prevalenza della proprietà privata a discapito del bene pubblico, come se un profitto servisse a qualcosa in una generale situazione di crisi ed emergenza. Quindi suggerivamo di ricorrere per interesse pubblico alla requisizione di strutture e strumentazioni sanitarie sia di immobili. Questo supportato dall’art. 6, comma 4 del Decreto Legge n. 18/2020 che il governo emanò in marzo.  E presentammo un piano complessivo, prevedendo che l’emergenza non finisse con l’estate. Né a Firenze né in Italia ci siamo preparati alla seconda ondata pandemica e quindi la riproponiamo, trovando un valido supporto in 2 ordinanze regionali di novembre”.

Sul merito, la requisizione potrebbe avvalersi  “degli studentati privati (cosiddetti student hotel) presenti sul territorio di Firenze e a oggi vuoti, al fine di creare nuovi posti letto per degenze ordinarie e della struttura di piazza Indipendenza dove aveva sede la clinica di Santa Chiara” per quanto rgiuarda i privati, mentre, sempre per le degenze ordinarie, le proposte “pubbliche” riguardrebbero “una o più palazzine dell’area interessata dall’ex-ospedale psichiatrico di San Salvi; almeno una delle ex caserme presenti sul territorio comunale e ancora non destinate ad altro uso”. Sugli student hotel, inoltre, giocherebbe a favore di una loro utilizzazione anche il fatto che, come psiega Torelli, “siano strutture già in un certo modo 2organizzate” per potere ospitare anche coloro che non possono stare a casa propria, pur essendo negativi, dal momento che lo spazio famigliare non consente loro la separazione dagli altri famigliari positivi”. In ogni caso, le quarantene degli asintomatici positivi potrebbero essere comodamente trasferite in queste strutture. In un modo o nell’altro, si tratterebbe già di immobili predisposti naturalmente alla bisogna.

Inoltre, la richiesta rivolta al Comune riguarda anche il supporto delle Aziende Sanitarie “nell’individuare strutture e strumentazioni sanitarie da requisire. Nel consiglio comunale di ieri, 24 novembre, il gruppo consiliare di Sinistra Progetto Comune ha interrogato su questo la Giunta (allegato question time), ma non si è voluto entrare neanche nel merito delle proposte, come se la pandemia fosse già passata e come se non fosse una priorità anche del Comune saper prevenire ogni possibile emergenza, che auspichiamo non arrivi ma che sarebbe sconsiderato pensare non possa verificarsi”.

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