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Responsabilità: la “obbedienza dei liberi” ci salva dalla pandemia Opinion leader

Firenze – Alla responsabilità richiama chi ci governa di fronte al rinvigorirsi dell’epidemia da coronavirus. Per ultimo il presidente Sergio Mattarella ha fatto appello al rispetto delle regole che tutelano la salute del singolo e della comunità nella quale vive e opera ogni giorno.

Dopo il lockdown primaverile nel quale gli italiani hanno mostrato, più di altri popoli, comportamenti virtuosi per difendersi dall’aggressione del virus, nei mesi estivi c’è stata una sorta di “liberi tutti”, quando molti, comprensibilmente soprattutto i giovani, hanno voluto esercitare una sorta di risarcimento per le lunghe settimane di vita reclusa in famiglia.

Siamo stati irresponsabili. Ma perché si può essere o non essere responsabili in così breve lasso di tempo e perché i piani della discussione etica e pratica sui comportamenti in tempi di pandemia si moltiplicano al punto di passare dal cieco negazionismo, all’affermazione perentoria dei diritti di libertà di movimento, fino al conflitto aperto fra chi interpreta rigidamente le regole e chi smaccatamente le viola?

Diventa importante riflettere su quella parola, responsabilità, perché sta proprio nella molteplicità dei suoi significati e dei campi diversi della sua applicazione l’origine del divaricarsi dei comportamenti. Ci ha pensato il gruppo delle studiose di “Per un nuovo mondo comune” avviando insieme con la Nottola di Minerva, un ciclo sulle “parole della pandemia”, seconda serie di incontri dopo quella sulle “parole della convivenza”.

Sul significato polivalente della parola responsabilità ha parlato giovedì 15 ottobre la filosofa e scrittrice Vittoria Franco in dialogo con Emilia D’Antuono, docente di Filosofia morale presso l’Università Federico II di Napoli, in un incontro che si è svolto presso il suggestivo “semiottagono” delle Murate.

Preso nell’accezione pratica del rispetto delle prescrizioni dettate dal governo, il termine si carica facilmente del suo contrario. Se io penso solo di obbedire a regole esterne, demando la mia responsabilità alle autorità che me le hanno imposte né mi chiedo più quale può essere il mio apporto all’obiettivo per il quale quelle regole sono state poste.

Alla fine è questa l’anticamera della “irresponsabilità” successiva allo scadere delle ordinanze e dei decreti, in quanto non ho costruito un’adesione soggettiva e consapevole ai valori etici e pratici da essi implicitamente promossi.

Si tratta di una situazione paradossale dalla quale si può uscire andando a discernere i diversi strati del concetto mediante altre parole che esplicitano la densità e dunque la portata etica della responsabilità. Per esempio, rispetto, solidarietà, civismo, fiducia: valori che concorrono a rendere gesti semplici, come indossare la mascherina o mantenere la distanza, atti fondamentali del vivere insieme, del salvaguardare la propria salute nel mentre si salvaguarda quella di chi mi circonda. Salute è un bene primario al di sopra anche delle conseguenze economiche che questo comporta.

Osservare le regole non è solo sottomettersi alla volontà di altri, ma “un segno di rispetto verso gli altri”, ha detto la relatrice. Del farsi carico, del prestare attenzione agli altri. Ne consegue che componente fondamentale della responsabilità è la reciprocità, l’interdipendenza. Il libero interagire dei responsabili, l’adesione personale e autonoma alle prescrizioni, crea l’efficace scudo protettivo contro il coronavirus: “Mi faccio carico individualmente delle conseguenze sugli altri del mio agire e in questo modo l’efficacia degli obblighi giuridici è affidata all’esercizio della responsabilità individuale”.

Esercito il mio diritto alla salute con il mio dovere del rispetto della salute degli altri, in modo che anch’essi possano godere di quel diritto. I limiti imposti alla propria diventano il momento in cui avviene il riconoscimento “della pari dignità degli altri”. Viene a prendere sostanza così una nuova etica pubblica dello stare insieme come si è felicemente verificato nei giorni del lockdown.

Responsabilità, infine, contiene in sé la fiducia nell’aderire in autonomia alle prescrizioni dello Stato decise per la salvaguardia del bene supremo della salute: “E’ questa l’obbedienza dei liberi, non quella dei sudditi”, ha concluso la studiosa.

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